Figlio di un dio maggiore: contro il Cielo, parte 3

febbraio 20, 2015 da Cronotopo

Il dolore era da impazzire, eppure restava lucido. Vide i due maledetti angeli avvicinarsi con un’espressione soddisfatta sul volto. Erano profondamente convinti che trucidare così due umani e poi cancellarli per sempre fosse cosa buona e giusta, poteva leggerlo sui loro volti; tipico dei servi della divinità.

-Per te è la fine, mezzosamgue!- disse il moro -Preparati ad incontrare il Signore!-

Tutto qui? Questa era la fine della sua storia, lui che era figlio di un dio maggiore? Sarebbe morto lì a Milano sui navigli e sarebbe sparito per sempre dal mondo? Era quello il destino che aveva accettato? Era un destino accettebile? Perché diavolo stava pensando quelle cose?

Il fatto rimaneva: era stato sconfitto da quei due celesti, erano troppo potenti. Non ce la poteva fare da solo contro di loro. Da solo. Un’idea lo colse improvvisa, ma la scacciò subito. C’era qualcuno a cui avrebbe potuto chiedere aiuto, ma non voleva, non voleva…

I due celesti scoppiarono a ridere.

-Credi che tuo padre verrebbe a salvarti?- disse uno.

-Zeus non può nulla contro l’unico e vero Cielo!- aggiunse l’altro.

-Presto la sua blasfema idolatria verrà cancellata dalla faccia della Terra, e lui cadrà con essa. Subirà la stessa sorte che sta per toccare a te, misero mortale!-

Per qualche ragione Alessandro capì che c’era del falso in quelle parole, che tutta quella ostentata sicurezza era in realtà segno di incertezza. In fondo lo sapeva quel che stava succedendo in Italia e nel mondo, anche se ci pensava raramente.

Giù al sud il panettone di suo padre aveva sconfitto la Chiesa e i loro fedeli amici, le mafie che saccheggiavano i territori e scioglievano la gente nell’acido, diventate quasi una leggenda ormai, perché la loro storica culla stava subendo un nuovo rinascimento, una nuova alba sotto l’egida di suo padre Zeus, e di loro erano rimaste le rappresentazioni cinematografiche e poco altro.

In quel momento seppe che presto sarebbe toccato anche a Roma, e allora il papato sarebbe stato costretto ad emigrare in Polonia, o magari in Africa. Che il potere della Chiesa, un potere plurimillenario, era minacciato nel profondo da tutti quegli sconvolgimenti che stavano avvenendo dopo la Caduta.

Ma lui non avrebbe visto nulla di tutto ciò perché sarebbe morto fra pochi secondi. Ormai gli angeli erano sopra di lui, in piedi, con le spade alzate pronti a farlo a pezzi. Non aveva paura di morire, anzi. Però gli rodeva di non essere riuscito ad aiutare quella povera ragazza che ora giaceva straziata un centinaio di metri da lì in un’altra piazza devastata dal suo incontro con i celesti, né a vendicarla.

No. Doveva provarci. Se c’era una possibilità di sopravvivere e di vendicare Anya, doveva sfruttarla. Doveva invocare un intervento divino, doveva pregare suo padre. Era un cazzone donnaiolo, ma era potente, e il suo mondo, quello che prometteva ai mortali, era cento volte meglio di quello che la Chiesa aveva da proporre.

Era sicuro che avrebbe potuto aiutarlo, era nemico del Cielo e dei suoi servi umani. Decise che se fosse sopravvissuto si sarebbe schierato, sarebbe diventato un eroe e avrebbe combattuto la Chiesa, in Italia e forse in tutto il mondo, nel nome di Zeus, re dell’Olimpo, con il ricordo di Anya e dei troniani nel cuore.

Con le ultime forze che rimanevano nelle sue membra straziate, protese la mano carbonizzata al cielo coperto di nubi e urlò: -Padre! Ti prego, aiutami tu!-

Non accadde nulla. Le preghiere last minute non dovevano essere molto efficaci. Lui non aveva mai onorato il panettone di suo padre, anche se sua madre praticava l’idolatria da almeno quindici anni. Le sue preghiere e le sue offerte andavano sempre ad Estia, la dea del focolare domestico.

Si era chiesto spesso perché lei seguiva una dea così sfigata; non era meglio pregare una dea pesa, come Era o Afrodite? In punto di morte capì anche quello: Estia proteggeva le famiglie in difficoltà, in cui però non venivano mai a mancare i legami affettivi: lui e sua madre, anche se non andavano molto d’accordo, si volevano bene e si aiutavano e si sostenevano a vicenda.

Erano una piccola famiglia, ma avevano anche loro il “focolare”, che oggi come oggi era la cucina con il tavolo da pranzo e la televisione. Ed Estia aveva provveduto che a loro non mancasse mai il sostentamento, neppure nei momenti più difficili. Una lacrima solcò il volto impolverato al pensiero di sua madre. Aveva ancora la mano sollevata verso il cielo in una muta preghiera.

Gli angeli attesero un momento, forse seguendo il corso dei suoi pensieri con la telepatia, poi sollevarono meglio le armi pronti a calare il colpo: -Le tue preghiere sono inutili, mortale, ora incontrerai l’unico vero Dio. Crepa, inutile creatura!- dissero in coro. Sembravano davvero fatti con lo stampino. Il ragazzo si preparò a morire osservando le due lame che si abbattevano su di lui, odiando il Signore e i suoi angeli con tutto il cuore.

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