Dove gli dei sono crudeli: la fondazione degli oracoli

gennaio 16, 2015 da Cronotopo

 

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Mondo del Camal di tutti gli dei, pianeta Domus, anno 1570 dopo la fondazione dell’Aquila, datazione basata sulla rivoluzione di Domus attorno alla sua stella.

War GoblinIl sonno di Vargat fu inquieto. Visioni confuse eppure definite lo assillavano: c’era un uomo, un umano con metà del volto coperto da una placca metallica, ed un altro, alle sue spalle, che fumava una pipa nera; e dietro tutti loro un’ombra, una sagoma con la testa enorme e frastagliata, come una catena montuosa o come un immobile fuoco.

Era come se lo chiamassero, o come se fosse lui a desiderare di parlargli, ma non ci riusciva.

Si svegliò di soprassalto; un braccio di Vanita lo cingeva. Lei aprì gli occhi e lo guardò con i suoi occhi di gatta. -Che c’è?- chiese.

-Niente. Ho fatto un sogno.-

-Era bello?-

-Non lo so.-

I loro due compagni di viaggio dormivano ancora: la testa del coboldo affondava nei seni nudi dell’orchessa come se fossero cuscini.

Il goblin cercò la borsa con l’oro e i gioielli, poi si ricordò di averla nascosta la sera prima. Non poteva certo fidarsi di quei tre fino al punto da lasciare in bella vista tutti i suoi averi. Uscì a recuperarli con la scusa di cercare un po’ di frutta, chiedendo a Vanita di ravvivare il fuoco in attesa del suo ritorno.

Fuori era tutto tranquillo: l’avevano davvero scampata bella, si disse ripensando al massacro della sera prima. Ripensò anche al suo duello con il Cavaliere della Luce. Quella mossa, il Funerale di Luce, era stata davvero potente; per poco non ci aveva lasciato le penne. Eppure la Capitolazione dello Spirito si era rivelata superiore.

Evidentemente le sue tecniche erano migliori di quello che credesse.

Rientrato nella cavità del grande albero trovò tutti svegli intenti a mangiare gli avanzi di scimmia della sera prima; appoggiò la fresca frutta che aveva raccolto e afferrò uno stinco unendosi al pasto.

Quando ebbero finito fu Udga a rompere il silenzio: -Ieri sera abbiamo detto che vogliamo seguirti, pelleverde. Ma dove? Quali sono i tuoi piani? Come ti guadagni da vivere?-

-Io non ho bisogno di guadagnarmi da vivere, bellezanne.- rispose il goblin, riferendosi alle zanne mandibolari orchesche che spuntavano dalla bocca della dominatrice sovrapponendosi al labbro superiore. -La giungla è un luogo accogliente per chi la conosce.-

-E allora perché ti porti dietro una borsa piena d’oro?-

-Per i vizi, no?- era stata Vanita a rispondere.

-Ma che facciamo, continuiamo a restare in zona? Non è pericoloso?- intervenne Gorak.

-Si, lo è.- disse Vargat, meditabondo. Una idea ce l’aveva, ma sembrava folle. Tuttavia decise di condividerla con i suoi nuovi compagni, per sentire la loro opinione. -Conoscete il tempio di Nagur?- chiese.

-Le grotte del dio della Morte?- chiese l’orchessa.

-Si, quelle.-

-Ma non è dove i tuoi genitori…- iniziò Vanita. Mai raccontare i propri cazzi a una puttana.

-Insomma la conoscete?- tagliò corto il goblin. Annuirono tutti.

-Avete sentito cos’è successo laggiù?- scossero tutti la testa in segno di diniego.

Raccontò loro quello che aveva sentito da Dares. Mentre parlava si chiese che fine avesse fatto: di sicuro o era morto o era stato ridotto in schiavitù.

-Stai dicendo che c’è qualcuno che si sta organizzando per opporsi agli dei?- chiese stupito il coboldo.

-Così sembra.- rispose Vargat.

-Ma ti fidi delle chiacchere di Dares?- domandò Vanita. Il fatto che fosse un loro simile non significava che lei si fidasse, anzi.

-Sono informazioni che ho pagato con l’oro.- spiegò Vargat. -Dares campava sull’affidabilità delle sue informazioni, almeno quelle che formiva sotto compenso. Credo che almeno la distruzione del tempio sia attendibile.-

-Mi spieghi cosa c’entra con noi tutto questo?- chiese l’orchessa spazientita.

Vanita rivolse uno sguardo carico di significati al suo simile. -Tu vuoi andare là, non è vero?-

-Si. Pensavo di andare a vedere se il tempio di Nagur è stato davvero distrutto, e se è tutto vero voglio anche scoprire chi è stato.-

-Perché?- chiese Udga.

-Vuole ringraziarli.- disse Vanita. -Non è vero?-

Il goblin annuì. L’orchessa e il coboldo rivolsero una silenziosa domanda con i loro sguardi.

-Perché…- iniziò Vanita.

-Perché i sacerdoti di Zeno hanno sacrificato i miei genitori sull’altare di Nagur, va bene?- scoppiò Vargat -Perché se c’è qualcuno che li ha vendicati al posto mio voglio sapere chi è stato, perché…- si fermò. Stava per dire un’enormità. -…perché se c’è qualcuno che vuole opporsi agli dei voglio conoscerlo, voglio sapere qual’è il suo piano. Io odio gli dei, e se c’è anche solo una possibilità di rovesciare il Camal voglio sapere qual’è. Se c’è un piano degno di questo nome voglio esserne parte!- ecco, l’aveva detto. Esrpimere un pensiero simile ad alta voce poteva portare a morire sul colpo, almeno era quello che aveva creduto fino a quel momento.

Un gelido silenzio scese fra i presenti, rotto unicamente dal ronzare degli insetti.

-Pazzesco! Come si può pensare di muovere guerra agli dei?- rabbrividì il coboldo.

-Con le Arti Proibite…- sussurrò Vanita. Tutti la guardarono sorpresi. Lei sostenne il loro sguardo: -beh, non ne avete mai sentito parlare?-

Tutti scossero la testa tranne Vargat, il quale si espresse: -Alcuni maestri del monastero conoscevano le antiche leggende. Tu da chi l’hai sentito?-

-Da chi mi ha insegnato la magia.-

-Ma non sono solo storie?-

-Forse no, se qualcuno si è messo in testa di fare la guerra al Camal.-

-Volete spiegarci anche a noi per favore!- esclamò Gorak spazientito.

Vargat fece un cenno alla sua simile come a dire: -Prego, pensaci tu.-

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