Afterparty: senza via di scampo? parte 3

aprile 22, 2015 da Cronotopo

La buona vecchia Firenze, con i suoi monumenti, la sua bellezza, i suoi turisti, i suoi abitanti.

Dire che se la stava facendo sotto non rendeva l’idea.

Un paio di ore di volo ed eccola lì. Si era mossa al calar del sole, sperando di passare inosservata, attraversando i boschi e le città della Germania puntando a sud, poi aveva virato per sud ovest ed aveva passato le alpi, ed infine gli Appennini.

Si era procurata una bussola, senza la quale era impossibile volare per grandi distanze riuscendo ad orientarsi. Sarebbe stato meglio un gps, ma se c’era qualcosa con cui l’avrebbero potuta sgamare all’istante era proprio quello.

Si era fatta un’idea su come avvicinare l’Australiano: sapeva dove stava di casa, ma aveva dei coinquilini, così lo avrebbe aspettato fuori, sperando che rientrasse da una serata, lo avrebbe afferrato con la sua sfera e lo avrebbe portato su qualche tetto e ci avrebbe scambiato due chiacchere. Se gli fosse sembrato strano avrebbe attivato Candy per leggergli nella mente. Ma sperava di non dover arrivare a tanto.

Così si appostò nella via, una strada tranquilla da tipico quartiere residenziale, ed attese.

-Aspetta qualcuno, signorina?- una voce maschile da adulto le fece venire quasi un colpo. Si girò di scatto e vide ciò che non avrebbe mai voluto vedere: la divisa blu e viola della polizia, indossata da un uomo dal naso prominente e il pizzetto curato. Non lo guardò neanche negli occhi. Era paralizzata: doveva reagire, scappare da lì…

-Io, ah, si… aspetto un amico.-

-Non lo sa che è pericoloso andare in giro di notte da sola? Non legge i giornali?-

-Io… so badare a me stessa.- le uscì automaticamente. Ma che stava facendo? Doveva attivare Cora e fuggire da lì all’istante. Eppure c’era qualcosa, qualcosa che la tratteneva lì. Erano forse gli illuminati, già su di lei?

In ogni caso c’era qualcosa di strano: il poliziotto era da solo, non c’erano auto della polizia in vista e quella non era la divisa del poliziotto di quartiere, che comunque a quell’ora e in quel quartiere era impossibile incontrare.

-Meglio così.- disse l’uomo. -Posso vedere i suoi documenti?- Finalmente lo guardò negli occhi: aveva uno sguardo ironico, quasi divertito. Era forse uno di loro?

-Mi sa che li ho lasciati a casa.- ancora perdeva tempo? Era forse del tutto impazzita? O era già sotto l’influsso del potere di quell’individuo sospetto con la divisa?

-Capisco. Mi dia almeno le sue generalità. Nome, cognome, data di nascita… si ricorda per caso il suo codice fiscale?-

-Io… no, il codice non lo ricordo. Mi chiamo Elisabetta, Elisabetta Sogni, e sono nata…- esitò. Un momento di troppo per risultare credibile, qualunque cosa avesse detto.

-Non si ricorda la sua data di nascita?- adesso c’era dell’ironia anche nel tono di voce, che era stato neutro fino a quel momento nonostante gli occhi.

-Io… io…-

-Dovrebbe stare più attenta, signorina, una copertura dev’essere pensata fin nei minimi dettagli, altrimenti è peggio che inutile, non trova?-

Sabina restò di sasso. Quella non era certo un’affermazione da poliziotto. Stava solo giocando con lei, lui sapeva, lui era…

-Cosa vorrebbe dire?- rispose facendo un passo indietro.

-Voglio dire che rischi di farti beccare dal primo poliziotto che incontri, cara Sabina.- un brivido lungo la schiena attraversò la ragazza quando sentì pronunciare il suo nome. -Se fossi stato un normale agente a quest’ora…-

-A quest’ora sarei già volata via!- ed espanse improvvisamente la sua sfera di protezione, Cora. L’asfalto del marciapiede andò in frantumi, l’auto parcheggiata al suo fianco si accartocciò su un lato, la parete di forza invisibile scattò in tutte le direzioni, compresa quella del non più sedicente poliziotto.

L’uomo scattò indietro con un balzo, evitando l’onda d’urto.

-Però, sei potente ragazzina!- fece rimettendosi in piedi dalla posizione accucciata nella quale era atterrato e pulendosi di dosso i frammenti di asfalto. -Me lo aspettavo. Scommetto che hanno già tentato di reclutarti.-

-Sei uno di loro, vero?-

-Dipende chi sono “loro”.-

-Loro. Sei un loro agente! Sei qui per catturarmi, vero?- Sabina evocò la sua sfera infuocata e la scagliò contro il misterioso individuo. Questo la respinse con un gesto della mano come un pallone da spiaggia.

-Veramente sono qui per parlarti, se me lo concedi. Altrimenti prendi e volatene via.- disse.

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