Afterparty: l’arrivo, parte 2

dicembre 20, 2014 da Cronotopo

La mattina dopo si svegliò un po’ più tranquilla. Il giorno prima era passato senza troppi incidenti, ed aveva preso familiarità con il suo potere. Aveva un buon presentimento per quella giornata. Avrebbe imparato presto a non fidarsi troppo delle sue sensazioni.

Decise di arrivare a Firenze in volo: conosceva abbastanza bene la sua città, avrebbe scelto un luogo isolato ma non troppo distante dalla civiltà per atterrare. Da lì avrebbe camminato e poi preso un autobus. Atterrò nelle colline a sud, sopra i piccoli comuni che circondavano il capoluogo.

Poco dopo era sui viali a bordo di un autobus in direzione dello studio degli Shottabass; ci era stata un paio di volte a farsi le canne e ascoltare i suoi amici che producevano gli ultimi pezzi. Scioccamente si chiese se avrebbe trovato da fumare là.

Sapeva che l’Australiano passava la maggior parte dei pomeriggi in studio a produrre, facendosi una canna dietro l’altra; sperò che fosse solo.

Mentre la città scorreva lenta si guardò intorno, cercando di capire se qualcuno l’avesse riconosciuta. Si teneva la visiera del berretto calata sugli occhi, sperando proprio che nessuno le rivolgesse nemmeno uno sguardo.

Ovviamente qualcuno ogni tanto la guardava, ed ogni volta un oceano di paranoie si agitava nella sua testa; sperò che i suoi occhi non la tradissero diventando trasparenti proprio in quei momenti. I minuti trascorsero più lenti dell’eternità prima di finire miracolosamente quando fu arrivata a destinazione.

Sabina scese dall’autobus e si incamminò cercando di non tradire la fretta. Ma in fondo che ci sarebbe stato di male? Una recluta della forestale poteva avere tutta la fretta che voleva, no? Decise di affrettare il passo, senza esagerare.

Perse la calma quando la vetrata del fondo che dava accesso allo studio fu in vista: accelerò ancora fino a mettersi a correre. Giunta davanti all’ingresso spalancò la porta fiondandosi dentro e chiudendosela alle spalle con un tonfo.

Davanti a lei c’era l’Australiano che stava per strozzarsi con un tiro di canna; tossiva e la guardava stralunato, come se avesse visto un fantasma. Beh, non c’era da stupirsi per quella reazione. Per fortuna era veramente solo nello studio.

Quando il dj riuscì a riprendersi, sussurò rauco: -Non sei stata tu, vero?-

Lei per tutta risposta gli si gettò al collo, scoppiando in lacrime. Il berretto militare le cadde dalla testa, liberando i lunghi capelli castani. -Si! Cioè no!- balbettò la ragazza -non sono stata io! Mi credi, vero?-

-Ma certo! Non crederai che mi beva le cazzate dei giornali, ora! Ti conosco, non faresti mai una cosa del genere…-

-No, infatti.- disse lei mollando Giacomo e facendo un passo indietro. Si asciugò le lacrime e si guardò intorno in cerca di un posto dove sedersi. Il lercio divano ingombro di roba sembrava incredibilmente comodo. Si fece posto e si accomodò sedendosi sul bordo, le mani congiunte sulle ginocchia.

-Vuoi fumare?- chiese il dj allungandole la canna di erba.

-Cazzo, si!- rispose lei quasi strappandogliela di mano. Fece un paio di tiri profondi, trattenuti per massimizzare la botta, poi risputò lentamente il fumo profumato. L’effetto fu istantaneo, il mondo fu invaso da una nuova lucentezza, e contemporaneamente si faceva più ovattato. Per la prima volta dalla festa Sabina si sentì per un attimo veramente rilassata, poteva quasi far finta che non fosse successo niente. Quasi.

Guardò l’amico, non sapendo come iniziare. -Ti devo raccontare tutto, Jack!-

Lui le fece il suo sorriso con cui conquistava tutte le ragazze, poi si fece serio: -Chiaro, ciccia! Ma che cazzo è successo, me lo dici? Sembra ci siano dietro…-

-Si Jack, sono loro. Controllano tutto, la polizia, i medici, i giornali, perfino le feste illegali…-

-Raccontami.-

Sabina trasse un profondo respiro e iniziò a raccontare; nel mentre Giacomo stava già girando un’altra canna.

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