Dove gli dei sono crudeli, parte 2

novembre 11, 2014 da Cronotopo

Il goblin recuperò le sue spade e si avvicinò alla porta della gabbia. Fracassò con un fendente il lucchetto e fece cenno agli occupanti di uscire. I coboldi non se lo fecero ripetere, un’intera famiglia di esseri bassi dalla pelle blu e grigia, con ben cinque figli, il più piccolo dei quali avrà avuto si e no due anni, scapparono immediatamente e si dileguarono nel folto degli alberi.

Gli orchi, due donne e tre uomini, si fermarono un attimo una volta usciti; lo fissavano con i loro occhi gialli. Uno di loro tese la mano dalla pelle scura: -Combatti bene per un goblin!- disse -ti dobbiamo la vita! Possiamo sapere a chi va la nostra riconoscenza?-

-Preferisco di no.- rispose Vargat senza ricambiare la stretta di mano. -Ora filate!-
Un’espressione confusa si dipinse sul volto dalla pelle grigia dell’orco, poi scrollò le spalle e fece un cenno agli altri suoi consanguinei. Si avvicinarono ai corpi dei soldati.
-Prendete pure le armi, se volete- gli disse allora il goblin -ma lasciate il resto: è il mio bottino!-

Un lampo di comprensione attraversò lo sguardo degli orchi: ora capivano perché erano stati così fortunati. Era una logica che comprendevano bene, quella del saccheggio. Senza ribattere presero le spade e le mazze dei soldati e si inoltrarono nella giungla.

-Grazie fratello!- disse uno dei goblin prigionieri che nel frattempo erano usciti dalla gabbia: aveva la ricrescita dei capelli che formava un tappeto grigio sulla sommità della testa. -Sei tu, vero, quello di cui tutti parlano?-
-Sarai tu a deciderlo.- fu la risposta -E comunque non sono tuo fratello; prendete qualcosa per difendervi e sparite.-
La secca replica aveva lasciato interdetto il goblin ex-prigioniero, ma decise di non discutere e insieme ai suoi compagni seguì l’esempio degli orchi.

Restavano solo i quattro umani, due uomini e due donne, che non sembravano aver intenzione di uscire dalla gabbia. Vargat si era intanto messo a ripulire i cadaveri: i gioielli dei chierici e le borse dei cavalieri gli avrebbero permesso di vivere tranquillo per un bel pezzo. Sollevò lo sguardo: -E voi che fate? Restate qui a farvi sbranare dalle tigri?- chiese sarcastico agli umani.

-Sporco goblin!- proruppe una delle donne -ti rendi conto di cosa hai fatto?-
-Vi ho liberato da un terribile destino?-
-Se non verremo sacrificati le nostre famiglie non riceveranno alcun rimborso per il tributo, senza il vitalizio del tempio moriranno di fame!-
-E così le famiglie dei tributi umani ricevono del denaro in cambio della vita dei loro cari?- improvvisamente aveva una gran voglia di sputare in faccia a quella gente -ma che gentili i sacerdoti! Perché non lo fanno anche con noi?-
-Voi siete inferiori!- replicò uno dei maschi -siete solo degli schiavi, o al massimo dei delinquenti come te!-

-Siete sempre liberi di andare fino al tempio ad incontrare il vostro dio.- rispose freddo il goblin. -Altrimenti posso darvi io la morte proprio qui, se è quello che cercate!-
Gli umani ammutolirono.

-Fate come vi pare, stupidi umani, io mi levo di torno. Buona vita, o buona morte se scegliete il tempio.- detto questo balzò in alto fino a raggiungere una liana, la usò per lanciarsi su un ramo, e di salto in salto scomparve fra le fronde rigogliose della giungla centrale del Carvat.

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