Afterparty: proposte indecenti, parte 2

febbraio 5, 2015 da Cronotopo

-Arrenditi, Sabina!- disse l’uomo incappucciato; aveva una voce cavernosa ed inquietante. -Non intendiamo farti del male!-

-Ah, davvero? E chi sareste voi?- era terrorizzata: quell’uomo era il responsabile della morte di tutti quei ragazzi, e le bestie al suo fianco avevano proprio l’aspetto di qualcosa di abnorme e innaturale. Sembravano in parte lupi e in parte umani… lupi mannari? Perché no?

-Siamo gli umili servitori delle forze della natura.- fu la risposta dell’uomo -Vogliamo aiutarti.-

-E come? Facendomi divorare dai vermi giganti?-

-Tu ancora non capisci, ci sono forze in gioco…-

-Non me ne frega nulla! Siete solo degli assassini!-

-Ti prego, Sabina! Non c’è tempo ora per le spiegazioni, devi venire con noi, prima che arrivino quegli altri…-

-Altri? Quali altri?- il tono dell’uomo, benché fermo, sembrava sinceramente preoccupato. Quell’aspetto insinuò il dubbio nella mente di Sabina. E se davvero volevano aiutarla? Poi pensò: -Ma che cazzo dici? Questi sono dei pazzi assassini che controllano il mondo, come puoi fidarti di loro? E poi chi sarebbero questi altri?-

La risposta alle sue silenziose domande arrivò prima di quello che si sarebbe aspettata.

-Bene bene bene!- disse una voce alle sue spalle -Icché c’abbiamo qui nella mi’ città? La nota fuggitiva, a quanto vedo. E un po’ di feccia cultista.-

Sabina, che ancora fluttuava a mezz’aria protetta dalla sua sfera, ruotò lentamente in modo da poter vedere il nuovo arrivato senza perdere di vista l’incappucciato. Era spuntato un uomo coperto da una tunica nera riccamente decorata da misteriosi simboli dorati, che copriva un fisico corpulento e una pancia prominente; indossava un cappuccio che sembrava quello del ku kux klan, solo che era completamente nero. Al suo fianco altri due incappucciati vestiti di nero dall’aspetto rachitico brandivano con mani nodose dei lunghi bastoni con in cima quelli che sembravano dei lampadari antichi.

Alle spalle dei tre c’era una schiera di uomini e donne in abiti eleganti scuri che portavano tutti gli occhiali da sole neri. Sabina li trovò tutti bellissimi. Una sensazione inquietante, differente da quella che le suscitava il ricordo della festa e l’apparizione del misterioso dj incappucciato, si impadronì di lei. Come se i nuovi arrivati sapessero esattamente di cosa aveva bisogno in quel momento, e che sarebbe bastato chiedere per ottenere la risposta a tutte le sue domande.

Ma che cazzo stava succedendo?

-Questo è affar nostro.- rispose l’uomo dalla tunica marrone -Questa è un’azione di contenimento. Prendiamo la ragazza e togliamo subito il disturbo.-

-Chissà se ‘sta po’era ragazza intende venire con voi, ora che ha sviluppato poteri metafisici.- insinuò l’uomo con la tunica nera. Aveva un modo strano di parlare. A tratti sembrava uscito da Berlinguer ti voglio bene, o dal processo Pacciani, parlava come il tipico nonno contadino dei dintorni di Firenze; poi improvvisamente l’accento spariva per fare spazio ad un modo di parlare preciso e tagliente come una lama d’acciaio.

-Vuoi stare qui a discutere, per vedere se non arriva anche l’Inquisizione?-

-Non credo verranno. Interverranno solo se iniziamo a scannarci a vicenda.-

-Cosa vuoi esattamente, seguace delle tenebre?-

-Voglio dare alla ragazza la possibilità di scegliere, no?- e l’uomo in nero si rivolse a Sabina. -Intendi davvero seguire questi primitivi? Se vieni con noi potrai godere di infinite possibilità e di grandi margini di libertà…-

La ragazza faticava a stare dietro all’evoluzione degli eventi; chi diavolo erano i nuovi arrivati? Non c’era altro modo di saperlo che chiederlo, e così fece.

