Dove gli dei sono crudeli: intascarsi il sole, parte 2

febbraio 27, 2015 da Cronotopo

-Come ti chiami, goblin?- chiese imperioso Farjat.

-Sono Dares, figlio di Faret.- rispose il vecchio essere dalla pelle verde.

-Dares andrà benissimo, ricorda che quelli come te sono dei bastardi, non importa il nome del padre.- puntualizzò lo ierofante -ora parla!-

-Il goblin che cercate si chiama Vargat. Pratica la Via ed è sempre pieno di oro, sospetto che viva di rapine.-

-I tuoi sospetti sono fondati, poiché l’ultima è stata ai danni di sacerdoti del Tempo. Ha liberato un intero carico di tributi, uccidendo e depredando la scorta.- Un brusio di eccitazione si diffuse fra la marmaglia. Farjat prese nota: nessuno di loro sarebbe sfuggito all’altare, tranne forse quel Dares. Continuò ad interrogarlo: -Sai dirmi a quale scuola appartengono le sue tecniche?-

-No, mio signore. Non mi intendo di arti marziali, tantomeno di quelle della Via.-

-Sai dirmi dove può essere andato una volta fuggito da qua?-

-Io… credo che resterà nella giungla, almeno per un po’. Si nasconderà. Fa sempre così quando ci sono guai in giro, si ritira anche per un mese intero nel folto degli alberi.-

-Di cosa avete parlato quando lo hai incontrato?-

Il goblin tacque un momento, riflettendo. -Io… gli ho riportato alcune voci che avevo sentito, sul nuovo governatore di Tumsa…- non aggiunse altro. Ma non la raccontava giusta.

Farjat fece un cenno al Cavaliere del Tempo: -Pensaci tu, Lukìan.-

L’interpellato fece un passo avanti e posò lo sguardo dei suoi occhi a mandorla sul goblin. I paladini sviluppavano particolari doti mentali, e alcuni erano in grado di leggere nel pensiero. Il cavaliere scovò il ricordo della conversazione avuta con Vargat e lo trasmise in silenzio al sacerdote.

-E così- disse l’uomo -sei a conoscenza dei fatti di Nagur?- le parole suonarono già come una accusa e non una domanda, e la sentenza fu emessa subito dopo: -a questo punto niente ti può allontanare dall’altare del nostro benevolo dio.-

-Nooo!- urlò Dares protendendosi in avanti; un orco gli diede un calcio nel sedere mandandolo con la faccia nella polvere. Si tirò su tossendo: -no, vi prego, vi ho detto tutto, sapete tutto, lasciatemi vivere, vi prego.-

-Ti sta bene, coglione!- fece l’orco che lo aveva colpito -così impari a fare la spia con questi pezzi di merda! Preferisco l’altare che vivere da schiavo.-

Farjat era soddisfatto. Fece un passo indietro e spalancò le braccia: -Gioite, feccia!- esclamò -presto le vostre miserabili vite riceveranno l’onore di essere date come tributo di sangue al grande Melar, dio del tempo! Nulla potrebbe nobilitare di più la vostra condizione di creature inferiori. Gioite e siate sereni!-

In risposta ricevette solo insulti, a lui, a tutti i suoi parenti e agli dei. Con un cenno ordinò alle guardie di portare via la marmaglia, che venne incitata a suon di calci e frustate ad iniziare il cammino che li avrebbe portati verso la morte nel nome del dio del Tempo.

I quattro guerrieri stavano già mettendo a punto una strategia: Lukìan aveva messo al corrente gli altri tre della conversazione fra Dares e Vargat, ed avevano tutti convenuto che Nagur poteva essere una delle destinazioni del goblin fuggiasco. L’alternativa era che si continuasse a nascondere nella giungla nei dintorni e proseguisse la sua carriera di brigante, fregandosene del resto.

-Avevo detto che potevano servire due squadre- disse Soras con la sua voce sibilante. -La cosa migliore è dividerci: due andranno a nord e setacceranno le strade per Nagur, gli altri lo cercheranno qui nella giungla locale.-

-Io mi prendo il dorato!- disse Kalinda strizzando l’occhio al maestro in armatura.

-Che cosa?- fece stupito questo.

-Non dirmi che preferisci la compagnia di Lukìan! Hai gusti particolari per un uomo.- insinuò la donna con sgurado sempre più ironico.

Il cavaliere della Luce la guardò disgustato, ma non ebbe nulla da obiettare. Per come la vedeva lui una coppia valeva l’altra. -Va bene. Andremo noi due sulla strada di Nagur.- disse.

-Fammi un favore prima di parire- disse Soras al suo onorevole pari -toglimi il sole da qua, faremo molto più in fretta.-

I due Cavalieri del Tempo guardarono incuriositi il maestro della Luce, che fece un cenno di assenso. Sollevò la mano e la mise all’altezza del sole ormai già alto nel cielo: lo afferrò e lo colse come se si trattasse di un frutto appeso ad un albero. Immediatamente scese la notte, mentre l’uomo in armatura teneva in mano un globo di luce accecante. Strinse il pugno finché la luminosità non si estinse.

-Ah! Mi ci voleva un po’ di energia in più per alimentare il Soffio. Così viaggeremo molto più rapidi!- La tecnica era stata davvero spettacolare: i paladini, ma soprattutto i sacerdoti, erano rimasti a bocca aperta.

-Come hai fatto?- chiese Kalinda.

-Ho assorbito tutta la luce della zona. Fino a domani il sole non sorgerà di nuovo nei dintorni.-

-I maestri della Luce possono davvero fare una cosa del genere?- fu Shanta a fare la domanda, che aveva già ottenuto nei fatti una risposta e serviva solo ad esprimere il suo stupore. Aveva capito immediatamente che non si trattava di semplice magia: era un intreccio di conoscenze magiche e tecniche di manipolazione del Soffio tipiche di quella scuola di monaci guerrieri. Ma non aveva mai visto una tecnica come quella. Non si era resa conto di quanto fossero potenti i monaci combattenti fino a quel momento. Potenti, e pericolosi, se si rivoltavano contro l’ordine costituito insegnando le loro arti alle razze inferiori.

-Il Soffio è un’arma potente nelle mani giuste, sacerdotessa- disse il maestro. -per questo non ci serve altro per combattere.-

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