Afterparty: senza via di scampo?

aprile 22, 2015 da Cronotopo

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Pianeta Terra, anno 2018 d.C.
datazione basata sulla rivoluzione del pianeta attorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

sabina in volo2Sabina concordò il giusto prezzo con lo spacciatore di colore e acquistò quel mezz’etto d’erba.

Da quando aveva di nuovo i soldi non lesinava sulle sostanze: forse la rendevano meno lucida e pronta ad una rapida fuga, ma d’altra parte senza non ce l’avrebbe fatta a reggere la situazione.

Il pusher era un bel ragazzo, alto, con i dred e quella franchezza stampata in viso di chi ha vissuto per strada ma non si è incattivito; se non fosse stata così incasinata avrebba potuto farci un pensiero. Non si faceva una bella scopata da prima di quella maledetta festa.

Erano settimane che volava da un angolo all’altro dell’Europa, scegliendo sempre grandi città per confondersi nella folla, e quartieri malfamati, dove non ci fossero troppi sbirri e telecamere. Aveva sempre la paranoia di essere ripresa. Era una ricercata a livello europeo, dopotutto. In quel momento si trovava a Berlino, in un locale giamaicano pieno di gente coi dred e la canna d’erba in bocca.

Per fortuna aveva trovato modi meno appariscenti di fare soldi rispetto a demolire un bancomat con le sue fantastiche sfere da compagnia. Adesso erano in due: Cora, la primogenita, era quella che l’aveva fatta volare via dall’ospedale. Una sfera di pura energia, grande abbastanza da contenere il corpo della ragazza, con un raggio di circa un metro, poteva estendersi fino ad una raggio ben maggiore generando un’onda d’urto tutto intorno. Si spostava e si modificava secondo la sua volontà, proteggendola e permettendole di volare a velocità supersonica.

Una ficata insomma, quando avevi capito come funzionava.

E poi c’era la secondogenita, Candy. Una piccola sfera delle dimensioni di un pallone da basket che poteva trasformarsi in una cannonata di fuoco. Aveva fatto pratica in un’area rocciosa di uno sconosciuto monte dell’Appennino, frantunando massi e incenerendo alberi.

Si sedette ad un tavolo da sola ed iniziò a girarsi una canna. Ben presto l’effetto del thc scorse nelle sue vene rilassandola da capo a piedi. Non ci sarebbe voluto molto prima che qualcuno venisse a farle compagnia al tavolo, una ragazza sola non passava mai del tutto inosservata, e in qualsiasi locale era facile trovare compagnia per quattro chiacchere.

Se c’era una cosa che aveva capito da tutto quello che era successo dalla festa in poi era che la sua sopravvivenza, o quantomeno la sua libertà, dipendeva dalla sua capacità di sfruttare i poteri che si era ritrovata.

-Come la fottuta eroina di qualche fumetto malato!- si disse come ogni volta che ci pensava mentre spengeva il mozzicone. Un paio di ragazzi, un tipico tedesco biondo e il suo amico rasta, un mulatto di etnia indefinibile, si sedettero al suo tavolo sorridendo. Lei ricambiò il sorriso e attaccò bottone. Ma in testa aveva tutt’altri pensieri.

Certo Candy era una notevole arma in più nel suo arsenale, per fortuna non aveva dovuto servirsene in giro, non ancora.

Ma non era quella la proprietà di Candy che le permetteva di trovare tutti i soldi di cui aveva bisogno. Come Cora, anche Candy poteva alterare la sua permeabilità, dalla consistenza di una sfera di vetro a quella dell’aria. Poteva attraversare le persone e quando lo faceva… Sabina riusciva a sentire i loro pensieri. Non solo: dopo un po’ aveva capito che poteva anche manipolarli. Quello sì che era un potere di alto livello. Da dare alla testa.