-Noi siamo quelli che vogliono il massimo sviluppo di ogni singola individualità di questo mondo.- rispose con semplicità l’uomo. -Con noi potrai sviluppare a pieno il tuo potenziale e raggiungere i tuoi obiettivi.- Sembrava la pubblicità di uno di quei corsi per diventare persone di successo. Sabina li aveva sempre trovati ridicoli.

-Sabina, questi sono satanisti!- intervenne il dj della festa. -Servono le forze infernali!-

Il panzone in nero scoppiò a ridere. -Perché non gli mostri chi servi tu, eh? O magari si è già fatta un’idea durante quella festicciola sulla riviera?-

La ragazza spostava lo sguardo da un gruppo all’altro come se seguisse una partita di tennis. Di chi fidarsi? Del dj assassino con due lupi mannari al seguito o dell’uomo in nero circondato da elegantoni, che a quanto pareva era un satanista? Ma perché avrebbe dovuto fidarsi di uno dei due?

L’unica cosa che capiva era che si trovava davanti due differenti fazioni, le cui differenze però le sfuggivano. E così c’era più di una setta che dominava il mondo? O erano semplicemente correnti della stessa setta? Dalle battute che si erano scambiati i capi dei due gruppi sembrava più plausibile la prima ipotesi.

Eppure, anche se appartenevano a fazioni diverse, su una cosa sembravano tutti d’accordo: che lei dovesse seguire uno di loro. Sembrava una campagna elettorale in miniatura, e lei aveva sempre detestato i politici.

Nel frattempo aveva notato che l’Australiano si era affacciato, cercando di tenersi nascosto fra le macerie dell’entrata dello studio, e seguiva rapito quella situazione surreale. Si sentì in colpa, lo aveva coinvolto in qualcosa di enorme e pericoloso dal quale poteva non uscirne vivo. Eppure più che spaventato sembrava eccitato.

Si rese conto anche che tutti gli sbirri giacevano in terra privi di coscienza. Il sole stava tramontando, tingendo di rosso il metallo delle camionette. Nella strada non c’era nessuno a parte lei, il suo amico e gli illuminati con i loro scagnozzi.

Come uscire da quella situazione? Certo, frose avrebbe potuto volare via, ma che ne sarebbe stato di Jack? Lo avrebbero ucciso sicuramente!

Come se le avesse letto nel pensiero, l’uomo dalla tunica marrone disse: -Intanto occupiamoci del contenimento. Ti dispiace se pensiamo noi al ragazzo?- e senza attendere risposta fece un cenno. Qualcosa dall’interno dello studio si mosse, come se il buio avesse preso vita un essere completamente nero dai contorni indefiniti avvolse l’Australiano senza che avesse neanche il tempo di urlare.

Un attimo dopo era scomparso assieme al suo misterioso assalitore, i raggi obliqui del sole illuminavano l’interno dello studio attraversando nubi di polvere vorticante.

-Bastardi, cosa gli avete fatto?- urlò Sabina sconvolta.

-Non preoccuparti per lui- rispose l’uomo dalla tunica marrone -è in buone mani.-

-L’avete ucciso!-

-Non proprio. Se vuoi scoprire cosa gli è accaduto devi venire con noi.-

-Che colpo basso!- esclamò il panzone vestito di nero -Davvero vuoi seguire questa gentaglia? Perché non segui noi, invece? Non vedi che siamo molto più educati?-

-Mi spiegate perché dovrei seguire uno qualsiasi di voi?- esclamò Sabina rabbiosa cercando di trattenere le lacrime.

-Bambina mia- disse l’uomo in nero -perché un c’hai altra scelta. Non l’hai ancora capito?-

Non poteva esserci risposta peggiore di quella. Il povero Jack era andato, ormai non poteva fare più nulla per lui. Doveva fuggire.

Senza pensarci un attimo di più si concentrò e decollò rapidissima sfrecciando nel cielo come un missile.

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