Afterparty: proposte indecenti, parte 3

febbraio 5, 2015 da Cronotopo

Sabina volava in alto, sempre più in alto e più lontano dal punto dove si trovavano gli illuminati, i satanisti, i lupi mannari e ogni altro orrore che aveva riempito la strada.

Ma qualcuno l’aveva seguita. Voltandosi di scatto vide una donna elegante, in tacchi e taieur scuro che si librava in aria stando al suo passo. I suoi capelli dorati erano scompigliati dal vento. Portava gli occhiali da sole di marca e sembrava guardarla incuriosita.

-Dove credi di andare, ragazzina?- urlò per farsi sentire nonostante il vento che fischiava fra di loro. Aveva una voce suadente, da mangiauomini.

-Non sono una ragazzina!-

-Anch’io lo pensavo quando avevo la tua età. Ma non intendevo offenderti. Era solo una domanda.-

-Chi sei? Cosa vuoi?-

-Mi chiamo Shade, voglio aiutarti.-

-Ah, davvero? E come?-

-Aiutandoti a scoprire le tue potenzialità. Dandoti un rifugio sicuro.-

Era la cosa che più desiderava Sabina, eppure non riusciva a credere alla donna. Sempre che fosse solo una donna.

-Cosa… chi…?- la ragazza cercò il modo giusto di formulare la domanda.

-Chi siamo, io e la mia gente? Il cultista non mentiva su di noi.-

Cultista. L’uomo con la tunica marrone era un cultista. Gli altri invece…

-Sei una satanista?-

La donna sorrise maliziosamente. Chissà quanti uomini erano morti ai suoi piedi per quel sorriso, si chiese Sabina. Era davvero bella. -Non esattamente.- fu la risposta.

Un pensiero terrificante si fece strada nella testa della ragazza: poteva essere una… una diavolessa, una succube o come diavolo si chiamavano?

-Cavoli…- balbettò.

-Sabina… ti chiami Sabina, giusto? Tutto quello che credi di sapere del mondo è solo una menzongna, tu ora hai la possibilità di scoprire la verità, grazie a noi. Che ne dici?-

-Scommetto che il… il cultista mi farebbe la stessa offerta se fosse qui.-

-Certo, ma… di chi ti fidi di più?- certo la donna, anche se volava, aveva un aspetto più rassicurante del cultista e delle creature che si portava dietro. Ma Sabina non era affatto persuasa. Anche lo sbirro dell’Eurogendfor sembrava amichevole all’inizio, niente era come appariva, tutto era menzogna…

-Togliti dalla mia strada, fighetta dei miei stivali!-

-Altrimenti?-

Non seppe esattamente come successe, ma all’improvviso qualcosa eruppe da Sabina, come una seconda sfera, che impattò con forza contro la sua amena inseguitrice, che prese fuoco istantaneamente. In quel momento la ragazza ebbe una serie di visioni, ricordi, immagini di una vita che non era la sua.

Vide la vita di una adolescente bruscamente troncata da eventi drammatici di cui non comprese la natura. Capì solo che era stata uccisa; e dopo… anni di atroci tormenti, poi il tuffo in un mare completamente nero che sembrava fatto di pece, e una nuova vita, palazzi in fiamme grandi come montagne, schiere di esseri cornuti…

-No!- chi aveva urlato? La donna o lei? Non avrebbe saputo dirlo, ma il corpo della creatura che la stava inseguendo, umana o no, esplose e iniziò a precipitare come uno sciame di meteoriti infuocati verso il suolo distante.

Sabina accelerò ancora, poi sentì un boato intorno a lei: il muro del suono! Stava viaggiando più veloce di un aereo, a velocità supersonica come un jet militare!

In pochi minuti si trovò circondata da una catena montuosa: era arrivata agli appennini.

Si arrestò bruscamente guardandosi intorno. Sembrava che nessuno l’avesse inseguita, grazie al cielo. Forse, visto che c’erano i satanisti, e per giunta anche i diavoli, era il momento di iniziare a pregare. Se c’era l’Inferno doveva esserci per forza anche il Paradiso, o no?

Sospirò e guardò gli aspri monti sotto di lei. Avrebbe passato un’altra notte imboscata, quello era poco ma sicuro.

Mentre scendeva lenta verso la foresta che si estendeva sul versante di una montagna il suo pensiero andò al povero Jack. Lui era stato così gentile, l’unico con cui sentiva di poter parlare, e a ragione. E ora era nelle mani del cultista, qualunque cosa significasse “cultista”. Ma temeva che non si trattasse di niente di buono.

A questo punto il suo amico doveva essere morto, o forse gli avevano fatto il lavaggio del cervello. In ogni caso era sicuro che non l’avrebbe visto mai più.

Purtroppo, però, si sbagliava.

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