Epopee galattiche e robot dal volto umano: Asimov

dicembre 14, 2014 da Cronotopo

isaac-asimovL’opera di Isaac Asimov è forse la fonte più originaria in assoluto di Satrasia. Ero piccolissimo, forse addirittura all’asilo, quando mio padre mi riportava le storie di questo immenso autore del genere fantascientifico.

Ricordo che durante una passeggiata in campagna mi raccontò la storia dell’Ultima Domanda, quella alla quale nessun supercomputer riesce a rispondere durante l’intero arco della storia umana, finché l’ultimo dei calcolatori non trascende la propria natura facendosi dio. Un racconto fantastico, che ricorderò sempre.

Da adolescente mi immersi nella saga della Fondazione, e quasi affogai: ricordo che facevo forca a scuola pur di continuare a leggere questa epopea plurimillenaria dove i personaggi si avvicendano in un grandioso affresco.

L’idea di collegare migliaia e migliaia di anni di storia con un unico filo rosso, e di intrecciare fra loro saghe inizialmente distine, come i Robot e la Fondazione, mi ha impressionato molto. Anzi, direi che mi ha mostrato per la prima volta la possibilità di integrare fra loro storie apparentemente distanti, uno dei pilastri delle Cronache di Satrasia. Questo aspetto della saga asimoviana stuzzicò la mia sete di generalità e universalità, che ho cercato di colmare dal punto di vista narrativo creando io stesso uno scenario come la mistica realtà.

L’altro aspetto sicuramente qualificante di Asimov è il suo modo di parlare di robot: un modo particolarmente umano, che ci lascia intravedere la possibilità di macchine, costrutti, automi, dotati di un’anima. Probabilmente è la ragione per cui parteggerei per i diritti politici dei robot, il giorno in cui si ponesse il problema, e sono così sensibile alla tematica dell’intelligenza artificiale.

Mi sono trovato a discutere tante volte di questa questione, per quanto può sembrare strano. E la maggior parte dei miei interlocutori, anche molto differenti fra loro, si sono dimostrati veramente razzisti per il mio modo di vedere. Una specie di sciovinismo della carne secondo il quale è impossibile a priori che una macchina possa avere un pensiero autonomo, o dei sentimenti, e che possa essere quindi una persona, in senso metafisico, giuridico e morale.

Sinceramente non condivido affatto questo punto di vista e anzi mi sembra una chiusura mentale assimilabile alla paura per il diverso. Come trovo aberranti molte opere di fantasia di matrice statunitense dove l’anima diventa un’esclusiva dell’uomo, facendola coincidere con il “senso morale”, ovvero la capacità di distinguere il bene dal male, e di provare di conseguenza cose come il senso di colpa. Secondo questa linea di pensiero i demoni non avrebbero l’anima.
Cosa per me assurda, visto che parlano e dimostrano di avere una capacità autonoma di pensiero. Stesso discorso per i robot.

I filosofi di un certo orientamento hanno sguazzato in questi temi per anni. John Searle dice che se mi sembra di essere cosciente, alllora vuol dire che sono cosciente. Nella coscienza apparenza e realtà coincidono. Ma Alan Turing, il primo ad essersi posto veramente il problema delle macchine pensanti, aveva già in qualche modo girato l’argomento in terza persona presentando al mondo il test che porta il suo nome: se qualcosa sembra cosciente, allora probabilmente lo è.

D’altra parte i cristiani sono sempre stati maestri nel negare l’anima al prossimo: dalle posizioni dei teologi sugli animali, considerati alla stregua di automi, per cui le loro grida nei macelli sarebbero come il clangore delle fabbriche, alle affermazioni sui popoli primitivi privi di anima per giustificarne il massacro.

Perciò in Satrasia l’anima ce l’hanno tutti, uomini, demoni, dei, alieni, robot, bestie e perfino le piante. Per questo possono esserci anche spettri di robot. Ciascuna è un frammento della divina sapienza, la Sophia, ed è ciò che la Divinità vuole riprendersi.

Per concludere sul nostro autore, Satrasia è cosparsa di riferimenti ad Asimov: l’appellativo con cui la Divina Sorgente è chiamata dagli avversari del Regno dei Cieli, il Tiranno dei Mondi, è il titolo di un suo libro. Anche Paria dei cieli mi ha fornito un altra formula ricorrente, anche se “i cieli” in Satrasia sono le dimensioni dell’esistenza esterne alla realtà materiale. Devo senz’altro essere grato anche a chi ha tradotto in italiano i titoli di questi libri.

Un altro dettaglio riguarda il modo in cui vengono chiamati i poteri mentali nella mistica realtà. Benché sia utilizzato a volte il termine “psionica”, in omaggio alla tradizione dei giochi di ruolo, il nome più utilizzato per i poteri derivanti dalla forza della soggettività individuale è “mentalismo”, che è un termine tratto dalla saga della Fondazione.
Piccoli omaggi per un gigante della fantascienza.