Figlio di un dio maggiore: contro il Cielo, parte 2

febbraio 20, 2015 da Cronotopo

Mentre cercava di capire quanto danno avesse provocato al suo nemico, Alessandro fu distratto da un dettaglio che notò sullo sfondo di quel violento conflitto metaumano: la gente stava uscendo mestamente dalle case e si allontanava il più possibile dal luogo dello scontro, anche se alcuni si trattenevano incuriositi.

Questi ultimi però venivano subito dissuasi da altri, più preoccupati, perché quando avvenivano scontri di quel tipo era sempre meglio non essere nei paraggi. I danni collaterali erano all’ordine del giorno.

In quel momento si ricordò che c’era ancora il biondo, appena in tempo per evitare un altro fendente. Mentre arretrava vide che quello a terra si stava già rialzando. Non c’era verso di abbatterli, quei bastardi. Iniziava ad accusare la fatica dello scontro, ma d’altra parte sentiva anche che sarebbe potuto andare avanti tutta la notte. Non si era mai sentito così bene in vita sua, i suoi riflessi e la sua forza finalmente messe davanti ad una sfida alla loro altezza.

Si scrocchiò le dita e disse: -Avanti! Fatemi vedere!-

-Ci hai stancato, ragazzino.- disse il moro protendendo il braccio verso di lui -Il gioco è finito!- e dalla mano proruppe un lampo di energia devastatrice che travolse ogni cosa lungo il suo tragitto. Alessandro balzò in alto, ma si rese conto di aver fatto un errore.

Mentre era ancora in aria il biondo lo bersagliò con un dardo di energia che lo colpì in pieno petto, scagliandolo contro la facciata di un palazzo, che andò in pezzi trascinandosi dietro il corpo.

Il giovane semidio cadde per diversi metri prima di schiantarsi al suolo coperto di calcinacci. Istintivamente balzò in piedi ed iniziò una serie di manovre elusive, saltando da una parte all’altra per evitare le scariche di plasma incandescente e di onde d’urto che lo bersagliavano, mentre tutto intorno il mondo esplodeva con violenza tempestandolo con una pioggia di detriti.

Ormai c’era una tale nube di polvere che non riusciva più a vedere i suoi avversari, così saltò il più in alto possibile sperando di raggiungere il tetto di un palazzo prima di essere intercettato. Quando atterrò su di un cornicione del secolo precedente, udì un rumore di ali. Dalla nebbia vorticante più sotto emersero i suoi due avversari: il loro abiti costosi si erano strappati in due punti simmetrici all’altezza delle scapole, dalle quali spuntavano un paio di candide ali piumate ciascuno.

Quella carnevalata non lasciava molto spazio per i dubbi: quelli lì erano due angeli, Agneli del Signore in carne ed ossa! Dei veri emissari del Cielo e della sua autorità, quella che voleva rimangiarsi le anime di tutti. Alessandro si chiese quante possibilità aveva contro esseri di quel calibro.

Il dubbio si insinuò nella sua mente, forse era meglio arrendersi, lasciare perdere quella battaglia persa, farsi cancellare la memoria e tornare a fare il muratore. Rigare dritto, fare come tutti. Certo. Vivere in pace. Ma che cazzo stava pensando? Come poteva dimenticare quello che era successo? Il corpo e la testa di Anya erano ancora lì sotto, separati, che giacevano in un lago di sangue.

All’improvviso capì: c’era qualcun altro nella sua mente. Una presenza estranea e invasiva che cercava di deviare il corso dei suoi pensieri. Erano loro, gli angeli. Stavano usando la telepatia per sconfiggerlo! Ruggì di rabbia, cercando di scacciare quella cosa dalla sua testa. Non poteva saperlo, ma i figli mortali degli dei erano proverbiali per la loro forza di volontà.

I due celesti mollarono immediatamente la presa su quella mente giovane e ribelle, pronta a tutto pur di vendicarsi. O lui o loro, era quella la posta in gioco. Alessandro non si sarebbe fermato prima di cadere o di averli abbattuti entrambi. Ed essi si disposero ancora all’attacco: mentre uno lo bersagliava con i dardi di energia deflagrante, l’altro lo attaccava con la spada effettuando passaggi in picchiata.

