Autonomia iniziatica, parte 2

ottobre 27, 2014 da Cronotopo

Le sette si moltiplicavano e si fondevano l’una nell’altra, anche se ora i loro emissari parlavano in televisione e la strade erano piene di manifesti come quelli che in quel momento Vittorio stava osservando sul muro che correva lungo la strada: una sagoma umana fra le prime spalancava le braccia a croce, sotto lo slogan “Presto la pace. Seconda venuta di Cristo. La sola certezza possibile.” e il simbolo di san Pietro, le chiavi incrociate.

I Santi e gli Angeli, sotto il comando della Chiesa Cattolica, giravano il mondo curando gli ammalati e gli storpi, ma nel frattempo, insieme ai miracoli, dispensavano ignoranza e odio verso il sovrannaturale; convincevano la gente che la vita fosse un dono da restituire al suo legittimo proprietario, cioè Dio, la divina sorgente di ogni coscienza. Peccato che ciò signifiava la scomparsa della propria anima, in un mondo in cui la norma era quella di continuare a reincarnarsi all’infinito o diventare prima o poi immortale.

In un altro manifesto, un uomo elegante usciva dalla sua macchina sportiva e poggiava i piedi su un lacché disteso a terra; in mano teneva il guinzaglio appeso al collo di una donna bellissima ed altrettanto elegante. “Meriti di più, ed è semplice: l’Inferno dal volto umano ti aspetta!”. E l’immagine di una croce greca che sovrasta una rosa, il simbolo che rappresentava la setta diabolica dei Rosa-Croce.

Già, gli alleati umani dell’Inferno avevano partorito, fra le altre cose, l’ideologia comunista, per esasperare il senso dell’individualità del maggior numero possibile di persone, attraverso la retorica dell’uguaglianza, e successivamente dei diritti umani. Da una parte sosteneva l’aumento di diritti nei paesi democratici occidentali: pari opportunità, rispetto per gli omosessuali, antirazzismo: tutti temi promossi da loro. Dall’altra nei paesi del socialismo reale coltivavano tranquillamente il potere militare e creavano regimi oppressivi a partire da una ideologia di liberazione, valorizzando ulteriormente la lotta per i diritti. Tutto questo per esaltare la libertà individuale come valore assoluto. Un piano veramente diabolico.

Sulla parete, oltre ai manifesti, campeggiava una scritta fatta con la vernice, con un orrendo simbolo a forma di occhio: “siamo con te”. Il solo guardarlo poteva anche causare un attacco di panico. Ma lui si era abituato a quella vista, come la maggior parte degli uomini. La vista dei simboli dell’Ignoto e della Corte di Azoth, il Sultano del Caos.

I cultisti, folli seguaci della Corte, erano ovunque e seminavano terrore e distruzione con ogni mezzo. Se la Chiesa e i diabolici potevano avere il loro tornaconto dalla civiltà umana, e quindi ne promuovevano la crescita, o quanto meno non la ostacolavano, lo stesso non si poteva certo dire dei cultisti.

Il loro scopo finale era la dissoluzione della civiltà umana, e così facevano andare di matto la gente, o la trasformavano in mostri assassini attraverso i sogni, impedivano che i mezzi tecnologici e l’organizzazione sociale migliorasse significativamente le condizioni di vita, insomma, impedivano sistematicamente che la gente vivesse tranquillamente e cercavano in tutti i modi di destabilizzare la società.

Erano considerati da tutti dei terroristi, per questo si nascondevano nei regimi democratici, soprattutto anglosassoni, a parte in Mongolia, dove i tartari erano tornati e si erano ripresi Tunguska, il loro antico centro di potere. Da lì avevano dichiarato guerra alla Russia e alla Cina, i due maggiori paesi che avevano aderito alla causa dell’Abisso. Infatti i paesi comunisti o ex comunisti erano caduti sotto il diretto controllo dei diabolici dopo la Caduta.

Sul muro le svastiche e i fasci littori erano dipinti ovunque: in occidente avevano quella sfortuna, non essendoci una cavalleria spirituale univerale, dovevano accontentarsi dei templari, fascisti o nazisti, norrenni o portoghesi che fossero. Certo non era un gran che nemmeno la tecnocrazia dei samurai in Giappone, anche se, a quanto pareva, grazie ai loro megarobot difendevano la galassia dalle progenie dell’Oltre che invadevano i mondi.

Già gli Assassini che dominavano il mondo arabo erano più simpatici: almeno avevano abolito la Shariah, e il loro sultanato di Samarcanda, che dalle steppe del Kazakistan si estendeva fino all’Iraq, stava combattendo la sua guerra in Iraq e in Siria contro gli Stati Uniti e il Regno Unito per portare, finalmente, la pace in medio oriente. Solo che la pace, lì come nel resto del mondo, sembrava lontana.

Le cavallerie spirituali con cui la Gestalt era riuscita a rapportarsi meglio, però, erano quelle che avevano i loro centri di potere in Cina e nel sudest asiatico. Il Loto, capitanato da Siddarta in persona, aveva imposto i suoi regni di pace e spiritualità dal Buthan alla Thailandia e al Vietnam.

Si vociferava che fossero loro a custodire il segreto del Centro del Mondo, l’Agharttah. In teoria spettava a loro essere la cavalleria spirituale universale che unisse tutti gli uomini, ma erano rispettosi dei loro fratelli di differente affiliazione e non interferivano nelle zone d’influenza differenti dalla loro, se non per dare una mano alle altre cavallerie.

Ma erano le triadi dei Draghi del Tempio che avevano dato il maggiore supporto alla causa dell’autonomia iniziatica: erano acerrimi nemici della Cina diabolica che occupava il loro territorio, e in qualche modo il comune nemico li aveva messi in contatto. Rispettavano la decisione degli autonomi di non affiliarsi ad alcuna setta, ed erano gli unici che si erano dimostrati disposti a trasmettere qualcosa delle loro conoscenze anche ai non appartenenti alla loro cavalleria, o almeno ai membri della Getstalt.

Da loro avevano appreso il concetto di triade gestaltica alla base della loro organizzazione, grazie a loro erano pervenuti alle conoscenze mentalistiche e magiche che costituivano le fonti di potere in mano agli autonomi.

Nel mondo molta gente si era tranquillizzata con l’ascesa dell’Autorità, ma vatti a fidare dell’ONU. I compagni non si fidavano di lei ai tempi della Crisi, figuriamoci adesso. E poi era di dominio pubblico il fatto che molti dei loro cosìdetti “eroi” erano membri delle sette, anche nei più alti vertici. Il Cappellano non nascondeva certo la sua affiliazione, tutti sapevano che il Neuromante gestiva una scuola di magia nei pressi di Berlino, di chiara ispirazione diabolica (negromanzia ed altre nefandezze); e, beh, per quanto riguardava il Poeta si sapeva chi era, specie in Italia, e anche se non l’aveva mai dichiarato pubblicamente non poteva che essere un templare. Tre iniziati solo fra i Sette del Globo, figuriamoci che cosa poteva venirne fuori.

No, come sempre, l’autogestione, benché fosse la via più difficile, era l’unica possibile. E per realizzarla nel mondo della Caduta non c’era altro modo che la gestalt mentale, il processo sovrannaturale con cui più menti entravano in perfetta sintonia fra loro. Anzi, da quando avevano cominciato, Vittorio si era convinto che quello fosse, in generale, l’unico modo per realizzare l’autogestione.

I tre del Ragno Pazzo si fermarono: erano giunti alle porte della Miccia Occupata, uno degli accessi al loro quartier generale cittadino.

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