L’ultimo presupposto dell’opera riguarda il tipo di finale che devono avere tutte le trame: non esiste mai un vero e proprio lieto fine, del tipo “…e vissero tutti felici e contenti”. Ogni storia che si chiude ne predelinea un’altra che si apre, nel bene e nel male. Satrasia è bosciolante: le cose si fanno e si disfanno sempre, la lotta non finisce mai.

Benché tutta l’opera sia pervasa dall’idea di un destino ultimo, di una conclusione gloriosa della storia in favore di una delle fazioni, tale destino di fatto resta una chimera e, anche se incombe su tutti i protagonisti, non arriva mai. La storia va avanti, gli imperi sorgono e crollano, un giorno è vittoria, il giorno successivo è disastro.

Più precisamente, tanto più grande è l’impresa realizzata, o la struttura di potere messa in piedi, tanto più gravi saranno le conseguenze nefaste che seguiranno, tanto maggiore sarà la sconfitta che seguirà, tanto più profondo sarà l’abisso nel quale sprofonderà il protagonista di turno. Nel migliore dei casi un grande avanzamento porterà ad affrontare problemi sempre più grandi: il problema di tutti i problemi è che più ne risolvi, più ne crei.

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divisoreIndice dei postulati:
1. Totalità dei generi del fantastico
2. Medialità delle fonti di ispirazione
3. Plagio
4. Coerenza e compattezza
5. Realismo dell’irrealtà
6. Popolarità e radicalità
7. Relativismo morale
8. Blasfemia e scorrettezza politica
9. Fine puramente estetico
10. Inversione prospettica
11. Bosciolante

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