Il tetto del palazzo stava velocemente andando in pezzi, così il ragazzo decise di tentare il tutto per tutto: aspettò che il biondo scendesse in picchiata, si piegò sulle gambe, scattò prendendo una breve rincorsa e saltò lanciandosi con tutta la forza possibile contro l’angelo che brandiva la spada davanti a sé.

In qualche modo riuscì a non essere fatto a fette, impattando con violenza contro la creatura; precipitarono avvinghiati in un’altra piazzetta, perforando il manto stradale come se fosse stato di carta con un botto che rimbombò tutto intorno. Alessandro era riuscito a fare in modo di stare sopra l’altro al momento dell’impatto.

Adesso sovrastava il suo avversario piantato nel cratere di asfalto, e cominciò a prenderlo a pedate in faccia: l’essere era tramortito, ma ancora era cosciente e cercava di difendersi. Finalmente aveva mollato la spada. La afferrò e menò un colpo dall’alto che tagliò la testa bionda dell’angelo.

Al posto del sangue c’era un liquido biancastro e vagamente luminoso che si sparse fra le crepe dell’asfalto. Alessandro risalì il bordo del cratere per trovarsi faccia a faccia con il moro che lo fissava torvo, gli occhi incandescenti erano completamente bianchi e non avevano più nulla di umano; l’aura di energia celeste, adesso ben visibile attorno al corpo, si espandeva e faceva vorticare verso l’alto i lunghi capelli.

L’angelo fece un rapido gesto della mano e la spada sfuggì dalla mano del semidio come tirata da una forza invisibile, schizzando per terra e producendo un forte tintinnio metallico. Un altro gesto ed Alessandro si trovò proiettato contro la parete alle sue spalle, mandandola in pezzi, e con lei la maggior parte del palazzo di tre piani al quale apparteneva.

Si rialzò sempre più ammaccato, ma ancora tutto intero. La canottiera era tutta lacera, come anche i pantaloni. Anche le scarpe erano da buttare. Ma lui ancora se la cavava. Ce la poteva fare. Ne aveva già fatto fuori uno, avrebbe ucciso anche l’altro. Poi vide che il biondo stava emergendo dal cratere mentre si sistemava la testa sul collo.

Quei figli di troia (che in realtà non avevano una madre ma solo un padre) erano imbattibili! Che poteva fare, ancora? Scappare? Quelli volavano! No, doveva battersi fino all’ultimo, era inevitabile. Strinse i pugni. C’era un unico destino per quelli che cadevano in battaglia contro gli angeli, lo sapeva persino lui che fino a quel momento se ne era sbattutto allegramente di tutte quelle cazzate da iniziati.

Se soccombeva sotto i loro colpi sarebbe stato spedito in Paradiso e lì si sarebbe ricongiunto con la divina sorgente, ovvero sarebbe sparito per sempre, cancellato dal mondo come si cancella un file svuotando il cestino. Quello era ciò che la Chiesa aveva in serbo per l’intera umanità.

Per la prima volta realizzò che poteva essere successa la stessa cosa anche ad Anya. Adesso forse non esisteva più nemmeno il suo spirito, che altrimenti poteva reincarnarsi in qualche altra splendida forma. Quel pensiero gli fece salire il sangue al cervello, si scagliò urlando contro i due avversari a testa bassa.

Fu la fine: un’onda di energia lo investì in pieno, sbattendolo a terra. Mentre tornava in piedi non riuscì ad evitare un fendente alla gamba destra che aprì uno squarcio sulla coscia, poi fu la volta del braccio sinistro che non venne tranciato via per puro miracolo, o forse perché le sue ossa erano più dure della spada.

Zoppo e monco tentò ancora di evitare i colpi, ma un affondo del moro lo trafisse fra le costole passandolo da parte a parte: Alessandro poté sentire il polmone perforato dal metallo incandescente della lama. Sputò un fiotto di sangue, il dolore non lo avrebbe fermato. Appoggiò entrambe le mani sulla spada che terminava nel suo petto, fece forza e la spezzò. Mentre arretrava barcollando estrasse la parte rimasta conficcata nel suo corpo e la buttò via.

Cercò di rimettersi in guardia, ma fu raggiunto da una scarica di plasma incandescente che lo avrebbe polverizzato, se non fosse stato il figlio di un dio. E comunque si ritrovò a terra sdraiato di schiena, con il corpo coperto di ustioni molto gravi, di milionesimo grado probabilmente, visto che si vedevano i muscoli.

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