Se avesse voluto avrebbe potuto costringere i due coglioni seduti davanti a lei che cercavano inutilmente di fare colpo a danzare nudi sul tavolo o a baciarsi. In realtà non aveva mai provato a controllare due menti contemporaneamente: poteva fare un test proprio ora… ma aveva paura. Nella testa della gente si nascondeva un mondo strano e potenzialmente pericoloso.

Ogni volta che aveva bisogno di soldi, trovava qualche riccone e si faceva sganciare un assegno di qualche migliaio di euro. Soldi facili. In realtà il trucco teoricamente le avrebbe permesso di fare a meno dei soldi, ma lei non voleva passare il tempo a manipolare i pensieri altrui. Avevano tutti un gran casino in testa, ciascuno portava dentro una strana immagine del mondo, fatta di frammenti e di rimandi, di cose da fare, di gente da vedere, chi segnato con un segno positivo, chi negativo, e dettagli che emergevano, scorci di paesaggio e parti di stanze, volti, mani, gambe, in un intreccio di ricordi e aspettative che non era facile da dipanare.

Meglio usare i soldi e le chiacchere per ottenere quello che voleva, quando poteva, altrimenti sentiva che avrebbe attirato troppo l’attenzione su di lei.

Accettò con piacere lo spinello che le passarono, continuando a dare spago ai due avventori, senza stare minimamente a sentire quello che dicevano. Rifletteva sul suo problema principale, quello che non le faceva affatto dormire sonni tranquilli.

Gli illuminati, gli incappucciati non si erano ancora fatti rivedere, però sapeva che erano là fuori da qualche parte, e la stavano cercando.

Rifletteva spesso sull’atteggiamento che avevano assunto nei suoi confronti durante il loro incontro davanti allo studio degli Shottabass. Due diverse sette: i satanisti, con tanto di diavoli in carne ed ossa al seguito, come quella fighetta bionda di Shade, e i “cultisti”, i responsabili iniziali della situazione. Ma chi erano? Sabina non ne aveva mai sentito parlare. A quale culto appartenevano?

Il tizio, il dj incappucciato, aveva detto qualcosa a proposito delle forze della natura, ma non ci aveva capito nulla. Tutto ciò che sapeva era che si circondava di mostri schifosi del cazzo, prima quei vermi che uscivano dai corpi della gente, e poi una coppia di lupi mannari, e per finire in bellezza quelle specie di ombre solide che avevano preso Giacomo. Preso. Chissà che fine aveva fatto! Si rodeva il fegato per averlo coinvolto in questa storia assurda.

Comunque fosse, tanto il cultista che il satanista sembrava quasi volessero proteggerla da qualcosa, uno dei due, non si ricordava più quale, aveva tirato fuori pure l’Inquisizione. Ci mancavano anche i preti e il quadro era proprio completo. Ma se c’erano i diavoli, allora forse… No, via, non era ancora abbastanza disperata da rivolgersi ai preti, li aveva sempre detestati, squallidi ipocriti o approfittatori, trovarne uno davvero onesto era più difficile che trovare un ago in un pagliaio, ne era sicura.

Insomma gli illuminati volevano proteggerla, anzi, volevano ingaggiarla, reclutarla, cooptarla o come cavolo si diceva per le sette segrete. Ma perché? Beh, era evidente: adesso che era in possesso di… di poteri, poteva essere utile per i loro scopi. Ma lei voleva farsi i cazzi suoi e basta. Peccato che non ci riuscisse veramente, anche se era ancora a piede libero.

Come in quel momento: avrebbe potuto tentare di conoscere i suoi due inutili interlocutori, avrebbe potuto uscire con loro e cercare di divertirsi, ogni tanto ci riusciva anche, ma poi tutte le volte che si trovava in un locale o ad una festa e iniziava a rilassarsi, subito le tornava la paranoia e le saliva storta. Ormai ci aveva rinunciato: frequentare posti affollati e parlare con la gente non riusciva a farla sentire meno sola.

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