Afterparty: conversazioni surreali, parte 2

maggio 7, 2015 da Cronotopo

Cosa pensare di quell’incontro? Chi era veramente quell’uomo?

Sabina rimase là, nel mezzo del cratere che aveva provocato con la sua sfera di forza, che ora aveva disattivato, incerta sul da farsi e con mille domande che le frullavano in testa.

Doveva aspettare il suo amico Giacomo? Doveva fuggire lontano finché ne aveva ancora la possibilità? Doveva accettare l’invito per un caffè del losco vestito da poliziotto?

Un caffè con l’illuminato. Poteva essere il titolo di un libro sui complotti. Con tutto quello che aveva visto finora poteva già scriverne uno.

Intanto decise di togliersi da lì. Avrebbe aspettato l’Australiano in un altro punto della strada. Nel mentre rifletteva sulla conversazione avuta con il misterioso uomo. Si girò fra le mani il biglietto da visita con l’indirizzo email.

Di certo non era un cultista, e neppure un satanista. Cercava informazioni, voleva sapere com’era andata. Apparteneva ad un’altra maledetta setta, che poteva essere questa famigerata inquisizione, oppure no, poteva essere di chissà quale gruppo segreto che cospirava alle spalle degli uomini. E l’aveva beccata, ma non aveva fatto nulla per fermarla o per catturarla.

Avevano avuto solo una normale conversazione, anche se in realtà lei aveva praticamente tentato di ucciderlo. E aveva mostrato di sapersi difendere. Anche lui aveva dei poteri, poteri soprannaturali. Era terribilmente tentata di accettare l’invito, ma non sarebbe stato pericoloso? Certo che lo era, tutta la sua vita era un continuo pericolo da quella maledetta festa.

Lentamente stava prendendo forma nella sua testa l’idea che non poteva farcela da sola, doveva solo scegliere fra farsi sopraffare dalle sette o affiliarsi ad una di esse. Alla fine i suoi incontri diretti con Loro, da quando aveva acquisito i poteri, non erano stati tentativi di cattura, ma di cooptazione. Lei era una risorsa, avrebbe fatto sicuramente più comodo come agente che come prigioniera o sotto terra.

Ma come fidarsi di uno qualsiasi di loro? Ripensò alle parole del satanista: non aveva altra scelta. E il falso poliziotto finora era quello che si era presentato meno minaccioso e folle. Qualunque fosse il culto a cui aderiva il dj della festa era in ogni caso qualcosa di orribile. Il satanista e i suoi fighetti le stavano sul cazzo a pelle. Tutti quei discorsi sullo sviluppare il proprio potenziale. Che idioti!

E Dio in tutto questo? Esisteva davvero? Se c’era l’inferno doveva esserci per forza anche il paradiso! Aveva pensato varie volte di provare a rivolgersi ad un pete per vedere cosa succedeva, ma poteva essere un passo falso: i due illuminati che si erano fronteggiati davanti allo studio degli Shottabass sembravano aver paura di un intervento dell’Inquisizione, quel dettaglio le si era stampato in testa. E, vista la situazione, non si sarebbe stupita di scoprire che in segreto portavano avanti i buoni vecchi metodi, torture, roghi e così via. Magari la bollavano come strega e la bruciavano viva.

Ormai era notte fonda, Giacomo non si vedeva, la ragazza stava per sparire da lì quando udì dei passi. Qualcuno si avvicinava. Una sagoma apparve lungo il marciapiede, si avvicinò alla porta, la luce di un lampione lo illuminò. Era proprio il suo amico!

Gli andò incontro. Lui si voltò e si trovarono faccia a faccia, a pochi metri di distanza.

Fu il ragazzo il primo a parlare: -Sabina? Sei proprio tu?- disse.

-Giacomo, io… si sono io, Sabina. Tu sei… sei vivo!-

-Anche tu!-

-Io sono volata via, ma tu eri stato catturato da quelli lì! Che ti hanno fatto?- l’emozione dell’incontro le aveva fatto scordare completamente il suo piano.

Fu Giacomo in qualche modo a ricordarglielo: -Non restiamo qui, sei ancora una ricercata. Andiamo da qualche parte più tranquilla, c’è un giardinetto qui dietro, ci mettiamo su una panchina.-

-Potremmo salire su un tetto!- disse lei -Posso portarti.-

-Figurati, lì si che attireremmo l’attenzione, non credi?-

Non aveva tutti i torti. Doveva imparare a prepararsi meglio i piani.

Si diressero in silenzio verso il giardino e si sedettero ad una panchina. Non c’era in giro anima viva.

-Allora, si può sapere che ti hanno fatto? Sei sicuro di stare bene?- chiese lei brusca non appena si sistemarono.

-Ciccia, guarda, non sono mai stato meglio in vita mia.- e fece il suo solito sorriso.

-Ma come hai fatto a scappare tu?-

-Perché pensi che sia scappato?- chiese il dj con un bagliore sinistro negli occhi.

Sabina si allontanò da lui quasi impercettibilmente. -Perché mi sembra che stai bene, che sei sempre il solito, perché…-

-Sabina, devi ascoltarmi, molto attentamente.-

-Dimmi.- la paura si stava di nuovo impadronendo di lei. Anche la voce del suo amico sembrava diversa, ora, in qualche modo più bassa e cavernosa.

-Quelle persone, quelli che hanno organizzato la festa dove per te è iniziato tutto, e che mi hanno preso, sono sciamani. Quello che hai visto tu è un druido, appartiene alla tradizione celtica. Sono i custodi di antichi saperi e proteggono la Terra…-

-Ma che stai dicendo, Giacomo? Non dirmi che ti hanno fatto il lavaggio del cervello! Quelli sono dei pazzi assassini! Non ti ricordi cosa ti ho raccontato della festa? I morti, i mostri!-

-Si, me lo ricordo. Anch’io ho visto i loro riti. È vero, mi hanno imprigionato, ma solo per poi aprirmi gli occhi. Loro stanno dalla parte giusta.-

-Ah davvero? E quale sarebbe?-

-Loro proteggono la natura, servono i suoi spiriti, i Grandi Antichi.-

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