Afterparty: il sesso degli angeli, parte 2

luglio 15, 2015 da Cronotopo

Ad aspettarla c’era un prete in abito talare, piuttosto giovane per essere un sacerdote, avrà avuto una trentacinquina di anni, un accenno di brizzolatura nei capelli neri accuratamente pettinati. Stava seduto al tavolo della dinette con davanti un portatile. Al suo fianco, in piedi, un uomo robusto con un elegante completo chiaro, di bell’aspetto anche se un po’ anonimo. Aveva capelli biondi e lunghi che ricadevano in onde sulle spalle.

Rimase impassibile mentre il prete sorrideva compiaciuto sotto i baffetti curati. -Ah, bene! Finalmente l’hai portata, pensavo non finiste più. Ben fatto, Uriel.- disse in spagnolo.

L’uomo che Sabina s’era appena scopato fece un inchino.

Una scarica di adrenalina fece sparire istantaneamente la sbronza e la voglia di scopare e di devastarsi ancora alla ragazza; stava per entrare in azione con le sue sfere: quello era un prete, forse un inquisitore, visto che era sulle sue tracce. Nemmeno per un istante pensò che fosse lì per caso. Quello era lì per lei.

L’uomo in abito talare premette un tasto del suo computer, e istantaneamente qualcosa pervase il suo corpo e la sua mente, impedendole non solo ogni movimento, ma anche ogni suo pensiero. Quella roba era simile a quello che aveva fatto l’Austaliano, ma molto più potente. Magia?

-Siediti, prego.- disse il prete. Lei obbedì.

-Adesso scopriremo perché sei così ricercata.- continuò -Dunque hai partecipato ad una festa dove le cose non sono andate come sempre, non è vero?-

-Si… io…- era in suo potere! La stava manipolando come un burattino. Raccontò contro la sua volontà tutta la sua storia, dalla festa alla fuga dall’ospedale, fino al primo ritorno a Firenze e all’incontro con gli incappucciati.

-E così dopo tutto non sei solo una falla della Copertura: hai anche sviluppato poteri metafisici.- non sembrava particolarmente colpito da quel fatto. -ecco perché gli altri la fanno tanto lunga con questa caccia all’assassina psicopatica. Ti vogliono con loro. Adesso raccontami cos’è successo in queste settimane.-

Con estrema riluttanza Sabina parlò dei suoi vagabondaggi in Europa e della sera precedente, l’incontro e lo scontro con il suo amico dj. Ma, stranamente, omise dal racconto l’incontro con il poliziotto losco.

-Questo è interessante. Malachiel, contatta immediatamente la sezione italiana e forniscigli i dati del ragazzo. Ci penseranno loro.- disse il prete rivolto all’uomo al suo fianco; questo per tutta risposta si portò una mano alla tempia.

-Qualcosa di particolare da riferire, Uriel?- stavolta la domanda del sacerdote era rivolta all’altro uomo, quello che aveva imbroccato la ragazza.

-L’umana aveva una microspia addosso, padre. L’ho disattivata poco dopo averla approcciata al locale.- rispose l’interpellato.

-Dannazione! Questo potrebbe aver messo qualcuno sulle nostre tracce. Mettiti ai comandi della barca e prendiamo il largo!-

-Sissignore.- e Uriel uscì dalla coperta senza degnare Sabina di uno sguardo. La ragazza notò che aveva qualcosa di diverso, come se i suoi lineamenti fossero stati più levigati, sembrava più giovane e più dritto di come se lo ricordava nel locale. Certo i suoi ricordi erano offuscati dall’alcol.

Chi era veramente costui? Pensò lei seguendolo con lo sguardo. O meglio, cos’era? L’aveva chiamata “umana”, come se lui non lo fosse. Beh, di certo era un maschio, ma di quale assurda razza? I pensieri volarono veloci dentro di lei: se quello era un prete, e quelli erano i suoi aiutanti, e se d’altra parte esistevano cose mostruose ed aliene come gli Antichi di cui gli aveva parlato l’Australiano, magari Uriel era… era davvero…

Il panfilo fu messo in moto, ed iniziò la manovra di uscita dal porto.

