Dove gli dei sono crudeli: la fondazione degli oracoli, parte 3

gennaio 16, 2015 da Cronotopo

Il soldato arrivò di corsa, la corazza a piastre che rumoreggiava metallica, si arrestò e si mise sull’attenti.

-Capitano, sono arrivati i sacerdoti. Ci sono anche due maestri monaci con loro.-

L’ufficale fece un verso di stizza, poi guardò oltre le macerie di quel miserevole villaggio di feccia che la sua compagnia aveva appena raso al suolo e rimase a bocca aperta. Un gruppo di individui camminava nella sua direzione, uno a fianco all’altro, i mantelli che ondeggiavano dietro le loro spalle. Si stupì nel vedere chi c’era a capo della delegazione, non pensava certo che quella scaramuccia avrebbe attratto l’attenzione delle alte sfere cittadine, per quanto ci fossero state più perdite del previsto.

Erano in sei ad avanzare verso di lui: un uomo che andava per i trenta, con la barba grigiobianca scolpita in un pizzo marmoreo, vestito di nero e viola, il lungo mantello che calava dalle spalline appuntite e strascicava dietro di sé, camminava con l’ausilio di un corto bastone d’oro con la testa a forma di cobra che reggeva un’ametista fra i denti. In testa portava un turbante viola teunto da una preziosa spilla dotata anch’essa di una pietra preziosa del tutto simile a quella del bastone che brillava sopra la fronte rugosa.

Quello era Farjat, il secondo ierofante di Tumsa, in pratica una delle massime autorità cittadine: se non approvava il tuo operato poteva farti finire sull’altare con un cenno. Al suo fianco la fedele Shanta, sacerdotessa di Melar, suo braccio destro. I suoi poteri erano di poco meno terrificanti di quelli del vecchio. Era una bellissima donna che aveva da poco passato il quindicesimo anno, camminava a piedi nudi coperta di pochi veli di seta rossa che si stingvano sulle sue forme con grazia, tenuti da una cintura di cuoio decorata in oro. Brandiva l’asta sacra segno del suo rango nella casta sacerdotale.

Ai loro fianchi stavano un giovane con la corazza e i capelli scarmigliati, e un’altra donna dall’aria truce, i capelli tagliati corti, che indossava appena quache placca di metallo brunito a coprire il suo corpo atletico. Entrambi portavano due spade incrociate dietro la schiena: erano i Cavalieri del Tempo, i paladini del culto di Melar e obbedienti guardie del corpo dei chierici.

A chiudere la schiera c’erano due uomini completamente differenti fra loro. Uno indossava una lucente armatura dorata che lo copriva dal collo ai piedi e che rifletteva i raggi del sole nascente tutto introno; l’elmo ballava sul fianco agganciato alla cintura. Non portava armi, e quella era la sola caratteristica che lo accomunava al suo compagno, avvolto in un drappo nero che sembrava ingoiare la luce, il volto coperto e la testa fasciata. Quei due dovevano essere i maestri.

-Salute a voi, eccellenza.- esordì il capitano chinando il capo in segno di rispetto.

Senza preoccuparsi di ricambiare il saluto, Farjat arrivò dritto al punto: -Dunque, capitano, confermi il rapporto che ci hai inviato?-

-Si, eccellenza. Questo ignobile covo di malfattori è stato finalmente…-

-Mi riferivo alla sorte del Cavaliere della Luce. Abbiamo convocato gli onorevoli maestri quipresenti per verificare le circostanze della sua morte.-

L’ufficiale ingoiò il rospo e disse: -da questa parte.-

Li condusse verso l’unico edificio ancora in piedi di tutto l’abitato, una tozza costruzione in pietra che aveva senz’altro visto giorni migliori. I muri erano dissestati e avevano l’aspetto di poter venire giù da un momento all’altro. Il maestro vestito di nero sussurò qualcosa al suo pari in armatura, che annuì gravemente.

Raggiunsero un’entrata di servizio che dava su una cucina. Subito oltre la soglia c’era il cadavere di una creatura in armatura dorata, simile a quella del maestro, privo di testa. La stanza era devastata dal recente scontro. Ed era piena di cadaveri.

I due chierici di Melar entrarono assieme ai maestri guardandosi intorno: i due monaci si chinarono per studiare il cadavere in armatura conferendo fra loro attraverso lo sguardo. I sacerdoti invece esaminarono gli altri corpi.

-Capitano!- disse Fajat.

-Ai suoi ordini, eccellenza.-

-Chi sono questi cadaveri?-

-Innanzi tutto ci sono i cuochi che lavoravano qui, poi abbiamo una dozzina dei nostri soldati, uno dei nostri jakka, e…- finì accennando al corpo in armatura privo di testa. -Il maestro Lulianor, elfo grigio e maestro della sacra scuola della Luce.-

I due maestri si alzarono. -Riteniamo sia stato sconfitto con una tecnica segreta della Mano Vuota.- disse quello dorato; aveva la voce squillante e altezzosa. -Egli ne ha sicuramente usata una a sua volta, che ha ridotto in questo stato le mura di questa miserevole locanda. Supponendo che lo scontro sia avvenuto qui, nessuno sarebbe potuto sopravvivere a distanza così ravvicinata se non usando un’altra tecnica per contrastarla.-

-Avete identificato a quale scuola appartiene la tecnica?-

-No, eccellenza.- disse il maestro in nero con voce sibilante -Le ipotesi sono molte: la testa sembra essere letteralmente esplosa. Se fosse questo ad aver causato la morte del nostro onorevole pari, si tratterebbe di una tecnica di compressione del Soffio nei centri vitali…-

-Risparmiami i tecnicismi, cavaliere dell’ombra, arriva al dunque.-

-Si tratterebbe di tecniche tipiche della forma Circolare o di quella delle Cinque Gemme, tuttavia…-

-Tuttavia?-

-Potrebbe trattarsi di un diversivo. Chi ha sconfitto l’onorevole Lulidanor potrebbe aver compiuto questo scempio dopo averlo battuto per confondere le tracce- fece una pausa ed aggiunse: -io stesso avrei agito in questo modo.-

-Insinui dunque un coinvolgimento della tua stessa scuola?-

-Non è quello che ho detto, eccellenza.-

-Cosa dicono le vostre letture del Tempo?- chiese il maestro in armatura. Lo ierofante guardò Shanta.

La sacerdotessa iniziò a descrivere ciò che vedeva con gli occhi della mente, chiudendo gli occhi del corpo: -All’inizio erano in tre a battersi, e un quarto è sopraggiunto.-

-Riesci a vedere chi usava le sacre arti della Mano Vuota?-

-Il jakka è stato ucciso da un altro stregone guerriero, un coboldo…- il capitano inarcò un sopracciglio -ma è stato aiutato da un’orchessa… si, un’orchessa che brandiva una gigantesca spada.-

-Che mi dici degli altri due?-

-Un uomo e una donna, entrambi goblin…-

-Ci siamo!- esclamò Farjat. -Dev’essere lui!-

-La descrizione combacerebbe.- osservò il cavaliere della Luce.

-Portate qui i prigionieri che sono stati catturati in questa locanda, voglio interrogarli!- ordinò Farjat al capitano.

-Sarà fatto!-

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