Afterparty: la sfera

dicembre 20, 2014 da Cronotopo

Tutto intorno sugli alberi gli uccelli cinguettavano furiosamente. Nuvole isolate attraversavano il cielo assumendo forme bizzarre. A tratti ricordavano a Sabina le creature che la notte prima erano emerse dai corpi straziati dei partyboys e girls, infondendole inquietudine più che serenità.

C’era poco da star tranquilli. La pace del luogo strideva con il subbuglio interiore che la attraversava come corrente elettrica. Ripercorse ancora una volta gli eventi che l’avevano portata su quell’isola: la festa, la strage, i mostri, l’ospedale, l’eurosbirro e la sua fuga… paranormale, sovrannaturale? Qual’era il termine giusto?

L’unica certezza era che aveva dei suerpoteri come nei fumetti. Ma c’era dell’altro: c’erano mostri, e probabilmente c’era un complotto. Calma, una cosa per volta.

Ancora distesa sul prato provò a staccarsi da terra con la pura forza del pensiero: iniziò a sollevarsi lentamente levitando a mezz’aria come distesa su un invisibile letto. Provò a ruotare intorno al proprio asse per mettersi in piedi, ma fu troppo brusca e atterrò barcollando. E va bene, sapeva volare. E allora? Certo, era utile per scappare, ma poi? Che avrebbe fatto?

Pensandoci bene, si rendeva conto che si, volare era figo e tutto, ma a cosa poteva servire veramente contro i mostri?

Forse aveva sviluppato qualche altro potere: pensò a Superman, che aveva anche una forza incredibile ed era invulnerabile. E poi sparava raggi dagli occhi.

Lasciando perdere i laser oculari, si avvicinò ad un albero. Provò a dargli un pugno, facendosi un male cane. -Vaffanculo!- disse stizzita al vegetale ignaro, ed improvvisamente la sensazione di trovarsi in una bolla le tornò su come la scimmia che aveva per tutte le droghe del mondo in quel momento.

L’albero davanti a lei esplose in una nube di schegge. Cos’era stato? Cercò di focalizzare la sensazione della bolla: ben presto capì di essere in grado di circondarsi di un… com’è che lo chiamavano? Ah, si, un “campo di forza”, o forse uno “scudo di energia”, di forma sferica che la circondava completamente.

Facendo una serie di prove stabilì che poteva espandere quel guscio invisibile con un raggio che stimò di circa due metri, e che poteva variarne la “resistenza”, l’impermeabilità. Poteva renderla quasi inconsistente, in modo che appena spostasse l’erba intorno, o del tutto impenetrabile, perfino all’aria (stava per soffocarsi nel tentativo di comprendere a pieno questo aspetto).

bozzetto-satrasia

Quando addensava la sfera poteva usarla per scopi offensivi, per colpire ciò che aveva intorno, espandendo rapidamente il raggio o andando incontro al bersaglio. Il primo metodo era più efficace perché sembrava basarsi sulla forza della sua mente e non su quella del corpo. Ma se decollava poteva scagliarsi a tutta velocità contro gli oggetti e frantumarli.

Provò prima con diversi alberi e infine con una sporgenza rocciosa che andò in frantumi proprio come il legno. Ok, aveva qualcosa non solo per difendersi ma anche per attaccare. Poteva combattere. E ora?

Doveva riprendere contatto con il mondo, ma temeva che non appena si fosse fatta viva sarebbero venuti a cercarla. Chi? Loro. Per la prima volta apprezzò il vero significato del complottismo. Esistevano davvero. Non poteva esserne certa, in fondo per quanto ne sapeva lei il poliziotto europeo poteva anche essere ignaro di tutto. Potevano semplicemente esistere i mostri e i superpoteri, senza bisogno che ci fossero cospirazioni segrete che manipolano gli uomini.

Eppure avvertiva quella sensazione, come se tornare in mezzo alla gente fosse pericoloso, come se dare sue notizie avrebbe fatto piombare su di lei gli sbirri. Di chi poteva fidarsi? Amici? Parenti? Chi non avrebbe del tutto sbroccato a vederla volare come un ufo?