Dio è solo un demiurgo pazzo che ci vuole tutti morti, le aveva detto Giacomo. Valeva anche per i suoi messaggeri, valeva anche per gli angeli? La vera domanda era un’altra: poteva restare incinta di un angelo? E cosa avrebbe partorito? No, non voleva nemmeno pensarci. Sperò solo che si potesse sbarazzare dell’inconveniente anche se il padre non era umano.

Il prete dovette accorgersi delle sue elucubrazioni perché le chiese: -Che stai pensando, ragazzina?-

-Cosa volete farmi?- sbottò Sabina.

-Sei una metaumana priva di affiliazione che ha visto anche troppo. L’unica soluzione è quella di toglierti di mezzo, mi dispiace.- rispose senza la minima emozione il sacerdote.

La ragazza degludì: -E come la mettiamo se sono rimasta incinta? Non siete voi quelli che difendono i diritti del nascituro?-

-Che cosa hai detto?- il prete per la prima volta mostrava qualche emozione: stupore, forse paura, ed infine rabbia. -Uriel! Vieni subito qua!- sbraitò.

L’uomo apparve improvvisamente nella dinette, come se fosse sempre stato là. -Signore?- disse freddo.

-Hai avuto un rapporto completo con questa donna?-

-Io…- per un attimo la faccia di bronzo di Uriel fu attraversata da un lampo di nervosismo, una impercettibile contrazione dei muscoli facciali.

-Rispondi! Hai eiaculato nel ventre di questa sgualdrina?-

Tutto si svolse nell’arco di un secondo. Sabina si sentì improvvisamente libera dal sortilegio che la teneva agli ordini del prete, una voce nella sua testa le disse: -Combatti, se vuoi vivere!-, Uriel protese la mano verso il silenzioso terzo uomo, un lampo di luce proruppe dal palmo concretizzandosi in un raggio bianco che trafisse al cuore il bersaglio. Con l’altra mano estrasse dalla tasca una collana con un ciondolo lavorato in oro nel quale era incastonata una gemma.

La ragazza, nel momento in cui era stata liberata, aveva evocato Cora, espandendo il suo raggio per colpire il prete. Il computer andò in frantumi assieme al tavolo sul quale era appoggiato, il suo proprietario fu schiacciato contro il divano sul quale sedeva, spezzandosi la schiena e il collo.

Il terzo uomo si dissolse in una nube luminosa che sembrò venire risucchiata dal gioiello in mano ad Uriel. La schiena di quest’ultimo sembrò ingrossarsi fino ad esplodere: in una nube di piume bianche emersero due paia di candide ali piumate. Protese una mano verso il soffitto, che saltò in aria, rivelando il cielo stellato sopra di loro.

-Come ti senti?- chiese la creatura. Le aveva rivolto la domanda in un italiano perfettamente scandito.

-Bene, visto che stavo per essere messa a morte da un prete psicopatico.- rispose Sabina alzandosi faticosamente dal divano. Il calo di adrenalina salì portando a galla i postumi della sbronza. Solo la tensione nervosa la teneva in piedi.

-Dobbiamo andarcene da qua. Sei capace di volare, vero? Allora seguimi!- disse Uriel preparandosi a spiccare il volo.

-Ehi, aspetta un secondo! Cos’è tutto questo casino? Mi sembra di capire che ti sei appena rivoltato contro i tuoi superiori…-

-Per questo dobbiamo andarcene. Non abbiamo tempo, dobbiamo risolvere in fretta questa situazione.-

-Ma perché l’hai fatto? Non dirmi che vuoi che lo tenga!- disse la ragazza portandosi inconsciamente una mano al ventre.

-Loro lo avrebbero mandato insieme a te fra le braccia del Signore. Voglio che viva!-

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