Dove gli dei sono crudeli: tecniche segrete, parte 5

dicembre 14, 2014 da Cronotopo

Corsero nel fitto della boscaglia per più di mezzora prima di fermarsi.

-Dovremmo essere al sicuro ormai.- disse Udga, l’orchessa -nessuno ci ha seguito.- gli orchi vedevano nel buio e come i goblin avevano uno sviluppatissimo senso dell’udito. Era ancora notte fonda, ma nessuno di loro aveva particolari problemi ad orientarsi, la luce delle lune era più che sufficiente.

-Bene, fermiamoci qui, dobbiamo riposarci.- disse Vargat, che si era trovato improvvisamente a capo di quella strana compagnia di furfanti. Si sedette a gambe incrociate sul soffice sottobosco e li guardò ad uno ad uno: le due prostitute e il coboldo dalla pelle blu. Si rese conto di non conoscere ancora il suo nome.

-E tu chi saresti, coboldo?- chiese cercando di non risultare troppo sprezzante. Non amava i coboldi, erano una razza meschina e ignorante con cui non aveva mai condiviso un pasto.
-Gorak, figlio di Ragor, jakka indipendente, ora al tuo servizio.- disse l’interpellato inginocchiandosi e posando la spada davanti al goblin.
-Non mi servono i tuoi servigi, te l’ho già detto!-
-Lo so, ma intendo comunque seguirti ed aiutarti come posso. La mia vita adesso ti appartiene, se non mi vuoi tra i piedi tagliami pure la testa.-
-Non sembravi tanto coraggioso quando mi hai chiesto la mia spada.-
-Dai, lascialo stare…- intervenne Vanita.
-No!- disse il coboldo rivolgendole uno sguardo carico di rancore -Non voglio che il mio onore sia difeso da una puttana!-
-Bada a come parli, jakka!- lo ammonì Vargat -Questa puttana se la cava meglio di te con la magia.-
-Voglio guadagnarmi il tuo rispetto- disse il coboldo tornando a rivolgersi a lui -e lo farò da solo, maledetto il Camal!-

Il goblin lo fissò senza dire nulla.
-Lo so che la mia razza non è famosa per il suo coraggio o per il suo senso dell’onore- continuò Gorak abbassando la testa -ma anche noi coboldi paghiamo i nostri debiti a chi ci aiuta contro l’odio delle razze che governano le città.-

Vargat piantò il suo sguardo in quello del coboldo per leggergli l’animo, e vi trovò una strana tenacia, affatto tipica per quelli della sua razza. Le sue parole erano sincere. Decise di accettarlo come seguace. Qualcosa stava cambiando anche dentro di lui, anche se ancora non era in grado di dire che cosa.

-E voi, ragazze?- chiese rivolto alle due donne. -Che intenzioni avete? Non ditemi che volete venirmi dietro come questo coboldo?- aveva parlato con tono ironico, i goblin tendevano a fare del sarcasmo appena ce n’era l’occasione, e anche quando non era il momento; tuttavia quella volta avrebbe voluto non farlo.

Dell’orchessa non gliene fregava nulla, ma in qualche modo sperava che Vanita si fosse affezionata a lui, anche se sembrava un pensiero assurdo.

Fu Udga a parlare per prima: -Quell’attacco, quello del cavaliere dorato, quanto era potente in realtà?-
Vargat la guardò incuriosito.

-Non sono certo una seguace della Mano Vuota- rispose lei alla silenziosa domanda negli occhi del goblin -ma vengo da una famiglia di guerrieri. Questa spada è appartenuta a mio padre.- Era una gigantesca spada orchesca che la donna era capace di brandire con una mano sola. Legata alla cinta del perizoma portava ancora la frusta che usava con i suoi clienti. Gli sguardi su di lei si fecero ancora più interrogativi. -Beh, che c’è? Non aveva figli maschi a cui lasciarla, così adesso è mia.-

Tornò a rivolgersi al goblin: -Quello che volevo dire è che me ne intendo di combattimenti, anche se faccio la puttana. Avrebbe potuto ucciderci tutti in un istante, non è vero?-

-Quella era una mossa segreta della sacra scuola della Luce. Credo che avrebbe potuto sterminare una intera compagnia di soldati.- rispose Vargat.
-Ma tu l’hai fermato.-
-Beh, anch’io conosco qualche mossa segreta.-
-E così sei stato addestrato dai monaci.-

Non rispose a quella domanda. Non rispondeva mai.
-Anche noi ti dobbiamo la vita.- intervenne Vanita.
-Questo però non significa che dobbiamo seguirti fino alla morte.- continuò l’orchessa -L’onore di una puttana è differente da quello di un guerriero. Per pagare un debito simile ed avere la coscienza a posto ci basta offrire il nostro corpo gratis.-

-Si, è vero.- la goblin sembrava stesse meditando profondamente sulle parole che stava per dire -Anch’io sarei felice di concedermi questa notte per poi andare per la mia strada.-
-Veramente per questa notte ti ho già pagata.- fu più forte di lui. La battuta era troppo bella per andare sprecata. I goblin avevano la lingua lunga e pungente.

-Quello che volevo dire…- continuò Vanita guardandolo con divertita disapprovazione. Riconosceva il sangue della sua razza nelle parole taglienti del suo simile.
-è che la situazione sta precipitando da queste parti. Per tutti noi. Ciò che è successo stanotte si ripeterà presto, non siamo al sicuro qui nella giurisdizione di Tumsa. Per quanto mi piacerebbe dartela per un paio di giorni e poi tornarmene in città a lavorare, credo che faremmo meglio a restare uniti per uscire tutti insieme da questo mare di merda.-

-E così volete restare con me perché pensate così di aumentare le vostre possibilità di salvare la buccia, eh?- chiosò il goblin.
-Sono d’accordo con Vanita.- disse Udga. -Se me lo permetterai, anche io ti seguirò.-
-E va bene, sentite: io per stasera ne ho abbastanza. Cerchiamoci un rifugio e del cibo, domani deciderò se accettare la vostra… offerta.- fu la risposta di Vargat.

Trovarono un grande albero cavo dove passare la notte; mentre i due maghi pensavano al fuoco, il goblin e l’orchessa andarono a caccia. Tornarono presto con un paio di scimmie da fare arrosto.

Mangiarono in silenzio davanti al piccolo falò acceso all’interno della cavità legnosa. Quando ebbero finito prepararono dei giacigli con il fogliame abbondante della giungla; Vargat fece cenno alla sua simile di sdraiarsi accanto a lui, poi si rivolse all’orchessa: -Per questa notte mi accontento della compagnia di Vanita, te se vuoi scopati pure il coboldo.-

Gorak squittì eccitato, sembrava uno che avesse appena vinto inaspettatamente un grande premio. Udga sbuffò: -E pensare che sono stata io a salvare la vita di questo moscerino. Dai, vieni qui.- concluse allargando le braccia verso il piccolo essere blu.

Il coboldo non se lo fece ripetere e si tuffò tra le generose forme brunite della donna. I goblin si disinteressarono di loro ed iniziarono con i preliminari, mentre i gemiti di piacere si intensificavano alle loro spalle.

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