Il pomeriggio sfumava in un glorioso tramonto, con il sole che si avvicinava sempre più all’acqua mandando riflessi infuocati di ogni colore, e Sabina si sentiva stanca morta dopo quelle ore di esercitazioni con i suoi nuovi poteri. Eppure aveva paura di mettersi a dormire. Inoltre era mezza nuda. Aveva bisogno di vestiti e di coperte per passare la notte.

Doveva fare un ultimo sforzo e cercare quello che le serviva. Si alzò in volo sopra l’isola, girando i versanti in cerca degli insediamenti dei custodi. Con il calar della sera poté individuare ciò che cercava grazie alle luci elettriche che brillavano sulla costa.

Mentre si avvicinava a velocità ridotta volando fra le cime degli alberi udì degli schiamazzi: era vagamente al corrente che sull’isola non avrebbe dovuto esserci nessuno eccetto un paio di custodi. E infatti quando arrivò al limitare della radura vide due uomini, visibilmente ubriachi, che urlavano i ritornelli di pezzi dance anni novanta mentre uno scadente stereo che per lei sarebbe potuto essere dell’anteguerra pompava come poteva l’implacabile cassa dritta così tipica di quegli anni.

Per un attimo pensò di essere tornata indietro nel tempo: ci mancava solo quello. Ormai tutto era possibile. Poi si disse di non dire cazzate, e di non saltare a conclusioni più assurde di quelle già raggiunte.

Osservò meglio la situazione: poco più avanti c’era un basso edificio, un avamposto, un rudere ammodernato, dove poteva esserci tutto quello che le serviva. Ma come fare con i due tizi? Poteva presentarsi e chiedere aiuto, ma se quelli avevano anche solo cliccato su un sito di informazione qualsiasi era sicura che avrebbero riconosciuto la sua faccia, prima o dopo.

Provare ad infiltrarsi silenziosamente nella casa, come una spia? Certo con la sua nuova sfera magica poteva muoversi perfettamente in silenzio, ma il suo scopo non era quello di sottrarre un prezioso documento e sgattaiolare via, ma di abbuffarsi e di prendersi vestiti e coperte, un’operazione decisamente troppo lunga.

No, pensò come se fosse un commando di qualche film d’azione del cazzo, doveva sbarazzarsi di quegli uomini. E doveva farlo usando i suoi nuovi, fantastici poteri. Ma come fare?

Atterrò lentamente e si mise a pensare: investirli con la sfera rischiava di ucciderli, e non voleva fare del male a quei due disgraziati. Li osservò: erano due uomini sulla quarantina, non le avevano fatto nulla di male, non poteva farli fuori solo perché si trovavano sulla sua strada.

D’altra parte se cercava di stordirli con un colpo rischiava al contrario di essere troppo “leggera” e di non riuscire a tramortirli al primo colpo, facendosi scoprire. Poteva cercare di togliere loro ossigeno fino a farli svenire, ma se stava anche lei dentro la sfera sarebbe svenuta a sua volta.

Si focalizzò sulla sfera. In quel momento comprese per la prima volta una cosa: quella bolla di energia era sempre presente, anche quando non si manifestava come scudo di forza. Si immaginò di muoverla, desiderando però di restare sul posto. Percepì la sua nuova amica che lentamente si spostava, mentre lei restava ferma.

Sentì che la attraversava fino ad essere ad un palmo dal suo corpo. Adesso che non era più circondata da quella corazza sovrannaturale si sentiva più nuda di quanto non fosse già. Improvvisamente provò un freddo cane, e capì che la sua sfera la teneva al riparo anche dalle temperature sgradite.

Comunque aveva risolto il problema: mosse la sfera fino ai due ubriachi, la espanse fino a circondarli entrambi e poi la sigillò, facendo attenzione affinché gli uomini non si accorgessero di nulla. Dopo una manciata di secondi pesanti come il calo di un acido finalmente i custodi crollarono a terra addormentandosi sul posto.

