Afterparty: senza via di scampo? parte 2

aprile 22, 2015 da Cronotopo

Sabina si alzò dal tavolo e si congedò dai due ragazzi.

Fuori dal locale la mite estate di Berlino appena iniziata sembrava molto più l’inizio stentato della primavera alla sua pelle italiana. Camminando sul marciapiede dell’ampia strada continuò a guardarsi furtivamente attorno, per vedere se qualcuno la fissava. Ormai era diventato un riflesso condizionato.

Il vero problema era quello di essere ancora una ricercata dalla polizia: la storia della “strage” aveva fatto il giro del mondo ed ora tutti conoscevano la sua faccia, perciò aveva dovuto cambiare il più possibile il suo aspetto.

Aveva liberato la bocca, il naso, le orecchie e le sopracciglia dai piercing, e cercava di vestire in modo anonimo, un po’ da fighetta, ma niente di eccessivo che attirasse l’attenzione su di lei. Si era anche tinta i capelli, che dal castano naturale adesso erano passati ad uno strano color prugna che la infastidiva ogni volta che si guardava allo specchio.

Raggiunse il piccolo appartamento che aveva affittato in Friedrichshein, in uno di quei mostruosi palazzi frutto dell’epoca socialista: non era stato difficile trovarne uno, visto le sue ingenti nuove possibilità economiche.

Le bici sfrecciavano sulla pista ciclabile ed una variopinta folla di giovani e turisti affollava la via. Aprì il cancello che dava sul cortile interno, imboccò le scale e salì fino al suo piano. Inserì la chiave nella toppa e girò. Finalmente poteva rilassarsi, non prima però di aver dato un’occhiata in giro per capire se c’era stato qualcuno.

Sembrava tutto a posto.

Si buttò sul divano e si rollò una canna, poi prese il suo portatile, che aveva acquistato usato e “ripulito” da un tipo, uno che si dava le arie da hacker. Era un computer anonimo, con installato sopra Linux, in modo da non essere riconosciuto durante la navigazione.

Per fortuna un gruppo di ragazzi suoi vicini avevano internet e lasciavano la rete wirless aperta a chiunque, così poteva navigare senza troppe paranoie. Eppure quello che si era decisa a fare quel giorno la metteva in paranoia durissima.

Aveva aperto da una manciata di giorni un nuovo profilo facebook, ovviamente finto, iniziando a chiedere amicizie un po’ a caso, tanto per dargli un po’ di spessore. L’obiettivo era controllare il profilo di Giacomo, tanto per sicurezza, per vedere se era ancora lì o meno. In realtà non sapeva nemmeno cosa cercava esattamente o cosa si aspettava.

Aveva controllato spesso i siti di informazione italiana e la cronaca fiorentina in particolare, ma a parte la ricerca della famigerata omicida, cioè lei, non c’era stato nulla di interessante. La retata nello studio degli Shottabass era stata fatta passare per un normale controllo nell’ambito delle indagini che la riguardavano: l’articolo diceva che non era stato trovato nessuno sul posto. Non si parlava affatto né di lei né dell’Australiano. Che voleva dire? Che fine aveva fatto il dj? Non si accennava minimamente ad una sua eventuale scomparsa.

Così le era venuta la curiosità di controllare il suo profilo facebook, tuttavia, nella sua paranoia, temeva che quel semplice fatto potesse esporla. Magari gli illuminati avevano un modo di capire all’istante chi visitava un certo profilo, se se lo aspettavano. Insomma, aveva paura che nonappena avesse aperto la pagina del profilo di Giacomo li avrebbe messi sulle sue tracce.

Ragionamento assurdo, se ne rendeva conto: sia che fosse scomparso o meno, il dj era una persona comosciuta, con quasi cinquemila amici, chissà quanta gente visitava la sua pagina ogni giorno.

Adesso Sabina voleva provarci. Prese un respiro profondo e aprì il noto social network, inserì la mail, la password e fu sul suo insulso profilo fasullo, pieno di foto a caso di bei paesaggi e animaletti carini. Aveva rinunciato a mascherare perfino il suo sesso, così adesso si chiamava Betta Sogno, aveva ventisette anni ed era di Milano.

La stessa cosa raccontava alla gente: per le inevitabili interazioni quotidiane con gli esseri umani aveva presto scoperto che era assai più semplice raccontare sempre la solita bugia sulla propria identità che inventarne sempre una nuova, così si era pian piano creata una identità fittizia con un briciolo di storia alle spalle. Proprio come un agente segreto dei film.

-Eccoci qui!- pensò trepidante mentre mandava il cursore sulla barra di ricerca e digitava il nome del suo amico. -Eccolo lì!- il profilo era ancora attivo!

Cliccò il tasto sinistro sul rettangolo che mostrava il nome e la foto di Giacomo.

In una frazione di secondo la pagina venne caricata, ma sembrò comunque un’eternità.

Sabina sobbalzò sul divano, per poco non fece schiantare il computer per terra.

Non solo il profilo c’era ancora, ma dimostrava attività recente e anzi ininterrotta. Scorse la bacheca fino al giorno in cui si erano incontrati allo studio, e c’erano aggiornamenti di stato di ogni tipo: promozione di eventi e serate, di nuovi pezzi, status estemporanei e… e i soliti link di articoli complottisti!

La ragazza esaminò meglio questi ultimi. Man mano che leggeva il tipo di articoli e i suoi commenti, le sembrò che qualcosa fosse cambiato, come se… avesse aggiustato il tiro. O forse era solo la sua immaginazione fomentata dalla paranoia. L’unica cosa sicura era che il profilo veniva aggiornato regolarmente.

Poi notò un’altra cosa, che lì per lì le era sfuggita: c’erano perfino nuove foto! Erano la prova inconfutabile che il suo amico dj era ancora vivo! L’Australiano sorrideva o faceva versi da negro in almeno una mezza dozzina di immagini che riportavano la data di quelle ultime settimane.

-Allora sta bene!- si disse Sabina -ma cosa sarà successo? Gli… gli avranno fatto il lavaggio del cervello? Gli avranno cancellato la memoria? Oppure è addirittura riuscito a scappare? Ma anche se fosse non potrebbe esporsi così, lo troverebbero subito! Cosa gli è successo veramente? L’incappucciato che faceva il dj alla festa aveva detto qualcosa tipo che se sarebbe occupato lui. L’ha fatto davvero? Cosa gli ha fatto?-

Troppe domande, nessuna risposta. C’era un solo modo per scoprire la verità: tornare a casa.

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