Afterparty: conversazioni surreali, parte 3

maggio 7, 2015 da Cronotopo

-Sarebbe questo il culto?- Sabina era sempre più sbigottita. Non riusciva a credere che proprio l’Australiano le stesse dicendo quelle cose.

-Si.-

-E tu adesso sei uno di loro, non è vero?- nel momento che formulava la domanda, la ragazza temeva già la risposta, che puntualmente arrivò.

-Sono divetato un apprendista.-

-E hai partecipato a questo culto? Hai ucciso anche tu degli innocenti?-

-Ascoltami, Sabina. La morte non è un male. È solo un rito di passaggio. Le creature si reincarnano, diventano semplicemente un’altra forma di vita, magari in un altro mondo. E dispensarla è come fare un dono.-

-Ti rendi conto che stai giustificando l’omicidio?-

-Ma non capisci? C’è molto di più dietro a questo mondo, altre possibilità, altre dimensioni dell’esistenza. La morale comune non ha senso, è solo parte del velo che ci hanno messo davanti agli occhi. Chi conosce come stanno le cose deve ragionare in un altro modo.-

-E tu adesso lo sai come stanno le cose?-

-Lo sto scoprendo, ed è incredibile.-

-Come fai a sapere che è tutto vero, come puoi fidarti di ciò che ti raccontano quei pazzi?-

-Perché ho visto, e ho sentito la Musica degli Antichi.-

-La musica degli antichi? Che roba è?-

-È la musica che i grandi spiriti della natura suonano e al ritmo della quale danzano alla presenza del loro signore.-

-E chi è, Dio?-

-No, anzi. Dio è solo un demiurgo pazzo che vuole ucciderci tutti. Il signore degli antichi è il grande ventre del mondo, Azoth l’Iloarca…- disse anche qualcos’altro, ma Sabina non lo comprese.

Improvvisamente ebbe una visione: ricordò la misteriosa eclissi di Luna durante la festa, quando aveva alzato gli occhi al cielo. Le sembrò di rivivere quel momento, di osservare la gigantesca sfera oscura che agitava tentacoli in ogni direzione, si sentì sollevare verso l’alto e sfrecciare in volo verso di essa, e vide esseri innominabili dalle dimensioni inconcepibili in orbita attorno a quella specie di pianeta carnoso. Poi udì la musica, una specie di delirante traccia techno fatta di suoni striduli e bassi potentissimi…

Sabina si protese in avanti e vomitò l’anima. Era tornata sulla panchina.

-Cosa ne dici? Non è meraviglioso?- chiese eccitato Giacomo. Aveva un tono più stridulo del solito.

La ragazza si voltò lentamente per guardarlo, con ancora i conati: -Ma che stai dicendo? Non lo vedi che sto sgottando?-

-Lo so, ci vuole un po’ per abituarsi, la vita moderna ci ha reso ciechi davanti ai nostri benefattori.-

-Pensi che davvero potrei abituarmi? Pensi che verrò anch’io nel culto?-

-Non hai scelta, dal momento che sei venuta da me.-

-Che vuoi dire?-

-Ho l’ordine di portarti da loro, con le buone o con le cattive. Ma io non voglio farti del male, non voglio costringerti. Tu devi capire! Fidati di me…- era tornato alla sua voce normale, eppure quel che diceva era sempre più spaventoso. Era davvero convinto di quel che diceva!

Lo osservò in silenzio, si riprese un attimo, prese tempo. Cercò di riflettere, ma nulla di quello che le aveva detto aveva senso per lei. Il suo caro amico Giacomo si era schierato con i peggiori di tutti, gli unici che avrebbe sempre respinto a priori.

Ma prima che potesse fare qualsiasi cosa l’Australiano pronunciò alcune parole incomprensibili e fece un gesto: fu colta di sorpresa, sentì le sue membra paralizzarsi. Era bloccata!

-Ti porto con me.- disse il ragazzo.

-Provaci!- rispose stizzita; ed evocò Cora attorno a lei, distruggendo la panchina. Giacomo fu sbalzato indietro e gettato a terra, ma si rialzò subito. Fece un altro gesto con la mano, come se scacciasse una mosca, accompagnando il gesto con altre formule verbali.

Un’onda d’urto emanò dalla mano e impattò contro lo scudo di forza, che venne spinto contro un albero, il quale si spezzò nell’impatto. Sabina evocò anche Candy, ma non riusciva a controllarla bene: la sfera di fuoco sfrecciò ovunque appicciando in breve tempo un incendio.

L’Australiano stava facendo qualcos’altro, la fissava e salmodiava formule: quando incrociò il suo sguardo sentì la sua voce nella testa che sussurrava: -Dormi! Dormi!-

-No!- La ragazza, con il corpo ancora paralizzato, espanse al massimo la sua aura difensiva e schizzò trascinata al suo interno contro il suo ex amico, adesso suo nemico, tramortendolo. Era venuto davvero il momento di fuggire di lì.

Senza voltarsi indietro prese quota a velocità supersonica, rompendo il muro del suono con un boato che mandò in frantumi tutte le finestre del quartiere. I frammenti di vetro piovvero a terra mentre Sabina sfrecciava come un aereo nel cielo notturno, il più lontano possibile da Firenze.

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