Sabina richiamò immediatamente la sua amica sfera; quando fu di nuovo circondata da quella presenza si sentì più al sicuro. -Sei la mia corazza!- disse a voce alta. Si stupì. Non aveva più aperto bocca da quando era stata interrogata dallo sbirro in ospedale.

Si incamminò verso la costruzione.

Al suo interno trovò per prima cosa la cucina. Si chiese se non era il caso di stare attenta a non lasciare tracce. Ma poi pensò che tutto avrebbero pensato i due guardiani dell’isola, tranne che una ricercata dalla polizia fosse arrivata a fare razzia della loro dispensa.

Comunque non era il caso di fermarsi a cucinare: iniziò a mangiare tutto quello che le capitava, a caso, latte e biscotti, affettati, frutta, formaggi, pane, marmellata. Quando si sentì piena fino a scoppiare, iniziò a guardarsi in giro, in cerca di cose che potevano esserle utili, tipo i vestiti. Vagando per la struttura si rese conto di trovarsi in una postazione militare, o meglio, del Corpo Forestale dello Stato.

Trovò un deposito di vestiti, armi e munizioni, lasciato aperto. Non dovevano temere i furti da quelle parti. Per prima cosa si trovò una maglietta pulita, con un’altra si fabbricò una specie di tanga artigianale strappando strisce di stoffa, un po’ scomodo, ma meglio di nulla…

Infine trovò una divisa più o meno della sua taglia, alla fine era una ragazzona, alta quasi un metro e settantacinque, per cui non ebbe grosse difficoltà a reperirne una. Con un paio di calzettoni verdi e un paio di anfibi era praticamente al completo. Si prese anche un berretto, per completare il travestimento. Se tornava alla civiltà poteva fare comodo girare con una divisa, avrebbe dato meno nell’occhio. Sperò che ci fossero anche donne nel Corpo Forestale dello Stato.

Raccolse anche uno zaino da escursione, ci infilò un po’ di ricambi, si guardò intorno in cerca di altre cose utili. Fissò per un attimo le pistole e i fucili, poi scartò l’idea. Non aveva la minima idea di come funzionavano quegli aggeggi, e poi adesso aveva la sua sfera che la proteggeva e che in caso di bisogno poteva anche colpire per lei, con la forza di una cannonata. Inoltre non si era mai visto un supereroe girare con delle vili armi da fuoco!

Prese una torcia, una scatola di fiammiferi e in quel momento ricollegò qualcosa che aveva visto con la coda dell’occhio in cucina ma che lì per lì non aveva registrato. C’era un pacchetto di sigarette sul tavolo! Cazzo! Tornò di corsa nell’altra stanza e afferrò al volo il tesoro, mettendoselo in tasca.

Girando per il posto aveva visto un computer acceso: si mise alla postazione, si accese una sigaretta e aprì una pagina di navigazione anonima con Firefox. Appena guardò il primo sito di informazione capì di trovarsi nella merda fino al collo: gli sbirri l’avevano accusata della strage alla festa. La cercavano in tutta la Toscana.

-Porca troia!- esclamò guardando la sua faccia presa dal suo profilo facebook campeggiare sotto la scritta: giovane tossicodipendente fa una strage. Ottimo. Per un attimo pensò di aprire la posta o facebook, poi si rese conto di quanto sarebbe stata stupida quella mossa: scommetteva che gli Illuminati le sarebbero stati addosso in men che non si dica.

No, l’unico modo che aveva di contattare qualcuno era tornare in città e parlare di persona con… chi? Realizzò di essere troppo stanca per pensarci: quella era stata la giornata più pesante della sua vita. Si rese conto che non erano ancora passate ventiquattro ore dalla strage.

Cercò un paio di coperte, trovò un baule pieno di grezzi teloni di stoffa. Dopo averne preso uno diede un ultimo sguardo in giro, prese una birra dal frigo, la infilò nel suo nuovo zaino e si diresse fuori. Guardò i due uomini addormentati sul prato antistante l’edificio, poi si concentrò e spiccò il volo nel cielo stellato in cerca di un posto dove passare la notte.

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