Aftersex: il teatro, parte 3

settembre 16, 2015 da Cronotopo

Sabina comprese in seguito il senso di quell’affermazione, anche se non poteva essere sicura che Nicolaus si riferisse davvero a ciò che stava per accadere.

Non seppe mai cosa il suo nuovo protettore si fosse detto con Uriel, con il quale sicuramente aveva avuto una conversazione privata come aveva fatto con lei.

-Adesso che abbiamo concluso i nostri accordi tu puoi andare, Uriel, arcangelo del Signore, sei congedato.- disse Nicolaus con la sua sarcastica voce nasale.

-Posso avere un minuto in privato per salutare Sabina?- chiese l’angelo.

-Ma certo. Noi aspetteremo fuori.- ed uscì seguito dalla prostituta e dai buttafuori.

Quando furono soli Uriel le prese le mani e la guardò dritta negli occhi.

-Sabina, questo forse è un addio…- aveva un tono di voce strano, quasi commosso.

-Non essere melodrammatico, siamo stati insieme solo una sera.- rispose lei più acida di quanto avrebbe voluto.

-Per me è stata la sera più importante della mia vita. Avremo un figlio, per il quale io ho voltato le spalle alla causa per la quale ho combattuto fin dall’inizio dei tempi. Lo capisci?-

-Si, io… lo capisco.- disse Sabina abbassando gli occhi. Perché doveva essere così pesante quel maledetto angelo?

-Voglio lasciarti una cosa.- disse lui estraendo il pendente: era magnifico, la gemma brillava incastonata nell’oro che formava un complicato intreccio intorno. -Qui è intrappolata l’essenza dell’angelo mio sottoposto che hai visto sulla barca. Devo disfarmene, non posso certo tornare dai miei con un nostro fratello imprigionato al collo. Voglio che lo tenga tu.-

-Che dovrei farmene?-

-Potrai parlare con lui, se saprai usare le giuste parole ti ascolterà, e forse risponderà ad alcune delle tue domande. Quando nostro figlio sarà cresciuto, glielo passerai come ora io lo sto dando a te. Così potrà avere qualcuno che gli parli della sua famiglia paterna.-

Sembrava sensato. -E va bene.- disse la ragazza prendendo la collana e mettendosela al collo.

-Un’altra cosa: hai sentito cos’ha detto il perfetto? Un oggetto come questo ha un grande valore, in casi estremi potresti usarla come merce di scambio. Ti consiglio di non portarla con te ma di nasconderla in un posto sicuro, altrimenti potrebbe esserti sottratta con la forza.-

-Va bene, dai, ho capito.-

Si guardarono in silenzio per un paio di minuti. Uriel stava per dire qualcosa, ma lei, proprio come quando si erano incontrati per la prima volta qualche ora prima, si avvicinò e lo baciò in bocca. I due si abbracciarono appassionatamente.

-Grazie, Uriel, sei stato davvero un angelo!- fece lei quando si separarono. -Sei… sei la prima persona di cui mi sia riuscita veramente a fidare da quando… da quando…-

-Grazie a te, Sabina- la interruppe -tu mi hai fatto scoprire cose che nemmeno pensavo esistessero, cose importanti e diverse dalla missione. Forse non potrò mai ripagarti per questo, forse non ci rivedremo mai più, ma voglio che tu sappia che sarai sempre in me, nel mio cuore. Addio.- E detto questo scomparve nel nulla, come se non fosse mai stato lì.

Sabina, che fino a quel momento aveva cercato di contenersi, cadde in ginocchio e scoppiò in lacrime. Perché piangeva? Forse quella candida dichiarazione d’amore da parte di un essere ultraterreno l’aveva toccata? Forse sentiva già la mancanza dell’unico di cui sentiva di potersi fidare veramente su tutto il pianeta? Forse era il calo di tensione dopo quasi un mese in fuga dai complotti e dagli iniziati?

Si ricompose e si alzò in piedi. Fuori dalla stanza c’era la prostituta ad aspettarla. Nessuna traccia di Nicolaus.

