Dove gli dei sono crudeli: tecniche segrete

dicembre 14, 2014 da Cronotopo

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Mondo del Camal di tutti gli dei, pianeta Domus, anno 1570 dopo la fondazione dell’Aquila, datazione basata sulla rivoluzione di Domus attorno alla sua stella.

-Hai fame?- chiese Vargat alla prostituta che giaceva al suo fianco e che gli stava passando la pipa carica di Ashi.
-Si, un pochino.- rispose Vanita con gli occhi socchiusi.

She-Goblin

Ormai era notte, ma la cucina restava aperta fino a tardi. Era sicuro che la vecchia Mugda gli avesse lasciato qualcosa da parte dopo il regalino che le aveva fatto. La sua cucina non era male, anche se gli orchi avevano una predilezione per i sapori forti che rasentava la follia.

Il goblin stava già pregustando l’odore delle spezie e la sensazione del piccante sulla lingua, quando le sue orecchie percepirono il suono di pesanti vibraizoni provenienti dal suolo in lontanaza; la cadenza e il peso di quei passi era inconfondibile: elefanti, e di grande stazza, probabilmente corazzati. Un contingente militare? Non era un buon segno.

Scattò in piedi, afferrando come un lampo il perizoma, la borsa e il resto dei suoi pochi averi, vestendosi all’istante.
-Che succede?- disse la donna.
-Guai, forse. Hai armi di sotto?-
-Non ne ho bisogno per proteggermi. Comunque ho un pugnale da qualche parte…-
-Lascia perdere.- i passi acceleravano -tieni questa e vestiti.- e gli passò una delle sue corte spade.

Lei lo fissò un attimo, poi si mosse, afferrò il telo bianco avvolgendoselo intorno in modo da non impedirle i movimenti. Poi afferrò l’impugnatura della spada un po’ incerta.
-Sei pronta?-
-Per cosa?-
-Arrivano.-

Si udì un terribile schianto, seguito da un coro di urla. Era il suono di un massacro. La palizzata esterna doveva essere stata abbattuta in più punti. Qualcuno aveva fatto irruzione a Breska e stava massacrando la sua popolazione.

Vargat spense l’unica candela che illuminava la stanza e si accostò alla finestra per sbirciare all’esterno. Il villaggio era in fiamme, il trambusto aumentava ogni secondo.
-Stanno assaltando Breska, dobbiamo andarcene, ora.-
-Ma chi sta assaltando il villaggio?- la donna si era accostata alla sua schiena e gli teneva una mano sulla spalla. -È una banda?-
-Quale banda si può permettere dieci elefanti?- chiese lui in risposta. -Sono soldati, soldati di Tumsa.-
-Quel governatore! Siano maledetti tutti gli dei del Camal!- esclamò lei.
-Che possa crollare il Camal con tutti i suoi abitanti.- rincarò il goblin.

Finite le bestemmie cercarono di capire meglio cosa stava succedendo, ma l’unica cosa che restava da scoprire era come uscire da quella situazione. Erano al primo piano, a poche braccia da terra; uno scherzo per Vargat, ma per Vanita?

-Sei capace di saltare giù senza farti male?-
-Sicuro!-
-Bene, allora stai pronta…- ma non ebbero il tempo di saltare giù: un elefante corazzato apparve improvvisamente nel caos generale e caricò la facciata della locanda dove si trovava la loro finestra, nonché l’entrata dabbasso.

L’impatto fu tremendo, i due goblin fecero appena in tempo a balzare indietro mentre la parete della stanza crollava. Uscirono in fretta nel corridoio dove si stavano riversando tutti gli avventori e imboccarono le scale per cercare da quella parte una via d’uscita.

Quando arrivarono al pian terreno sentirono provenire dalla sala comune urla, bestemmie e suoni di armi che cozzano fra di loro: era in corso uno scontro.

-Devo avvertire le ragazze!- disse improvvisamente Vanita guardando la rampa che portava al seminterrato.
-Non c’è tempo!- replicò Vargat. -Dobbiamo andarcene prima di finire in trappola come topi.-

In quel momento la porta della sala comune si spalancò e apparvero due soldati in armatura. Non c’era più alcun dubbio, si trattava di una retata delle autorità della vicina Tumsa, lo stemma di una piramide sormontata da un serpente campeggiava sulle tuniche che coprivano le loro corazze a placche metalliche.

-Bastardi!- disse Vargat mentre piombava loro addosso con la spada in pugno. Il suo attacco colse di sorpresa il primo, la cui testa rotolò via come una noce di cocco caduta dall’albero. Il secondo tentò di reagire, inutilmente: il goblin parò un fendente e conficcò due dita in un occhio penetrando fino alla seconda falange, uccidendolo sul colpo.

-La cucina, presto!- disse trafelato. -Usciamo dal retro!-
La prostituta si precipitò verso le porte della cucina, ma da esse uscì un gigantesco guerriero in armatura dall’aria feroce che si preparò ad infilzarla come uno spiedo.

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