Dove gli dei sono crudeli: tecniche segrete, parte 4

dicembre 14, 2014 da Cronotopo

Mentre Vargat stava per decidersi a sfoderare le tecniche segrete della sua scuola, la situazione nella cucina ebbe una svolta improvvisa. I soldati che assistevano allo scontro fra i due jakka si trovarono improvvisamente con la testa mozzata da un poderoso fendente di uno spadone orchesco dalla linea irregolare.

A brandirlo era l’orchessa che esercitava la professione di dominatrice nel postribolo della locanda; era ancora in perizzoma e stivali, ma aveva coperto i grandi seni con una fascia bianca per tenerli fermi.

-Udga!- esclamò Vanita, che si era ripresa e stava cercando di tornare in piedi con scarso successo.

Quell’improvviso arrivo aveva distratto lo stregone militare quel tanto che bastava al coboldo per rompere la sua guardia e trafiggerlo al petto.

-Usciamo di qua!- disse l’orchessa mentre soccorreva la collega goblin.

-Mai!- strillò l’elfo. Strinse il pugno davanti a sé e un lampo di luce proruppe dalle nocche abbagliando tutti tranne Vargat. Il goblin vide la mano del suo nemico divenire incendescente, mentre la luce nella stanza sembrava come prosciugata, come se improvvisamente le fiamme che ardevano in terra fossero state coperte da un velo.

Stava per utilizzare una mossa segreta della sua scuola, Vargat lo capì al volo. E reagì preparandosi a fare lo stesso; tutto si sarebbe risolto in quello scambio di colpi. Allargò le braccia e portò i palmi all’altezza della vita, rivolti verso l’avversario. Il significato di quella posa non sfuggì all’elfo: -La forma delle sei vergini! E così sei stato addestrato dalla sacra scuola dell’Occhio, eh? Quale monastero ha tradito così la nostra terra e umiliato la Via?-

-Se dici simili stronzate si vede che non hai capito un cazzo della Via e dei monasteri, stupido elfo!- rispose Vargat.

-Dopo aver ucciso te e i tuoi sudici compagni farò immediatamente rapporto…-

-Un motivo in più per ucciderti!-

Rimasero in silenzio, guardandosi negli occhi nel tentativo di prevenire la tecnica dell’altro. Lo scontro di volontà era tale che se qualcuno avesse interrotto il contatto visivo passando fra di loro sarebbe potuto morire sul colpo.

Le due prostitute e il coboldo stavano con il fiato sospeso, guardandosi intorno spaventati: nonostante i focolai che ardevano sul pavimento era calata una pesante oscurità interrotta solo dall’aura dorata del cavaliere e da quella azzurra del goblin.

L’elfo aprì la mano con il palmo rivolto verso l’alto e urlò: -Funerale di Luce!-

Vargat, che aveva improvvisamente chiuso gli occhi per preparare la sua mossa, li riaprì in quel momento sibilando: -Capitolazione dello Spirito!-

L’edificio fu scosso fin nelle fondamenta, potenti fasci di luce solare lo attraversarono, anche se era notte fonda, come se il sole stesso stesse sorgendo sotto la locanda, facendo saltare infissi e dissestando le pietre con cui era costruito.

Il goblin venne sbalzato indietro andando a sfracellarsi contro il muro, o almeno così credettero i tre che stavano assistendo a quello scontro fra sacre scuole di arti marziali. Ma Vargat, benché si schiantò di schiena contro la fredda parete in pietra, rimase in piedi; un rivolo di sangue gli uscì da un lato della bocca andando a macchiare il petto glabro, rosso vivo su verde.

Il cavaliere non si era mosso di un millimetro, tuttavia la sua aura dorata era sparita, e adesso era avvolto da spirali di energia azzurra. I suoi occhi erano esplosi, lasciando il posto a due cavità sanguinolente e oscure. Crollò a terra senza un fiato come una catasta di legna senza supporto.

-Ce l’hai fatta! L’hai sconfitto!- esclamò Vanita, che era finalmente riuscita a rimettersi in piedi con l’aiuto dell’orchessa. Si era fasciata il braccio con una striscia di stoffa ricavata dal telo bianco che la copriva. Si precipitò ad abbracciare il suo simile.

-Si- rispose questo -ma c’è mancato poco.-

-Incredibile!- squittì il coboldo.

-Che dite, non è ora di toglierci di qui?- tagliò corto l’orchessa.

-Direi di si!- disse Vargat. -Prima però…- e raccolse la spada che aveva dato a Vanita e che giaceva per terra. Concentrò sul suo filo il Soffio e vibrò un colpo dritto alla faccia dell’elfo morto. La sua testa esplose come una vescica d’acqua strizzata, lasciando una scura macchia di sangue.

Era quello un modo per ostacolare le onoranze funebri a colui che aveva cercato di ucciderlo, ma serviva anche a non lasciare tracce della mossa che aveva usato per sconfiggerlo.

-Io ti seguirò. Ti devo la vita.- disse il coboldo mentre Vargat si apprestava ad uscire da quella cucina.

-Non ho bisogno di uno scagnozzo!- sbottò il goblin.

-Non fare tante storie, pelleverde!- rispose l’orchessa. -Insieme avremo più possibilità di uscire vivi da questa macelleria.-

Solo allora il goblin fece di nuovo caso alle urla che arrivavano da ogni parte del villaggio. Breska stava per essere cancellata dalla mappa, ormai era chiaro.

-E va bene.- disse scrollando le spalle. -Muoviamoci allora.-

Finalmente uscirono dalla locanda per la porta laterale. Il villaggio era in fiamme, i suoi difensiori erano stati sterminati, le loro teste erano infilzate sulle picche sparse per tutta Breska, i soldati stavano ammassando i sopravvissuti, prevalentemente donne e bambini, che sarebbero stati venduti come schiavi o sacrificati sugli altari del Camal. Non potevano fare niente per loro.

Si diressero spediti verso la palizzata di legno che un tempo difendeva quello sfortunato borgo, ormai crollata: procedevano uno dietro l’altro, Vargat apriva la strada, in mezzo i due maghi, l’orchessa in retroguardia. Dovettero uccidere un’altra dozzina di soldati prima di riuscire ad infilarsi nella giungla.

Per fortuna non incontrarono altri maestri, né sacoerdoti o maghi che potessero sbarrare il passo alla compagnia. Per essere un gruppo messo insieme all’improvviso dalle circosatanze erano abbastanza pericolosi da incrociare, come ebbero la sfortuna di scoprire i soldati a cui tolsero la vita.

Raggiunsero i resti della palizzata camminando fra i cadaveri e i resti delle case distrutte, scavalcarono il legname divelto e si gettarono a perdifiato oltre la zona disboscata che circondava il villaggio finché non si trovarono circondati dagli alberi; neanche allora rallentarono il passo, anche se il pericolo sembrava finalmente finito.

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