Dove gli dei sono crudeli: il maestro dell’Ombra, parte 3

marzo 28, 2015 da Cronotopo

Quando aveva sconfitto il Cavaliere della Luce nella cucina della locanda di Breska, Vargat era riuscito a carpire il segreto della forma del Sole. Forse non sarebbe stato in grado di eseguire il Funerale di Luce, la tecnica segrata che l’aveva quasi ucciso, ma aveva compreso i rudimenti di quella scuola.

-Vediamo se riesco a combinare qualcosa.- disse fra sé il goblin. Puntò un indice verso uno dei cloni e concentrò il Soffio sulla punta dell’unghia. Un sottile raggio di luce si propagò fino a bucare la figura nera, che esplose come un otre d’acqua squarciato da un colpo di spada, l’ombra densa come un liquido si disperse a terra.

-Cosa?- fece Soras, stupito -La forma del Sole? Sei stato addestrato nella forma del Sole, miserabile goblin? È per questo che hai capito la vera natura dell’eclisse!-

-Non esattamente…- rispose Vargat. Con uno scatto fulmineo fu in piedi, e nello stesso movimento con cui si era sollevato produsse un reticolo tridimensionale di raggi di luce che distrusse tutti i cloni. Riuscì anche a recidere il filo d’ombra che teneva imprigionata Udga.

Soras però non si fece indietro: produsse un ennesimo doppio che attaccò l’orchessa, mettendola subito in difficoltà. La gigantesca spada non riusciva a danneggiarlo in alcun modo, lo attraversava come un liquido.

No, solo un maestro può sconfiggere un altro maestro, Vargat lo sapeva bene. Doveva agire immediatamente o la sua compagna sarebbe morta. Non restava che ricorrere alle tecniche segrete della sua scuola.

Purtroppo molte di esse, tra cui la Capitolazione dello Spirito, si basavano sul contatto visivo, doveva guardare il suo bersaglio negli occhi, il che era impossibile con un maestro dell’Ombra. Il volto di Soras era avvolto dalle tenebre quanto il resto del corpo e solo un bagliore giallo lasciava intuire dove si trovassero gli occhi.

Assunse la posa delle Sei Vergini, le braccia distese lungo il corpo leggermente aperte con i palmi rivolti verso l’avversario e prima che questo potesse capire cosa stava succedendo eseguì la tecnica: -Ottuplice Sigillo!- disse chiudendo gli occhi.

Intorno a lui il Soffio si espanse in una semisfera attraversata da simboli e linee di forza che circondarono Soras. Adesso era chiuso nella sua tecnica, non avrebbe potuto più attaccare né difendersi.

-Ma com’è possibile che tu stia adoperando la forma delle Sei Vergini?- esclamò sconcertato il maestro dell’Ombra. -Non puoi aver studiato in due monasteri di scuole diverse! Le antiche leggi lo proibiscono!-

-Che vuoi che ti dica, stupido maestrino, io imparo in fretta.- rispose Vargat; fece una pausa assaporando l’impotenza del suo nemico, poi aggiunse: -Conosci questa tecnica? Il nobile sigillo delle vergini, la ferma mano femminile che spenge ogni velleità, che annulla ogni tua mossa prima ancora che tu possa pensarla…-

-Si, lurido bastardo figlio di un cane, la conosco. Vorrei sapere come fai a conoscerla tu.-

-Te l’ho detto, imparo in fretta. Preparati a… ma cosa?- Mentre si stava accingendo al colpo di grazia, Vargat si era improvvisamente reso conto di non riuscire a muoversi. Mentre eseguiva la tecnica ad occhi chiusi l’infame avversario doveva aver protratto uno dei suoi fili oscuri per inchiodarlo alla sua stessa ombra.

Sentiva di stare sprofondando nel terreno, la suo ombra lo stava inghiottendo un po’ alla volta.

-Come vedi non sei l’unico ad aver eseguito una tecnica segreta. Questa è la Silente Sepoltura, morirai annegato nella tua immagine di tenebra.-

Il goblin riaprì gli occhi. Il suo avversario era ancora bloccato dal Sigillo, mentre il suo clone d’ombra continuava a combattere contro Udga, la quale stava resistendo da vera guerriera senza cedere un passo. Quanto avrebbe potuto andare avanti?

Qualcosa era cambiato, tuttavia: adesso poteva vedere gli occhi di Soras.

Il maestro dell’Ombra tentò di resistere allo sguardo ipnotico di Vargat, i cui iridi erano diventati rossi come il sangue. Lo scontro si spostò nello scenario proiettato dalle loro menti. Purtroppo per Soras, in quel terreno la scuola dell’Occhio era imbattibile. Il goblin lo fece precipitare nei suoi incubi più spaventosi: prima si trovò immerso nell’olio bollente, la pelle che si staccava via come carta, poi si vide compiere le più efferate nefandezze verso il proprio monastero, uccidendo e stuprando amici e maestri. Sodomizzava il cadavere dell’abate di Managavànda mentre ne mangiava le carni già invase dai vermi. Poi fu lui stesso a trovarsi dentro una fossa comune a marcire assieme ad altre centinaia di cadaveri divorati dalle orride creature.

Il clone d’ombra si dissolse, così Udga ebbe l’occasione di poter staccare di netto la testa di Soras con un poderoso fendente. Il corpo crollò a terra, la testa fu invece afferrata al volo dall’orchessa, che ammirò soddisfatta la sua preda.

Intanto che lei si godeva il momento, Vargat riuscì a tirarsi fuori dalle tenebre in cui Soras voleva farlo sprofodare per sempre.

-Ci facciamo uno spuntino?- disse Udga accennando al cadavere decapitato.

-Prima cerchiamo di capire che fine hanno fatto gli altri.-

-Hai ragione.-

Vargat balzò sui rami, ma non trovò traccia di Vanita e di Gorak. Sembravano spariti. Intanto la giungla stava ancora bruciando, benché l’umidità frenava le fiamme. Presto sarebbe scesa la pioggia e l’incendio sarebbe stato domato.

Il goblin scese a terra e guardò fisso l’orchessa: -Non ci sono!-

-Dobbiamo trovarli! Ci sono delle tracce?-

-No, cazzo, sembrano spariti nel nulla!-

-Li hanno catturati?-

-Se così fosse dobbiamo trovarli.- incredibile che una frase del genere fosse uscita dalla bocca di Vargat.

-Che facciamo?- chiese Udga.

-Non ne ho idea, ma intanto allontaniamoci dall’incendio.-

Si avviarono con il timore di non riuscire più a rintracciare i loro compagni.

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