Afterparty: il sesso degli angeli

luglio 15, 2015 da Cronotopo

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Pianeta Terra, anno 2018 d.C.
datazione basata sulla rivoluzione del pianeta attorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

Bozzetto Luglio

Sabina era distrutta. L’unico amico che in teoria gli era rimasto ora era uno schifoso cultista.

Certo lei l’aveva dato praticamente per morto, ma così forse era ancora peggio. Sapere che era vivo e che era diventato uno di loro. Uno di loro.

E lei? Che poteva fare adesso?

Si era rifugiata in Spagna, lungo la Costa del Sol, dove stava iniziando la stagione turistica. La cosa più semplice, fuggendo, era stata puntare dritta ad ovest, restando in sorvolo sul mare dove sentiva era più difficile da individuare. Aveva seguito la linea della costa, volando ad alta quota, finché non si era sentita al sicuro, dopo circa duemila chilometri coperti in un paio d’ore di volo.

A quel punto si era tuffata in mare coperta dalla sua sfera ed era riemersa presso una spiaggia deserta alle prime luci dell’alba, perfettamente asciutta. Aveva passato tutto il giorno a dormire nel primo albergo che aveva trovato (uno dei miliardi lì in zona), si era svegliata dopo le tre di pomeriggio, si era fatta una doccia ed era scesa in spiaggia.

Adesso si stava scolando un mojito in riva al mare, davanti ad un tramonto striato di scie chimiche; aveva mangiato qualcosa, ma più che mangiare aveva voglia di bere, di sbronzarsi fino all’incoscenza per dimenticare la sua situazione. Sola, e in fuga da tutto. Che situazione di merda.

Finito il drink scagliò il bicchiere a terra e si incamminò per la fiera del localino fighetto che occupava il lungomare. Intorno schiere di turisti di tutte le nazionalità si facevano i cazzi loro, beati della loro ignoranza. O forse no? C’era magari fra di loro qualche losco in vacanza con la famiglia o con l’amante.

Paranoia. L’unica cosa che sentiva di poter fare in quel momento era di continuare a bere. E così fece. Passò da un locale all’altro, sempre più barcollante. Ad un certo punto si trovò a parlare con un tipo, che le offrì una bevuta. Ci stava provando. Era un quarantenne spagnolo tutto rileccato e abbronzato, che portava la camicia bianca aperta ed una vistosa croce d’oro al collo; uno che solo un mese prima non avrebbe nemmeno guardato…

Invece, mentre quello era a metà di un discorso lei gli infilò la lingua in bocca senza tanti complimenti. Lui non si fece troppi problemi e la invitò sulla sua barca. Si avviarono per il lungomare fino al porto turistico, da lì imboccarono un pontile che li condusse fino ad un panfilo di modeste dimensioni.

Sabina ebbe qualche problema ad attraversare la traballante passerella che portava a bordo, ma lei e il suo nuovo amichetto la presero sul ridere. Si ritrovarono distesi sul soffice divano con il rivestimento in finta pelle bianca che correva lungo la poppa dell’imbarcazione.

La ragazza gli slacciò i pantaloni e li tirò giù insieme ai boxer, trovandosi a maneggiare un membro di dimensioni accettabili; lo lavorò un po’ con la bocca, poi, indiavolata, ci montò sopra mettendosi a cavalcioni del suo uomo. Spostò appena il tanga per farsi infilare e iniziò a cavalcarlo scatenata.

In pratica lo stavano facendo in pubblico, per fortuna non c’era gente in giro, era già tardi e quella era una zona riservata.

L’uomo raggiunse presto l’orgasmo, travolto dalla passione della sua conquista. Sabina era già venuta, ma continuò a spingere finché non raggiunse di nuovo il piacere. Non si preoccupò minimamente di aver fatto sesso senza precauzioni di sorta, non era certo la prima volta. Certo se restava incinta poteva essere un problema abortire, ma in fondo avrebbe trovato un modo, con i soldi o con i suoi poteri.

La disperazione in cui era piombata dopo l’incontro con l’Austaliano le aveva risvegliato la sua anima più selvaggia, quella che l’aveva condotta per quasi tutta l’adolescenza nelle serate più devastate, rave, discoteche, festini di ogni tipo, a spezzarsi di droghe sintetiche e a scoparsi il primo che capitava.

Si stravaccò sul divano ricomponendosi appena, mentre il tizio si riabbottonava cercando di darsi un contegno e gettando qualche sguardo in giro per vedere se qualcuno li aveva visti mentre si davano da fare.

-Ragazza, tu si che sei caliente!- sbuffò l’uomo. Chissà come si chiamava. Di certo gliel’aveva detto ma lei se n’era scordata subito. -Vuoi qualcosa da bere?-

-Si, certo. Cos’hai di forte?-

-Non so, ho della tequila, forse della vodka…-

-Vai con la tequila. Senti, ce l’hai tipo un po’ di coca?-

La fissò un attimo stupito, poi sorrise -Sei una ragazza che sa quello che vuole, vedo. Si, dovrei avere anche quella. Andiamo dentro?-

-Ma certo.-

L’uomo aprì la porta della coperta (Sabina era sicura che non si chiamasse porta, avrà avuto di sicuro un nome da barca) e lasciò entrare prima la ragazza.

Lei varcò la soglia, la stanza era buia, ma improvvisamente le luci si accesero.

Era nella dinette, lo spazio comune di una barca, dove di solito c’era la cucina e il “soggiorno”. Qualcuno attendeva nella stanza. Quando Sabina vide di chi si trattava, seppe di essere stata tradita. Stava con quell’uomo da un paio d’ore e già l’aveva fregata. Doveva essere un record.

<<Le guerriere del cultofr dx

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