Dove gli dei sono crudeli: tecniche segrete, parte 3

dicembre 14, 2014 da Cronotopo

Il gobin allargò le dita per avvolgere il Cavaliere della Luce con i suoi invisibili fili che animava grazie al Soffio, ma l’elfo mosse appena una mano, ed un reticolo irregolare di raggi dorati lampeggiò attorno alla sua figura, neutralizzando i fili. Quei trucchetti contro di lui non avrebbero attecchito, servivano le tecniche segrete.

Ma prima avrebbe dovuto scoprire quelle del suo avversario, cercando di rimanere vivo. Non c’era altra soluzione che attaccare. Si concentrò in modo che il Soffio iniziasse a fluire all’esterno attraverso i pori della sua pelle verde, il suo corpo fu avvolto da un alone di luce azzurra. L’elfo fece lo stesso, e in un attimo fu circondato da una potente aura dorata come la sua armatura.

-Fatti sotto, misero goblin!- esclamò l’elfo -Ti sto aspettando!-

-Perché non fai tu la prima mossa, elfo? Non dirmi che sei un vigliacco!- replicò il goblin.

Per tutta risposta un altro reticolo di raggi attraversò la stanza devastando l’arredo della cucina e facendo schizzare in ogni direzione frammenti di piatti e stoviglie. Le lanterne che illuminavano la stanza si schiantarono appicciando alcuni focolai di incendio in terra. Per fortuna l’edificio era in pietra. Vargat incrociò le braccia e arrestò il potente colpo. Era una tecnica formidabile quella del Cavaliere.

Ne aveva solo sentito parlare, dal maestro Dakka, quando era ancora un promettente allievo del monastero di Falagacìtta.

-Guardati dalla sacra forma del Sole.- gli disse una volta il maestro. Era uno gnomo alto quattro piedi di età veneranda. I veri combattenti erano pochi nella sua razza, le forze militari dei regni gnomici alle pendici della Grande Sella erano prevalentemente costituiti da stregoni e dai terribili reparti meccanizzati che spianavano giungla e avversari con i loro giganteschi carri automatici.

Gli gnomi affrontavano la guerra come qualunque altra cosa, ovvero a colpi di magia e di assurdi congegni, molti dei quali funzionavano grazie alla loro più grande scoperta, l’Acqua Calda.

Quelli poi che si votavano alla via della Mano Vuota erano una vera rarità; ma gli gnomi che lo facevano divenivano potenti maestri, colmando l’inferiorità fisica con una capacità tecnica spaventosa. Applicavano alle arti marziali la stessa folle meticolosità e la stessa insana propensione a spingersi oltre i limiti che i loro simili concentravano nella magia o nella meccanica.

Dakka era uno di loro. L’abate di Falagacìtta aveva affidato a lui l’addestramento del goblin.

-Cos’ha di speciale la sacra forma del Sole?- gli chiese Vargat.

-I maestri del Sole conoscono il segreto della luce, possono usare il Soffio per concentrare in essa i loro attacchi. Con un solo dito sarebbero capaci di uccidere una persona all’istante.-

-E allora? Anche noi possiamo uccidere con un solo dito!- come sempre la sua insolenza era stata punita.

-Idiota!- gli disse Dakka colpendolo alla nuca con uno schiaffo. A quel tempo il goblin aveva la testa rasata come tutti i monaci. Sedeva sulle ginocchia mentre il maestro gli gironzolava intorno dispensandogli le sue perle di saggezza. -Sei capace di inseguire un raggio di sole?-

No, non lo era. -No, maestro.-

-E allora sarà meglio che presti attenzione alle mie parole. Chi è maestro di una delle tredici scuole della Via non teme alcun avversario in battaglia, tranne gli altri maestri. Solo un maestro può sconfiggere un maestro. E tu sei ancora distante dal diventarlo.-

-Come dite voi, maestro.-

-Ricorda, la luce è veloce, più veloce di qualsiasi altra cosa al mondo, ma ha un difetto: può muoversi unicamente in via retta, il suo moto è sempre uguale, in qualunque direzione. Tienilo a mente. Adesso voglio che tu esegua duecento fondamentali della spirale…-

Meno male che si era allenato nei fondamentali, pensò il goblin sorridendo. Quando aveva parato il colpo dell’elfo era riuscito a cogliere gli impercettibili movimenti con cui sprigionava quella tecnica micidiale. Era pronto a contrattaccare.

Scattò in avanti circondato dal potere del Soffio che lasciava una scia azzurra al suo passaggio; il Cavaliere mosse una mano ed un altro mazzo di raggi provenienti da ogni direzione devastarono la stanza; Vargat iniziò a scartare con movimenti semicircolari schivando i colpi luminosi.

Arrivato a meno di un braccio dal suo avversario protese la mano ed emise un colpo di pura energia, una sfera azzurra che impattò contro l’armatura dorata dell’elfo esplodendo in una pioggia di lapilli. Il cavaliere resse il colpo ma arretrò di un altro passo.

Adesso l’odio, oltre che lo stupore, dominavano negli occhi a mandorla dell’elfo. La sua aura dorata si intensificò. Si fece sotto con un balzo, ingaggiando un furioso corpo a corpo con il goblin. L’armatura che indossava era magica e lo avvantaggiava notevolmente nello scontro.

Ma Vargat aveva qualche piccola soprpresa per il cavaliere; non a caso era stato il migliore studente del monastero, anche se era dovuto scappare prima di completare il suo addestramento e diventare maestro. Per quanto si sforzasse l’elfo non era in grado di colpirlo.

-Maledetto- disse questo -che forma stai utilizzando? È la forma circolare? O è forse quella stellare?-

-Non ci sei neanche vicino.- sibilò soddisfatto il goblin. Era meglio non rivelare la natura della sua forma all’avversario, per due ordini di ragioni. Da una parte avrebbe dato un vantaggio al suo sfidante, dall’altra avrebbe messo nei guai il monastero che lo aveva accolto e addestrato. La stessa ragione per cui aveva dovuto andarsene da Falagacìtta.

Purtroppo neanche lui riusciva ad infliggere danni al cavaliere, i colpi che stava utilizzando, che avrebbero potuto mandare in frantumi una normale armatura, non erano in grado di penetrare la difesa dorata dell’elfo.

Doveva dare una svolta allo scontro, Vanita giaceva ancora a terra e il coboldo stava per cedere del tutto agli attacchi dello stregone militare.

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