Figlio di un dio maggiore: all’imbrocco, parte 3

dicembre 8, 2014 da Cronotopo

Alessandro montò in sella al suo piccolo flyer, accese i motori, diede potenza a quello anteriore facendolo impennare, dopodiché diede massima potenza a quello posteriore e schizzò nel cielo senza neanche accendere il navigatore. Se lo beccavano col navi spento gli facevano un bel culo, ma lui se ne fotteva, ovviamente. Almeno indossava il casco interattivo, così non avevano una buona ragione per fermarlo.

Sfrecciò nel traffico aereo milanese come una vespa impazzita, schivando all’ultimo areomobili gravitazionali e uomini volanti che lo maledicevano in tutte le lingue. C’era da stare attenti a fare incazzare quelli che sapevano volare. Magari ti facevano davvero un incantesimo o roba del genere.

Milano era sempre caotica, ma quando c’erano gli eventi in centro scoppiava, lo spazio aereo congestionato, le vie del centro invase da vip, froci e fighe. Beh, c’era di peggio. Atterrò presso i Navigli e si gettò nel vortice di localini da bere, facendosi un vodka martini dietro l’altro.

Tutto sbronzo vagava in mezzo all’alta società, guardando dritto negli occhi ogni modella, ogni presentatrice, ogni valletta che gli capitava a tiro. Nessuna lo cagava di striscio. Ma la ruota gira sempre. Quando la situazione si fa dura bisogna puntare all’anello più debole della catena.

Adocchiò una ragazza un po’ impacciata, che stava in piedi da sola guardandosi intorno spaurita: indossava un vestitino argenteo stretto sui fianchi con un generoso scollo sui seni, i tacchi a spillo e poco altro, giusto qualche bracciale e un paio di collane. Di viso non sembrava affatto male, i capelli, ricci e pettinati all’indietro, erano praticamente arancioni, con strani riflessi ramati come se fossero stati di metallo.

Doveva essere un’attricetta o l’ultima arrivata di un corpo di ballo televisivo, visto il fisico appariscente propese per la seconda ipotesi. Era piuttosto alta, con i tacchi sicuramente lo sovrastava, le gambe snelle ma muscolose, i seni grandi e sodi, ma non eccessivi, si vedeva che non indossava il reggiseno e che se lo poteva permettere.

Alessandro si avvicinò. Lei si voltò e per puro caso, apparentemente, si trovarono a guardarsi negli occhi a circa un metro di distanza. Il ragazzo stava per esordire con una cazzata di circostanza, ma rimase per un attimo bloccato: gli occhi di lei, dall’iride azzurrissimo, avevano il bulbo grigio argento. L’incontro con quell’elemento alieno lo turbò.

La tipa sembrò accorgersene e abbassò lo sguardo stringendo la borsetta con tutte e due le mani e cercando di guardare da un’altra parte. Lui capì di aver già perso dei punti, doveva subito recuperare.
-Ehi!- disse -ma tu sei… non sei terrestre, vero?-
-Già.- rispose continuando a tenere la testa bassa. -Si vede, vero? Per gli occhi!-
-Dai, non ti preoccupare! Sai, sono rimasto un po’ stupito perché non avevo mai incontrato una come te… da dove vieni? Come si chiama la tua gente?-
-Vengo dal pianeta Tron!-
-Si trova nel nostro universo, vero? Ma si, ora mi ricordo, ho visto un servizio su di voi, siete quei profughi arrivati qui con un’astronave…-

La tipa alzò lo sguardo di scatto, stava per mettersi a piangere. -Non siamo profughi, siamo rifugiati politici!-
-Ehi, scusa!- fece lui -Non volevo mica offenderti, era solo per fare due chiacchere.-
-Ora devo andare…-
-No, davvero, se ti ho offesa cercherò di farmi perdonare, ti offro da bere per il resto della serata, che ne dici?-

Lei lo guardò dubbiosa con i suoi strani occhi metallici. Poi, vedendo che lui era serio, sorrise felice come un bambino, come se quello fosse il primo gesto di gentilezza nei suoi confronti da mesi. -Grazie! Accetto volentieri!-
-Come ti chiami?-
-Anya.-
-Piacere, io sono Alessandro.-

Un paio d’ore dopo erano ad un tavolino di un altro locale che parlavano faccia a faccia. Lei era sbronza, di quelle allegre che ti vengono quando ti rilassi davvero sentendoti fra persone fidate, quelle che ti sciolgono la lingua.

Stava raccontando del suo mondo e del perché fossero scappati, e lui faceva finta che gliene fregasse davvero qualcosa della sua vita, ma comunque ascoltava la storia, che era abbastanza figa perché parlava di alieni e di massacri.

-Vedi- diceva lei concitata -sono tutte cazzate quelle che dicono in tv, anche adesso che c’è stata la Caduta. Noi per esempio siamo fuggiti dal nostro pianeta perché i nostri alleati ci hanno tradito, si sono schierati a fianco del Regno dei Cieli, come lo chiamate qui.- si guardò intorno con lo sguardo un po’ appannato, poi riprese a parlare: -Quei bastardi… noi non ci siamo voluti piegare, e loro ci hanno sterminato come razza libera e ci hanno rinchiuso in dei campi dove ci fanno fare figli per poi ucciderceli subito dopo averli battezzati, e così spediscono l’anima al creatore, capisci? Campi di sterminio per neonati.-

-Che orrore!- disse Alessandro anche se non era molto impressionato, di storie così potevano essercene migliaia. Inoltre la Chiesa, sulla Terra e nei regni dell’uomo, continuava a praticare battesimo ed estrema unzione, anche a persone consenzienti, quindi ancora più stronzi del popolo di Anya, che si era fatto fregare da quegli altri.
-E chi erano i vostri alleati?- chiese oziosamente il ragazzo.

Lei si guardò ancora intorno sospettosa, come se stesse per dire chissà quale rivelazione. Era quello il problema nel mondo della Caduta, tutti custodivano qualche segreto occulto e ciascuno pensava che il suo fosse il più prezioso di tutti. Tutti tranne, lui. A lui non fregava un cazzo di essere figlio di un dio maggiore, voleva solo essere lasciato in pace. Invece rieccoci, ora questa chissà cosa avrebbe tirato fuori.

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