Figlio di un dio maggiore: all’imbrocco, parte 5

dicembre 8, 2014 da Cronotopo

Il ragazzo si voltò di scatto, trovandosi davanti una banda di cazzoni in cerca di guai; erano giovani, ma in confronto a lui erano adulti. I loro volti erano distorti da un principio di follia, guardavano allupati Anya e lo fissavano con odio.

Erano gli Esclusi; non che quel termine indicasse un tipo particolare di persona, era un modo generico per riferirsi a tutti quelli che non ce l’avevano fatta a sopportare lo shock di vivere in un mondo così, e si erano dati alla vita di strada, quelli che vivevano rosi da una continua paranoia.
Non credevano più a niente e quindi non potevano vivere in questa società. Ormai diffidavano di tutti, polizia, medici, pompieri, politici, presentatori e giornalisti, agenti delle tasse e ristoratori, agenti delle assicurazioni e case automobilistiche. Vivevano di accattonaggio, di piccoli furti e di rapine.

Fra di loro c’era di tutto, da quelli semplicemente sbroccati (ed erano tanti, soprattutto vecchi) a quelli scampati a qualche esperimento di una setta. Alcuni erano innoqui, altri decisamente pericolosi. E quelli lì sembravano della seconda specie.

Il primo era un colosso con la pelle fatta di croste sanguinolente. Il volto era una piaga, ma si riconoscevano ancora i tratti orribilmente sfigurati di un giovane. Poi ce n’era uno con le braccia scheletriche, ma non metaforicamente. Erano davvero fatte solo di ossa, ma in qualche modo restavano fissate al corpo e si muovevano. Gli altri avevano difetti meno evidenti, ma si capiva che erano anche loro scarti di qualche esperimento, scientifico, magico o chissà cosa.

Alessandro si staccò dalla ragazza, che si era messa a tremare, togliendole la mano da sotto la gonna. Notò che forse aveva fatto due gocce di piscia sulla mano dalla paura che aveva. Si pulì noncurante sui pantaloni e lì fronteggiò guardando l’uomo piaga dal basso verso l’alto.

-Che cazzo volete?- chiese tranquillo.
-Guarda, il moscerino parla!- disse una voce nasale dal gruppo.
-Vogliamo tutto quello che hai, e forse torni a casa tutto intero, cazzone!-
-Si, ci prendiamo anche la figa, così ce la fottiamo!-
-Ma magari è una strega!-
-E starebbe con una nullità simile? Impossibile!-
-Che ne sai?-
-Silenzio!- tuonò l’uomo piaga. -Allora, hai capito o no, moscerino?-

Alessandro era al settimo cielo: l’alcol e il testosterone stavano producendo un mix letale di aggressività dentro di lui.
-Bella storia, pensò, con questi mi posso battere senza remore, tanto non ci andranno mai dalla polizia, e poi sono mostri, meritano di essere spazzati via da uno come me!-
Ma non poteva partire per primo. Cazzo, non vedeva l’ora, non vedeva l’ora di averceli tutti addosso e schiacciarli, si, come moscerini. Poveri idioti!

-Ma vaffanculo, stronzo, io piscio sulla tomba di quell’aborto di tua madre!- fu la sua risposta.
-Che cosa?-
-Hai capito, coglione, prova a toccare me o la mia ragazza e vi polverizzo a tutti!-
-Hai… dei poteri anche tu?-
-Mettimi alla prova, idiota, e te ne accorgerai.-

Il mostro ebbe un attimo di esitazione, i suoi occhi vorticavano di paranoia; poi ricominciò il brusio di voci, da dietro.
-Alla fine è solo un ragazzino, noi siamo tanti, non può farcela…-
-Magari è un demone!-
-O un angelo…-
-Gli angeli mica scopano!-
-See, chi te lo dice?-
-Magari è uno di Loro…-
-Sono Loro, sono sempre Loro, ci scommetto…-
-Ma magari è solo uno dei loro servi, possiamo fargli il culo se attacchiamo insieme!-
-Si!-
-Dai!-

E sull’onda di quell’emozione il crosta gli mollò un pugno sulla faccia. Alessandro non fece una piega. Lo assalirono tutti insieme, lui deviò qualche colpo, giusto le armi da taglio; nessuno aveva armi da fuoco. Magari pensavano che nessuna tecnologia fosse affidabile, vai a sapere.
Alla fine, quando pensò di avere incassato abbastanza, iniziò a rifilare qualche cazzotto; il primo a volare via fu il crosta, seguito a ruota da braccia-scheletro, più leggero, che andò a schiantarsi dall’altra parte della strada, insieme a tutti gli altri.

La banda si rialzò dolorante, qualcuno si era fatto seriamente male, sangue, arti rotti, costole incrinate, legamenti stroncati, e un coro di lamenti.
-Andatevene, teste di cazzo! Vedete cosa succede se vi mettete contro il figlio di un dio!- urlò esaltato; lui non se ne accorgeva, ma i suoi occhi emanavano vere e proprie scariche elettriche nella direzione degli Esclusi.
-Il figlio di un dio?-
-Potremmo sucitare l’ira di un pantheon!-
-Verremo fulminati da Zeus!-
-O da Thor!-
-O da Horus!-
-Scappiamo!- e se la diedero a gambe, quelli che potevano, gli altri li seguivano claudicanti.

-Ah, che mezze seghe!- disse disgustato Alessandro mentre li osservava come se fossero vermi striscianti che avrebbe potuto calpestare in qualsiasi momento. Quella sensazione gli stava dando le vertigini.

Si girò verso Anya. Questa era visibilmente scossa, ma sorrideva. -Cazzo!- esclamò guardandolo -non hai nemmeno un graffio! Il sangue divino scorre potente nelle tue vene!-
-Grazie!- disse lui tornando in sé. Nessuno, nemmeno al cantiere, gli aveva mai detto una cosa simile, anche se avevano assistito alle dimostrazioni della sua forza. O forse qualcuno si, ma non l’aveva mai detto in quel modo, con profonda gratitudine e rispetto, senza una punta di invidia o di perplessità.

Non lo capiva per bene, ma la ragazza aveva avuto a che fare con poteri straordinari ed era sopravvissuta grazie ad alcuni di essi. Aveva imparato a rispettare chi usa generosamente i propri poteri per proteggere qualcuno.
Sentì l’improvviso desiderio di abbracciarla e di baciarla, e così fece. Ma il momento magico era passato, lei lo allontanò un attimo: -No.- disse, poi aggiunse -Non qui, dai. Portami a casa.-
-Ok. Andiamo.-

fr sxFuga nello spazio>>

divisore

Indice Figlio di un dio maggiore