Figlio di un dio maggiore: all’imbrocco

dicembre 8, 2014 da Cronotopo

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Universo degli Esposti, pianeta Terra, anno 2035 d.C., datazione basata sulla rivoluzione del pianeta attorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

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Alessandro cercò sui siti qualche aggiornamento sulla guerra nel Mare del Nord; il suo tifo andava ai paesi del blòt, la Lega Norrenna, contro quei fighetti inglesi, alla fine erano sotto la guida di un gruppo di dei, un pantheon. Lui non riusciva a pronunciare la parola, e diceva panton, o anche panettone.
Un panettone come quello di suo padre; anzi, gli sembrava molto più figo il regno di sangue di Odino, con i suoi guerrieri d’acciaio e le navi corazzate, che non il patinato mondo olimpico fatto per le prime pagine delle riviste o per i siti di gossip. Per non parlare degli egizi che spopolavano tanto giù nel nord Africa, con la loro insulsa ritualità e le loro lente processioni.

No, no. Molto meglio il blòt! Purtroppo erano i regni controllati dai templari nazisti, e come se non bastasse praticavano regolarmente sacrifici umani, quindi non stavano molto simpatici alla maggior parte della gente che viveva ancora nei regimi democratici.
Gli venne in mente che l’oblazione di uomini era vietata, ovviamente, dai trattati internazionali, ma che per qualche strana ragione l’Autorità non interveniva. Chissà se Vespa l’aveva chiesto al Poeta. Probabilmente sì. Il suo lavoro era diventato molto più avvincente, ma non era cambiato di molto, diceva sempre sua madre.

-Alla fine chi se ne frega! Spero solo che i vichinghi prendano a calci in culo gli inglesi di merda!- non sapeva nemmeno perché odiava gli inglesi, ma gli stavano sul cazzo, e tanto bastava per augurare loro l’estinzione come nazione.
Ovviamente anche quel giorno c’erano stati scontri in mare aperto; il blot di primavera era appena trascorso, i norrenni avevano intensificato l’attività bellica e c’erano scontri quasi tutti i giorni.
Come sempre, si trattava prevalentemente di una battaglia sottomarina di cui non c’erano mai immagini, invece c’era qualche filmato della flotta inglese, coperta dai gravitazionali americani, che si scontrava con i caccia modulari pilotati dalle valchirie e le navi corazzate il cui ammiraglio era quasi sempre Thor in persona.

Ma la vera battaglia era nel controllo meteorologico: si vedevano fulmini colpire gli aerei o improvvisi vortici d’acqua risucchiare le navi di entrambe le fazioni, il cielo era plumbeo e cadeva fitta la pioggia. Si sapeva che i chierici di Odino e gli stessi divi norrenni manipolavano le forze della natura, ma chi lo faceva dall’altra parte?
Ufficialmente il Regno Unito era un paese libero, democratico. Erano solo i maghi della marina inglese usciti dalle accademie di Oxford o da qualche castello scozzese a tenere testa al dio del tuono? Qualcun altro li stava aiutando, una setta o roba del genere.
Ma anche di quello a lui non importava molto, voleva solo vedere un’altra volta la figura di Thor partire in volo verso i nemici e portare il caos nelle loro file. Purtroppo non fu accontentato questa volta.

Controllò se Galaxia aveva per caso pubblicato qualche nuova foto, magari completamente nuda. Niente da fare. Passò alla Gazzetta dello Sport, per vedere se avevano beccato qualche altro metaumano nelle squadre della serie A, ogni tanto ne veniva fuori uno. Niente, era una serata fiacca, non succedeva un cazzo di interessante.

Aprì il suo profilo su Facebook. C’era la richiesta di amicizia da parte di Martina Sodali, la tipa che aveva imbroccato l’altra sera, una studentessa universitaria che le piaceva essere chiamata troia mentre scopava ma non sopportava qualche sano schiaffo sul culo. E dai, addiamo anche lei, non si butta via nulla.
Guardò pigramente foto e ologrammi del profilo, ma fu interrotto dal familiare blip della finestra di chat che si aprì ad un lato dello schermo: era una che si faceva chiamare Gate, il profilo diceva Joy “Gate” Summers, americana di san Francisco. Chissà perché era finita fra i contatti.

-E ora questa che vuole?- si chiese un po’ irritato Alessandro. Praticamente non sapeva l’inglese, ma quello non era un problema, c’era il traduttore simultaneo di Google che abbatteva tutte le barriere linguistiche dei navigatori di tutto il mondo e oltre.
Lesse sulla chatbox:

Joy “Gate” Summers: ciao
Joy “Gate” Summers: come va?
Normalmente il traduttore aspettava qualche secondo prima di tradurre per farti leggere l’originale, così, nel caso di errori, potevi segnalarlo ai fornitori del servizio. Invece quella aveva scritto proprio in italiano.
Alessandro Divo: ma tu parli italiano?
Joy “Gate” Summers: già
Alessandro Divo: come mai? Non sei di san Francisco?
Joy “Gate” Summers: si, vivo qui nella baia, ma ho studiato molte lingue
Alessandro Divo: accidenti, devi essere una che studia un monte! ;-)
Joy “Gate” Summers: non esattamente
Joy “Gate” Summers: ehi, ti va di passare alla olochat? Ce l’hai?
Alessandro Divo: certo che ce l’ho!

Il ragazzo aprì il profilo di Gate per vedere le sue foto prima di rispondere: la ragazza diceva di avere quattordici anni, e sembrava molto carina, i capelli biondo-castani che ricadevano in boccoli, i grandi occhi azzurri, la bocca fatta per sorridere con grandi labbra carnose.
Alessandro Divo: ok
E cliccò con un dito sul pulsante della chatbox con il simbolo dell’omino in rilievo.

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