La donna l’accompagnò in silenzio in quelli che dovevano essere gli uffici del bordello, una serie di stanze con scrivanie cariche di carte, scaffali e archivi. Ad attenderla c’era Nicolaus.

-Ecco qua.- disse porgendole una borsetta alla moda. -Qui c’è tutto, la tua nuova carta d’identità, il tuo nuovo conto in banca, la vita che ti avevo promesso. Hai qualche preferenza su dove vuoi andare a vivere?-

-Mi lasci perfino scegliere dove stare?-

-Abbiamo diverse opzioni.-

Fu così che Sabina si trasferì di nuovo in Italia; si sistemò in un solitario villino sulla costa ligure. La sua storia di copertura era quella di essere la figlia di una famiglia benestante tragicamente sparita in un incidente d’auto: i soldi del suo conto in banca, una cifra a sei zeri, erano in parte l’eredità e in parte l’assicurazione sulla vita dei genitori.

Per il resto aveva tutto: il frigo sempre pieno, rifornito da un serivzio di spesa a casa, un portatile mac strafigo, un iphone di ultima generazione, un impianto bomba piazzato in salotto, assieme ad un proiettore, la connessione internet, un letto gigante pieno di cuscini, quattro bagni solo per sé, e una donna delle pulizie che veniva una volta a settimana, di origini ucraine.

L’avevano sistemata nel lusso più sfrenato, quasi eccessivo. Se l’avesse saputo prima avrebbe accettato con meno riluttanza. Però d’altra parte si chiedeva perché investire tutte quelle risorse su di lei. Suo figlio valeva davvero così tanto per loro?

Tuttavia quella non era una vita, erano solo condizioni favorevoli. Per dire di avere una vita avrebbe dovuto avere amici, affetti, persone con cui parlare. Sull’argomento Nicolaus le aveva dato un avvertimento preciso: -ogni nuova conoscenza che farai, la farai a tuo rischio e pericolo. Noi ti terremo d’occhio, ma non possiamo sapere tutto.-

L’accordo era che lei se ne sarebbe rimasta lì tranquilla fino al parto, si sarebbe occupata dei primi mesi del neonato, dell’allattamento e così via.

-Non avrai bisogno di particolare assistenza medica di qui al parto- le aveva detto Nicolaus -la tua vita ora è legata al bambino, che ha in sé sangue angelico. Finché starà nel tuo grambo non ti ammalerai e sarà anche più difficile ferirti. Solo la violenza più estrema o l’inedia potranno uccidere te e il feto. Noi ci presenteremo quando verrà il momento del parto e ti aiuteremo. A quel punto potrai scegliere se tenerlo o affidarlo a noi. Se tu optassi per la seconda scelta, basterà che abbandoni la casa. Noi capiremo. Potrai tenerti l’identità che ti abbiamo fornito e il conto, ma da quel momento la casa sarà di tuo figlio; potrai comunque venire a trovarlo quando vuoi, almeno finché non avrà la capacità di scegliere autonomamente. Allora sarà lui a decidere.-

E così si ritrovò a passare le sue prime notti più o meno al sicuro, in un letto strepitoso, da sola in una villa di tre piani nascosta nella pineta circostante. L’estate ormai stava iniziando, i grilli e le cicale si sbizzarrivano nei loro concerti.

Si era fatta lasciare anche un chilo d’erba e il contatto di uno spacciatore che lavorava solo per i vip con case sulla costa ligure, probabilmente lui stesso un agente o quanto meno un contatto del Teatro. Fumò tutto il tempo, guardando film e cazzate varie su internet. Un po’ di cazzeggio non le dispiaceva dopo la cavalcata adrenalinica che si era fatta dalla festa in poi.

Dopo una settimana però si iniziò ad annoiare, così un giorno decise di scendere in paese a mangiare in un ristorante di pesce.

E fu lì che accadde, fu lì che tutto cambiò, per sempre.

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