Figlio di un dio maggiore: all’imbrocco, parte 4

dicembre 8, 2014 da Cronotopo

-Erano signori della Robotica.- disse Anya con un sussurro.
-E chi sono? Sono dei robot?-
-Non hai mai sentito parlare della fazione della Robotica?-
-No.-
-Sono quelli che non vogliono ingerenze oltremondane negli universi materiali.-
-Come le cavallerie?-
-Le cavallerie sono quello che c’è sulla Terra, nel resto dell’universo c’è la Robotica.-
Non seguiva bene quel discorso, cercò di deviarlo su cose più vicine: -E tu e quelli con cui sei arrivata come siete sfuggiti a tutto questo?-

-Un grande principe di una delle più importanti famiglie rubò alcuni congegni e ci condusse su un’astronave con la quale abbiamo effettuato un balzo direttamente in un’altra galassia. Per fortuna siamo arrivati a pochi parsec dalla Terra. Noi troniani siamo biologicamente simili all’uomo, quasi identici, come potrai notare. Mangiamo le stesse cose vostre, respiriamo la stessa aria. Così siamo venuti qui, e, visto che sembrava ci fosse una situazione di grande consapevolezza di certe dinamiche, abbiamo deciso di chiedere immediatamente asilo politico. Ma…-

-Ma?-
-Ci è preso un colpo quando abbiamo capito cos’era veramente la Chiesa e chi era questo Cristo che adoravano sulla croce.-
-Perché?- ora era un po’ più curioso: tutti, nel bene e nel male, stavano aspettando questa benedetta seconda venuta di cui la Chiesa annunciava l’imminenza un giorno si e l’altro pure. E le voci su come fosse in realtà l’Unto dal Signore erano quantomai discordanti, erano migliaia, e tutte in contraddizione fra di loro.

La voce di Anya divenne un sussurro: -Perché noi lo abbiamo visto, sai? Quando c’è stata la guerra, lui è venuto ad aiutare i signori…-
-Davvero?- questo si che era interessante. -E che faceva?-
-Sparava, sparava a diritto e massacrava la popolazione inerme, i suoi occhi erano quelli di un folle, si stava divertendo. Lo chiamavamo il Balnat, che significa “colui che è intriso di sangue innocente”…-
-Ma senti un po’ che storia! E quel principe che fine ha fatto?-

-Ha giurato vendetta, ma nessuno di noi…- abbassò di nuovo lo sguardo -…nessuno di noi è disposto a seguirlo finché ci lasciano in pace. La maggior parte preferisce dimenticare, capisci? Voltare le spalle al passato. Guardare avanti. Ci siamo rifatti una vita qui, e non ne vogliamo sapere di tornare in guerra solo perché Tronio si vuole vendicare della sua famiglia, anch’io ho perso i miei, cazzo…- ebbe come un rimorso improvviso, come se si fosse resa conto solo in quel momento di aver raccontato ad uno sconosciuto cose che era meglio tenere nascoste. Lo guardò terrorizzata.

-Tranquilla, a me dei segreti non me ne frega un cazzo, se vuoi non lo dico a nessuno. Probabilmente domani mi sarò scordato la metà dei nomi che hai fatto. Anzi guarda, ne vuoi sapere una su di me? Così siamo pari!-
Lei si rilassò impercettibilmente e fece cenno di si con la testa.

-Sono un figlio di Zeus.-
-Il capo del pantheon olimpico?-
-Proprio lui, ti rendi conto?-
-Accidenti, tu si che sei fortunato!-
-Non direi, mio padre non mi ha mai cagato, e mia madre non vuole che nessuno lo sappia. Se non fosse per lei lo direi a tutti, tanto che me ne frega?-
-Non lo so, magari è meglio mantenere un certo anonimato, non trovi?-
-Si, beh, forse…- ripensò alla conversazione su fb con Gate -…ma forse è inutile!-
-Perché?-
-Con tutti gli spioni che ci sono a giro, le sette… quelli sanno sempre tutto!-
-Speriamo di no!-
-Ma scusa, di cosa hai paura?-
-Vedi, tutta la nostra vicenda… non deve diventare di dominio pubblico, altrimenti la Chiesa potrebbe decidere di sterminarci!-
-Che figli di troia!- fu l’unico commento di Alessandro.

Restarono un po’ in silenzio. Poi lei lo guardò. -Mi accompagni a casa?- disse.
Lui annuì. -Sono con il ferro volante, l’areoscooter, ma ho un casco passivo anche per te, ok?-
-Ok. Volare a bassa quota sulla città mi fa sentire a casa.-
Mentre passeggiavano, in un punto imprecisato del tragitto fino al motorino, la prese per mano e provò a baciarla. Lei non fece alcuna resistenza e anzi, ricambiò l’abbraccio con passione.

Erano così sbronzi che si avvinghiarono contro una parete, pronti a farlo.
Alessandro le aveva messo una mano sul culo sotto il corto vestito, sentendo che c’era solo un filo interdentale fradicio a coprire la fica della tipa. Lei lo graffiava sulla schiena coperta solo dalla canotta bianca, mugugnando.
Qualcuno parlò, rompendo il momento magico che stavano vivendo i due. In realtà non parlò, sghignazzò. E con lui altri che erano lì.

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