Dove gli dei sono crudeli: la fondazione degli oracoli, parte 2

gennaio 16, 2015 da Cronotopo

-Conosete la storia della fondazione degli Oracoli?- chiese Vanita.

-Più o meno…- fu la risposta a mezza voce di Gorak e Udga. Certo le loro razze non erano famose per la loro cultura, ed essi si vergognavano un poco di alimentare quel pregiudizio.

-Va bene, comincerò dall’inizio.- sospirò la goblin preparandosi al racconto.

-Un tempo, all’origine di tutto, regnava il caos primigenio. Si dice che allora regnassero altri dei, che oggi sono ignoti. Furono loro a dare una prima forma al mondo, Karmì, e alle razze. Ho sentito che ci sono popoli sconosciuti che ancora li venerano, nell’Estremo Occidente e nel continente a sud dei mari…-

-Non c’è niente a sud dei mari!- esclamò Gorak.

-Tu che ne sai? Pare che alcuni marinai abbiano navigato verso sud fino a raggiungere una terra che nessuno ha mai riportato nelle mappe, ma quelli che sono riusciti a tornare erano tutti impazziti…-

-E allora come fai a dire che questo continente esiste veramente?- insistette il coboldo.

-Vai avanti.- disse l’orchessa. Sembrava curiosa di sentire la storia del mondo, forse non l’aveva mai sentita raccontare da una persona di cultura come Vanita.

-Insomma, pare che quando il mondo nacque tutti gli esseri fossero uguali, e che tutti avessero il potere degli dei, in grado di compiere miracoli aldilà dei poteri oggi concessi alle razze. A quel tempo la guerra imperversava da un capo all’altro di Karmì, che allora non era ancora divisa in continenti. Un essere con le gambe poteva camminare dall’Estremo Occidente di Emmel fino alla punta della Falce.

-Da quell’epoca di continui conflitti emerse il Camal, un gruppo di esseri immortali che si propose di cacciare gli antichi dei ignoti e di imporre l’ordine; dopo mille anni di guerra contro gli altri dei riuscirono a sconfiggerli e ad imprigionarli aldilà dei confini del mondo.

-Le razze tuttavia non accettarono l’ordine che il Camal voleva imporre al mondo, e allora gli dei le punirono con un cataclisma che spezzò i continenti; nel punto in cui colpirono più duramente rimase solo una manciata di isole, e su una di esse Zetas, somma dea della potenza, fondò il primo Oracolo, diecimila anni orsono. Pare che i popoli dell’est, i Mani, chiamino quell’isola Potestas.

-Il suo consorte Ator, dio della volta celeste, costruì a sua volta un altro oracolo sul monte più alto di Karmì, il monte che oggi porta il suo nome, al centro della Grande Sella che divide il Carvat dalle oscure giungle del nord e dalle barbarie dell’Estremo Occidente.

-I loro sei figli, con i quali formavano il nucleo originario di quello che noi oggi conosciamo come Camal di tutti gli dei, seguirono l’esempio dei genitori e fondarono altri sei oracoli sparsi per tutto il mondo conosciuto. Come saprete, Melar, il dio del tempo, ha posto il suo su un’isola nel mare di Carvat, mentre l’oracolo di sua moglie Bias, dea della vita, è da qualche parte nei regni elfici a nord est, oltre la Sella.

-Il nuovo ordine del Camal imponeva alle razze che esse rinunciassero ai poteri che li rendevano simili agli dei immortali, e che onorassero i nuovi padroni del mondo. Quelle che obbedirono furono lasciate libere di creare i loro regni e i loro imperi e di condurre i propri affari. Quelle che non obbedirono vennero cacciate e disperse, e divennero schiavi e predoni. La memoria del passato fu cancellata dalle loro tradizioni ed esse da allora vivono in uno stato di minorità e di ignoranza.-

-Stai parlando di noi, vero?- gracchiò Gorak.

-Certo che parla di noi, idiota! Non vedi come siamo ridotti?- lo schernì Udga.

-Vuoi dire che il potere degli dei è ancora alla nostra portata?- chiese il coboldo rivolto a Vanita.

-Il mito dice questo- concluse la goblin -ma nessuno sa come ottenerlo di nuovo. È ben noto che chiunque si metta su questa strada incorre immediatamente nell’ira divina e finisce ucciso o maledetto.-

-Ma di cosa si tratta? Io credevo che il potere degli dei fosse solo una magia più potente di quella di noi mortali!- insistette Gorak.

-In parte è così. Gli dei sono una sorgente magica di estrema potenza. Tuttavia il loro potere non si riduce a questo. Esiste un altro potere, differente dalla magia, dai trucchi mentali di monaci e paladini e dalla manipolazione del soffio vitale dei maestri della Via della Mano Vuota. La capacità di sfruttare questo potere è l’oggetto delle Arti Proibite.-

-E dite che questi pazzi che vogliono combattere gli dei ci sono arrivati?- la voce del coboldo si era abbassata fino a diventare un sussurro.

-Se non hanno almeno questo in mano sono davvero pazzi.- rispose Vanita.

-Bene.- intervenne Vargat, rimasto in silenzio durante la lezioncina della prostituta. -Ora che vi siete fatti una cultura capite meglio anche il mio punto di vista. I miei maestri conoscono e tramandano questa storia assieme a quella dei loro predecessori che sono caduti in disgrazia per aver provato a sviluppare le arti proibite. Ma se esiste anche una sola possibilità che qualcuno sia riuscito nell’intento senza essere morto o impazzito o maledetto per l’eternità per me vale la pena di scoprirlo.-

-Quindi che si fa?- chiese Gorak.

-Per prima cosa andremo a Nagur per verificare se davvero qualcuno ha raso al suolo il tempio. Se è vero, cercheremo indizi per rintracciare i responsabili. Se li troviamo io personalmente valuterò se unirmi a loro quando li avrò conosciuti. Voi fate come vi pare. Se volete seguirmi, il piano è questo. Altre domande?- Nessuno fiatò.

-Bene, allora muoviamoci.- concluse il goblin alzandosi in piedi. Ma prima che potessero muovere un passo, il cielo si oscurò, come se fosse improvvisamente calata la notte.

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