Aftersex: il teatro

settembre 16, 2015 da Cronotopo

drugsbadlanguageviolencesex

Pianeta Terra, anno 2018 d.C.
datazione basata sulla rivoluzione del pianeta attorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

-Ok, proviamo qui.- disse l’angelo. Erano in una stretta stradina del centro, davanti ad un’insegna inequivocabile.

-Cosa? Un bordello?- fece Sabina quasi scandalizzata -Mi hai fatto fare tutta questa strada perché volevi andare a puttane? Guarda che magari se me lo dicevi te la concedevo un’altra sveltina, tanto il danno ormai l’abbiamo fatto.-

-Non siamo qui per avere altri rapporti sessuali. Siamo qui per stabilire un contatto.-

-Un contatto con chi? Ah già, meno so e meglio è. Allora entriamo dai.-

L’interno del locale aveva un’aria sordida, i soffitti bassi e dipinti di nero, le pareti coperte da imbottiture rosso scuro, le poltrone di pelle usurate, i tavoli in legno laccato segnato da mille graffi. Sul bancone del bar, molto fornito, sculettavano in su e in giù due tipe in perizoma e tacchi a spillo, con le tette all’aria. Una insulsa musica dance si diffondeva da casse sparse un po’ ovunque.

La sala avrà avuto una ventina di tavoli che si snodavano fra le pareti e lo spazio della pole dance, dove altre due tipe completamente nude si dimenavano e si destreggiavano intorno al palo. Altre ragazze andavano in su e giù per i tavoli offrendo la mercanzia. Il locale, nonostante l’ora, era abbastanza affollato.

Per fortuna Sabina notò che c’erano altre donne fra gli avventori, sedute ai tavoli in curiose comitive miste, alcune di giovani, altre addirittura di gente che poteva avere l’età dei suoi genitori. Almeno non era l’unica donna a non vendersi in tutto il bordello.

Il pensiero fuagace dei suoi genitori le diede una fitta di nostalgia. Aveva scartato l’idea di rivederli mai più fin da quando aveva scoperto di essere una ricercata. Sapeva che sarebbero stati più al sicuro se non avesse avuto più contatti con loro. Così aveva cercato di dimenticare di aver avuto una famiglia, degli amici, un futuro. La sua nuova vita aveva resettato quella precedente come la formattazione di un hard drive.

Si sedettero ad un tavolo, Uriel aveva ripreso quella sua aria da tamarro latino pieno di soldi, ordinando subito champagne con il sorriso stampato in faccia. Furono serviti da una ragazza non più vestita delle altre che faceva la cameriera. Chissà che fatica con quei tacchi. Sabina si chiese se anche lei facesse qualche servizietto per arrotondare.

-Che si fa adesso?- chiese dopo essersi presa il suo bicchiere e averlo sorseggiato.

-Dobbiamo aspettare, sto lanciando dei segnali. Vediamo se qualcuno risponde.- disse l’angelo.

Si avvicinò una bella ragazza con i capelli ossigenati: aveva un bel corpo, i seni però molto probabilmente erano rifatti. Lanciò uno sguardo ammiccante alla coppia. Se si trovavano lì significava che erano di vedute aperte, dopotutto. Magari lei stava a guardare mentre il suo uomo si scopava un’altra, oppure era lui che voleva godersi un duo lesbo.

Uriel fece un cenno alla spogliarellista indicando il tavolo; lei non se lo fece ripetere e montò sopra il tavolino iniziando a ballare. Dopo poco però l’angelo fece un verso contrariato, estrasse un centone e lo diede alla tipa dicendole di sparire.

-Non era quella giusta.- spiegò lui.

Si fece avanti una stupenda mora, alta e slanciata, che sui trampoli che portava ai piedi sembrava veramente sospesa nell’aria, aveva gli occhi color del ghiaccio. Fissò intensamente negli occhi entrambi prima di avvicinarsi decisa. Si mise a cavalcioni sopra Uriel e portò la bocca fra la testa di lui e quella di Sabina.

-Posso esservi utile?- chiese. -Posso farvi divertire, tutti e due. Fino alla fine…-

-Sei molto bella, mia cara.- disse l’angelo -ma io stasera cerco qualcosa di perfetto.- in quella frase doveva esserci qualcosa di più di ciò che sembrava, perché la prostituta cambiò impercettibilmente espressione e tono di voce.

-Conosci la parola?- chiese la bella donna.

-No, non conosco la parola, ma conosco me stesso, e il figlio che questa ragazza sta per darmi.-

La provocante mora piantò il suo glaciale sguardo negli occhi di Sabina, la quale si sentì come perforata. Quella non era una dormiente, una semplice umana. Le stava facendo qualcosa. Cercò di restare impassibile. Doveva trattarsi di una specie di controllo, per verificare le parole dell’uomo.

-Molto bene.- disse la prostituta dopo una manciata di secondi liberandola dal suo sguardo. -Seguitemi.-

Li condusse entrambi per mano verso le stanze private, come se fossero due clienti qualsiasi che andavano a spassarsela un po’. Percorsero un corridoio e passarono una porta che dava in una delle stanze per gli incontri, con un palo da lap dance, un letto e un bagno con doccia e bidè.

Non appena entrarono nella stanza i due avventori si trovarono una pistola ciascuno puntata alla nuca. Alzarono entrambi le mani.

fr dx<< In viaggio verso l’ignoto

divisore

Indice Rave trip