Afterparty: la recluta, parte 3

marzo 22, 2015 da Cronotopo

Giacomo rimase in silenzio a fissare l’uomo che aveva davanti: indossava un mantello marrone di stoffa grezza, sotto al quale si intravedeva una tunica dello stesso colore e materiale. Il volto in ombra sembrava senza età. Poteva sembrare la caricatura di un monaco francescano. Invece era un losco, un iniziato, un illuminato.

Ma come fare a credere alle sue parole? Aveva immaginato milioni di volte di trovarsi in una situazione come quella, perfino che avrebbero cercato di reclutarlo, ma si sarebbe aspettato tutt’altri metodi: coercizione, tortura, ricatto, lavaggio del cervello. E invece…

-Quelli sono i metodi che usiamo con le nostre pedine, mio caro Giacomo.- disse l’uomo come se gli avesse letto nel pensiero.

-Si, posso leggere la tua mente senza sforzo, è una delle mie… abilità.-

Giacomo fu scosso da un brivido, come se si trovasse nudo al freddo: ed in un certo senso lo era, nudo, la sua mente era aperta al glaciale vento della coscienza del suo carceriere.

-Vuoi sapere perché ti parlo con questa schiettezza, perché sto cercando di portarti dalla mia parte con le buone?-

L’assenso di Giacomo fu un rapido cenno della testa, o forse solo la volontà di farlo. Chi poteva dirlo in quella situazione? Realtà e pensiero si mescolavano fra di loro.

-Non è difficile da capire- proseguì l’incappucciato -un vero iniziato dev’essere mosso da un proposito superiore. I membri di una setta devono essere profondamente convinti della giustezza dei loro fini, altrimenti sarebbero un pericolo per l’organizzazione. Non ci possiamo permettere il rischio di dare grandi poteri a qualcuno di cui non possiamo fidarci ciecamente e che possa agire in completa autonomia per i nostri scopi. Lo capisci?-

-E credete che io sia pronto ad accettare la vostra causa e a schierarmi con voi?-

-Proprio così. Non sei forse sempre stato attratto dalle tradizioni sciamaniche, dagli antichi riti e saperi? Non hai sempre provato una certa affinità con i suoni e le tradizioni che vengono dette primitive, specie quelle africane?-

Si, era tutto vero. Era proprio come diceva quell’uomo.

-E allora- proseguì quest’ultimo -adesso scoprirai da dove provengono. Se ti dimostrerai degno di questa profonda origine, sarai uno di noi.-

Uno di loro. Uno di loro.

-Altrimenti?-

-Altrimenti avvieremo uno dei protocolli standard per i testimoni scomodi, uno di quelli che temevi quando sei arrivato qui.-

-Non mi lasciate molta scelta.-

-Si, è più vero di quanto credi. Non hai alcuna scelta, devi solo metterti alla prova.-

Giacomo degludì. -Ora si che ci siamo davvero- pensò -è il momento della verità. Ma come posso sapere se mi stanno facendo il lavaggio del cervello inducendomi illusioni e suggestioni con l’uso dei loro poteri? Questo mi legge nella mente, anche in questo momento mi sta ascoltando…- decise di affidarsi a quella che riteneva la bussola migliore in ogni circostanza della vita, l’emotività. Curiosamente, sentiva che l’uomo era sincero. Quello che diceva aveva senso. Solo la vera convinzione poteva portare ad essere ammesso nei ranghi degli iniziati.

Cercò di calmarsi, di pensare ai ritmi tribali e ai bassi elettronici che si mescolavano alla perfezione nella musica che produceva e che spingeva nelle serate. La musica, come sempre, gli avrebbe indicato la strada.

Cercò di fissare il suo interlocutore negli occhi, nascosti dall’oscurità del cappuccio, e per la prima volta colse un bagliore, il riflesso della debole luce sulle cornee invisibili.

-Sono pronto.- disse ad alta voce.

-Lo so.- rispose l’iniziato. -Ti lascerò nelle mani di qualcuno che ti ispiri più fiducia di me. I miei riti sono lontani dal tuo orizzonte culturale, avrai bisogno di essere accompagnato in questa prova da un custode della tradizione africana.- e detto questo scomparve nel nulla, come se non fosse mai stato lì.

Il giovane si buttò a sedere sulla panca rocciosa, emettendo un lungo sibilo. Si sentiva tesco come non gli era mai successo in tutta la sua vita, eppure non era solo spaventato, era eccitato: e se fosse stato tutto vero? Se stesse davvero per entrare in una setta che seguiva le antiche tradizioni sciamaniche? Se stesse davvero per scoprire l’origine degli antichi riti e della musica tribale? Non sarebbe stata la cosa più bella del mondo?

Troppo bella per essere vera.

Si girò un altro spinello nell’attesa che lo venissero a prendere, ma era pronto ad una nuova apparizione in qualsiasi momento. Non dovette aspettare molto.

Un uomo apparve nella stanza, ma corrispondeva solo parzialmente all’idea di sciamano africano che Giacomo aveva in testa. Era un nero imponente con dei dreadlocks giganteschi tenuti legati sul capo da un aculeo. Ma era vestito alla occidentale, per quanto con stile da nigga. Indossava una camicia gialla, gilet e giacca di pelle a mezza coscia, pantaloni con la riga e scarpe lucide. Solo le innumerevoli collanine che pendevano al collo avevano un aspetto tribale.

Il volto dimostrava una certa età, anche se aveva un portamento giovanile; portava occhiali da sole dalla montatura sottile, ma l’intensità del suo sguardo era chiaramente percepibile anche senza che si vedessero gli occhi. In quel momento fissava Giacomo, che si sentì come inchiodato sul posto al cospetto di quell’uomo.

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