Dove gli dei sono crudeli: intascarsi il sole

febbraio 27, 2015 da Cronotopo

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Mondo del Camal di tutti gli dei, pianeta Domus, anno 1570 dopo la fondazione dell’Aquila, datazione basata sulla rivoluzione di Domus attorno alla sua stella.

War Goblin

I due sacerdoti e i due maestri uscirono all’esterno, dove li aspettavano i Cavalieri del Tempo, mentre il capitano marciava spedito verso il centro cittadino.

-Avete trovato le tracce del passaggio di quel goblin di cui ci è stato riferito dai tributi?- chiese la donna dal capello corto allo ierofante.

-Si, Kalinda. Pare che un goblin abbia sconfitto l’onorevole Lulianor della Luce con tecniche segrete della Mano.-

-Allora è vero!- esclamò Kalinda scoccando un’occhiata truce ai due maestri -uno dei vostri onorevoli fratelli ha disonorato la Via insegnandone i segreti ad un lurido goblin!-

I due maestri la guardarono impassibili; c’era un’antica rivalità fra i maestri della Mano Vuota e i Cavalieri del Tempo: questi ultimi sostenevano di essere i migliori combattenti del Carvat, e ovviamente i primi non erano affatto d’accordo.

Inoltre i paladini di Melar avevano la fama di essere devoti al loro dio e al Camal di tutti gli dei, mentre i monasteri della Mano Vuota avevano sempre mantenuto una certa indipendenza dal culto del Camal, anche se ovviamente onoravano gli dei come tutte le persone rispettabili. Tuttavia i Cavalieri del Tempo li guardavano con sospetto e speravano sempre di coglierli in fallo e dimostrare che non erano dei buoni fedeli come loro e magari trovare la scusa per un regolamento di conti.

-Per questo siamo venuti- disse il maestro in armatura dorata. -Io, Balav della Luce, assieme al mio onorevole fratello Soras dell’Ombra ci metteremo immediatamente sulle tracce di questo goblin appena avremo raccolto tutte le informazioni disponibili in questo luogo, per catturarlo e scoprire chi è stato lo scelerato maestro che gli ha insegnato la Via. Dopodiché lasceremo il goblin sull’altare di Melar e andremo a punire il responsabile di questa situazione.-

-E se necessario, anche tutto il suo tempio di appartenenza.- concluse Soras, il maestro avvolto nel manto nero come il buio. C’erano ovviamente tensioni e rivalità anche fra le diverse scuole della Mano Vuota. Sembrava proprio che al maestro dell’Ombra non sarebbe dispiaciuto poter mettere in cattiva luce i templi rivali.

-Mi piacerebbe proprio venire con voi.- disse con aria strafottente Kalinda. Era chiaro che stava insinuando la necessità di un controllo sulle azioni dei maestri da parte di autentici fedeli del dio. L’altro cavaliere si limitò ad un cenno della testa che indicava il suo completo accordo con la sorella d’armi.

Fu Farjat a rispondere: -E infatti andrete anche voi due in missione con loro.- disse rivolto ai Cavalieri del Tempo.

Il cavaliere della Luce sembrò contrariato, ma non si espresse. Non si poteva contraddire apertamente il secondo ierofante di Tumsa. Invece il maestro dell’Ombra sembrò soddisfatto; annuì e disse: -Meglio così, potremo dividerci in due gruppi di ricerca misti se ce ne sarà bisogno.-

I maestri della sacra scuola dell’Ombra avevano scelto come divinità protettrice Zeno, dio della morte e figlio di Melar, ed erano spesso legati alla casta sacerdotale, mentre i Cavalieri della Luce veneravano Rilas, dea del sole, un culto poco diffuso nel Carvat se non presso le zone desertiche. La loro scelta non era vista di buon occhio da molti, specie fra i ranghi del clero secolare e militare di Melar e di Zeno, i due dei più venerati nel paese.

Intanto il capitano delle guardie era tornato, assieme ad una decina di sottoposti che scortavano una marmaglia composta da goblin, orchi e coboldi, ammanettati e incatenati l’uno all’altro. La loro vista suscitò ribrezzo ai nobili guerrieri e ai sacerdoti.

-Sarebbe questa la feccia che avete trovato nella locanda?- domandò lo ierofante rivolto al capitano.

-Si, eccellenza.- rispose il militare.

-Molto bene.- annuì Farjat. Rivolse il suo sguardo penetrante ai prigionieri, squadrandoli uno ad uno. Stavano con gli occhi bassi e l’espressione abbattuta di chi ha perso ogni speranza. -Stiamo cercando qualcuno che era alloggiato in questa locanda, un pericoloso ricercato- disse con un cenno rivolto alla costruzione alle sue spalle -si tratta di un goblin, un giovane goblin con i capelli lunghi, che pratica la Via della Mano Vuota.- ci furono occhiate sfuggenti fra i componenti di quel cumulo di immodnizia vivente, ma nessuno parlò. -Se nessuno di voi ci darà infomrazioni vi riterremo tutti complici di questo farabutto e sarete mandati immediatamente all’altare. Se invece ci direte quello che sapete su questo miserabile individuo potrete servire nel tempio di Tumsa per il resto della vostra vita.- era una buona offerta, nessuno appartenente alle razze inferiori poteva aspirare a qualcosa di più della schiavitù in una istituzione pubblica, non ora che in città governava un mezzelfo.

Un orco sputò per terra.

-Hai qualcosa da dire, orco?- chiese Shanta indignata dal gesto.

-Si, certo, sacerdotessa del mio uccello! Per me potete fottervi voi e i vostri dei, siano per sempre maledetti!- Una guardia arrivò da dietro e lo colpì alla testa con l’elsa della spada. L’orco crollò a terra. La sacerdotessa si avvicinò, protese una mano verso la fronte larga della creatura e mormorò una formula rituale: -Melar, signore del tempo, accetta questa vita come umile offerta alla tua grandezza.-

L’orco si rattrappì ed iniziò ad invecchiare sotto gli occhi dei suoi compagni che osservarono la scena terrorizzati: la pelle si rangrinzì fino a divenire polvere, gli occhi esplosero, i muscoli si consumarono finché non rimase altro che una carcassa scheletrica.

-Qualcun altro?- disse Farjat compiaciuto.

Si fece avanti un goblin vecchio e grasso, dall’aria flaccida, tutto tremante di paura da capo a piedi. -Miei potenti signori, io… io ho incontrato chi cercate.-

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