Afterparty: proposte indecenti

febbraio 5, 2015 da Cronotopo

 

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Pianeta Terra, anno 2018 d.C.
datazione basata sulla rivoluzione del pianeta attorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

la festa, dettaglio dj cultistaGiacomo spense la canna nel posacenere. Ogni dettaglio del suo gesto, un gesto che aveva ripetuto milioni di volte nella vita, gli sembrò improvvisamente nuovo e inaspettato; quel momento sembrò durare un’eternità.

E così era tutto vero. Certo, lo sapeva da un pezzo, gli indizi che aveva raccolto fin dall’adolescenza erano più che abbondanti. Ma stavolta era diverso, ne era stato sicuro dal momento in cui Sabina era entrata nello studio con quell’espressione stralunata. Stavolta si trattava di una vera prova, completa, ricca e indubitabile.

Guardò in faccia la sua amica; la stima nei suoi confronti era salita vertiginosamente nell’ultimo quarto d’ora, nel quale gli aveva raccontato tutto quello che era successo: la festa, i mostri, il risveglio in ospedale, l’agente dell’eurogendfor, la fuga e i suoi nuovi… i suoi nuovi poteri. Sabina aveva appena finito di mitragliare parole, mentre lui era rimasto tutto il tempo in silenzio.

-No, vabbé!- disse passandosi una mano fra i capelli -è ancora più assurdo di quello che mi sarei immaginato.-

-Il che la dice lunga, non ti pare?- rispose con un mezzo sorriso la ragazza.

-Eh lo so, molta gente pensa che sia di fuori. Dovrebbe sentire il tuo racconto.-

-Già.- un attimo di silenzio. -Ma mi dici ora che cazzo faccio?- era vicina al punto di rottura, stava per scoppiare in lacrime. -Non so dove andare, non so che fare, anche con questi… con questo potere della sfera, non posso… non voglio continuare a scappare e a nascondermi!-

-Mi sa che è l’unica. Io… non saprei di chi fidarmi, se fossi nella tua situazione!-

-Di te mi fido.-

-E infatti fidati. Ma anche io non so che dirti… è che anche se qualcuno ti ospita, magari prima o poi viene fuori, sei una ricercata, la tua faccia è su tutti i siti, sui giornali… chiunque ti veda e ti riconosca…-

-Si lo so, te lo detto del tipo che mi ha dato uno strappo, spero stia bene…-

-Eh, infatti…-

Rimasero in silenzio. Le spirali di fumo stazionavano ancora nell’aria vorticando lentamente come i pensieri dei due.

Giacomo stava cercando di organizzare le idee, ma non ci riusciva. Progetti di ogni tipo si facevano e si disfacevano nella sua testa come particelle in un acceleratore; cos’era meglio per la sua amica? Nascondersi? Ma dove? Denunciare tutto? Ma a chi? Era come arrampicarsi sugli specchi, non c’erano punti d’appiglio da nessuna parte. E c’erano troppe nuove variabili in gioco: i mostri, i poteri, elementi che spalancavano abissi di possibilità tutt’altro che rassicuranti.

Sabina, intanto, dopo il sollievo provato per aver trovato qualcuno che la ascoltasse e credesse alla sua storia, sentiva che le stava risalendo la paranoia, come la nausea per aver bevuto troppo prima di tracimare nel vomito. Il cuore accelerò i battiti. Forse fumarsi a diritto le canne d’erba strapese dell’Australiano non era stata l’idea migliore.

La ragazza iniziò a sentirsi strana, la testa le girava, la nausea ora era diventata reale.
Giacomo vide il suo volto diventare verde. -Stai bene?- chiese goffamente.

-No, io… non credo di stare bene…-

-Vuoi andare in bagno a darti una rinfrescata? Ti accompagno…-

-Credo… credo di farcela da sola…- rispose Sabina alzandosi. Iniziò a barcollare verso il corridoio che si apriva dopo la prima stanza; proprio in quel momento la porta andò in pezzi mandando schegge di vetro in ogni direzione. Attraverso l’apertura spuntarono due agenti in divisa con le pistole spianate.

-Fermi tutti, polizia!- gridarono.

Sabina agì d’istinto, estendendo lo scudo di forza contro i due poliziotti che volarono via assieme all’intera parete a vetri che costituiva il lato affacciato sulla strada dello studio. Poi si voltò per assicurarsi di non aver schiacciato l’Australiano contro una parete. L’amico stava bene, ma era caduto in terra e guardava stralunato l’effetto dell’onda d’urto. No, in realtà stava guardando cosa c’era in strada.

Attraverso la breccia Sabina vide camionette, almeno un paio, e un numero imprecisato di sbirri vestiti in assetto quasi militare con armi automatiche spianate contro di lei. Stavano per fare fuoco. Terrorizzata dalla possibilità che il suo amico venisse coinvolto nello scontro, e magari restasse pure ucciso, si proiettò fuori scagliandosi contro gli agenti, investendoli con la sua sfera protettiva.

Mentre travolgeva gli sbirri e li faceva rotolare via come birilli del bowling, quelli rimasti in piedi fecero fuoco su di lei. I proiettili tuttavia rimbalzavano contro l’invisibile scudo e non riuscivano a raggiungerla. Sollevata in un volo rasoterra fece il giro e sbatté in terra tutti gli uomini armati, ribaltando pure le camionette nel tragitto.

-Ferma!- tuonò una voce. Fu come se qualcuno le avesse conficcato un pugnale nel cervello. Una fitta improvvisa la colpì alla testa provocandole un dolore micidiale che per poco non la fece svenire. Riuscì comunque a restare cosciente, guardandosi intorno.

E lo vide. Un uomo incappucciato che indossava una tunica marrone di tessuto grezzo, il volto in ombra, era spuntato chissà da dove e chissà come, e adesso la fronteggiava. Al suo fianco due enormi bestie dalle fattezze vagamente canine avvolte in una pallida aura argentea stavano acquattate, pronte a scattare come cani da guardia.

Sabina restò di sasso. Quell’uomo, ne fu sicura nello stesso momento in cui lo vide, era lo stesso che faceva il dj alla festa.

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