Afterparty: il sesso degli angeli, parte 3

luglio 15, 2015 da Cronotopo

-Stai scherzando, spero. Vuoi dire che sono rimasta davvero incinta?- chiese Sabina all’angelo. Un angelo, si era scopata un angelo, e l’aveva pure ingravidata quel figlio di puttana. Ma gli angeli ce l’hanno una madre? Forse no…

-Si, il mio seme reagisce bene con l’essenza della carne mortale.-

-Fate sempre centro, eh?- disse la ragazza, ironica -Mi dispiace deluderti, paparino, ma hai fatto tutto questo casino per niente. Non che non te ne sia grata, ma io appena sbarco a terra la prima cosa che faccio è prendermi una pillola del giorno dopo.-

-Mi dispiace ma non puoi.-

-Perché tu me lo impedirai?-

-Non è questo. Non puoi liberarti del nascituro senza togliere la vita anche a te stessa. È l’unico modo per impedire la nascita.-

-Come mai?-

-Avrai capito che non sono umano, no?- disse l’angelo accennando con lo sguardo alle ali.

-Si, avevo capito, grazie.-

-Quando concepiamo una nuova vita assieme ad un mortale, parte della qualità della nostra essenza viene trasmessa al bambino. Il figlio che porti in grembo non è del tutto umano, sarà molto più potente. Non puoi sopprimerlo finché non avrà lasciato il tuo corpo, almeno che tu non ti uccida. E anche allora avresti il coraggio di fare una cosa del genere? Uccidere tuo figlio appena nato?-

-Così non posso gestirmi il corpo come voglio, adesso.-

-Vuoi morire?-

-No di certo.- Sabina si morse il labbro. Che situazione del cazzo, un altro incontro con i loschi ed ora aspettava un angelico pargoletto, nel senso letterale del termine. -Che intendi fare?-

-Io devo tornare agli ordini della Chiesa, per nascondere quello che è successo. Ma prima dobbiamo andare ad incontrare delle persone.-

-E chi sarebbero?-

-Gli unici che possono offrire protezione a nostro figlio, gli unici che sapranno accoglierlo quando sarà nato.-

-Vuoi darlo in adozione?-

-Non c’è altra scelta.-

-Perché?-

-Il Cielo… i miei fratelli… non accettano che noi angeli del Signore ci riproduciamo.-

Ecco, lo aveva detto, finalmente. Un angelo del Signore. Sabina attese ulteriori spiegazioni.

-Loro… daranno la caccia a me, a te, a nostro figlio, se scopriranno cosa è successo. Ci uccideranno. Dobbiamo nasconderlo, e c’è solo una possibilità…-

-Questi protettori, chi sono?-

-Ora non posso spiegarti tutto. Dobbiamo andare.-

-E dove?-

-Proveremo a Barcellona.-

-Provare?-

-Non so esattamente dove si trovino, ma ho qualche idea.-

-Se lo dici tu.- quell’angelo sembrava sincero. Sabina decise di fidarsi, in fondo stava tradendo la sua parte per salvarla, o quantomeno per salvare il bambino. Anzi, l’aveva liberata e le aveva permesso di uccidere quel prete di merda. Guardò il cadavere orribilmente deformato in una piega innaturale, il sangue schizzato ovunque, la faccia terrea e gli occhi di fuori. Era la prima volta che uccideva qualcuno, ma non si sentiva in colpa. Era stata una questione di vita o di morte.

Si, sentiva di potersi fidare dell’angelo.

Fidarsi di qualcuno era una bella sensazione. Non la provava più da quando gli illuminati erano venuti per lei allo studio degli Shottabass. Guardò quell’essere, quell’angelo, quel maschio da cui aspettava un figlio.

Adesso la sua natura sovrannaturale era ben evidente: il torso nudo era perfettamente scolpito come una statua greca, un bronzo di Riace, la pelle liscia, la testa circonfusa da un’aura di luce, le ali a riposo candide come la neve. Un angelo in carne ed ossa davanti a lei.

-Allora?- disse lui impaziente.

-E va bene, Uriel. Ti chiami Uriel, vero? Mi hai convinta. Andiamo da questi misteriosi benefattori. Sei capace di trovare Barcellona così al buio?-

-Certamente. Vedo perfettamente anche nell’oscurità. Seguimi.-

-Prego, fai strada.-

L’angelo spiegò le sue due paia di ali e spiccò il volo nel cielo notturno a velocità incredibile. Dopo un attimo di incertezza, Sabina attivò Cora e decollò facendo esplodere l’imbarcazione che si spezzò in due sotto la pressione della sfera di forza.

I due sfrecciarono a velocità supersonica sul mare alla volta di Barcellona.

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