Figlio di un dio maggiore: contro il Cielo

febbraio 20, 2015 da Cronotopo

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Universo degli Esposti, pianeta Terra, anno 2035 d.C., datazione basata sulla rivoluzione del pianeta attorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

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Per qualche ragione Alessandro non rimase paralizzato dalla paura, al contrario alzò di scatto lo sguardo mollando il manubrio del suo mezzo volante, appena in tempo per vedere il corpo decapitato di Anya emettere uno schizzo di sangue dal collo e crollare a terra fra le convulsioni.

La posa scomposta in cui era riverso scostò il vestito e mise a nudo le magnifiche chiappe coperte da un filo che si insinuava fra esse; il ragazzo osservò sempre più turbato il cadavere che liberava le viscere, la merda e il piscio che schizzavano oltre il tessuto del minuscolo tanga.

Ma non ebbe il tempo di pensare a niente. Un fendente dall’alto di una gigantesca spada luminosa si stava abbattendo su di lui. Scartò di lato e saltò indietro di un paio di metri senza nemmeno pensarci, trovandosi a fronteggiare due aggressori.

Erano due giovani uomini sulla trentacinquina, di bell’aspetto, vestiti in maniera elegante, giacca e cravatta di colori chiari, uno sul beige e l’altro sul celeste. Il primo era moro e il secondo era biondo, tutti e due portavano i capeli lunghi fino alla spalla ed erano perfettamente rasati. I loro volti non tradivano alcuna emozione. Entrambi erano armati di spada.

Alessandro li fissò con rabbia: -Chi siete, vigliacchi?- Non risposero. Ebbe la sensazione di averli già visti in giro in un paio dei locali che avevano girato quella sera. O forse in tutti i locali in cui erano andati?

-Avete ucciso Anya, pezzi di merda rotti in culo! Vi farò fuori con le mie mani, maledetti bastardi! Non sapete con chi avete a che fare!-

-Figlio di Zeus!- rispose il moro -Arrenditi a noi, se accetterai cancelleremo dalla tua mente il ricordo di questa serata e potrai tornare alla tua vita. Lei per te non era niente fino a poche ore prima, lascia che torni ad essere niente.-

-Stai scherzando, stronzo? Lei era la prima cosa importante che ho incontrato nella mia vita!- quelli erano emissari di una setta, che per qualche ragione li voleva morti. Cioè, avevano ucciso lei, ed ora volevano che lui come minimo scordasse tutto. Ma perché? Per tutta quella storia della sua gente costretta a scappare da…Gesù? Se era vero allora loro…

-In questo caso non ci lasci altra scelta, dovrai essere eliminato, come questa donna.-

-Fatevi sotto, allora, merde!- urlò; ma poteva farcela con quelli lì? Erano agenti della Chiesa, ma non sembravano chierici, forse erano metaumani al soldo dello stato del Vaticano, oppure, se era davvero sfortunato…

Alessandro cercò qualcosa intorno da brandire come arma. Sollevò una automobile parcheggiata e la scagliò contro i suoi avversari con la forza di tutte e due le braccia. Il biondo menò un colpo in diagonale dal basso verso l’alto, tranciando in due di netto il mezzo, i cui pezzi rovinarono a terra producendo clangore di ferraglia.

-Merda…- commentò il ragazzo.

In un secondo gli furono addosso. Arretrò ancora avvicinandosi al palo della luce che aveva scorto poco distante. Lo afferrò sradicandolo e brandendolo come un gigantesco bastone. Colpendo il piatto della spada del moro riuscì ad aprirgli la guardia, e lo colpì fra capo e collo con tutta la forza di cui era capace. L’impatto spaccò l’asfalto sotto i piedi dell’uomo (ma era un uomo?), il quale però non batté quasi ciglio, limitandosi a piegarsi appena sulle gambe.

Nell’impatto il palo si spezzò, la parte superiore schizzò via schiantandosi poco più in là con un gran casino di metallo tintinnante, così simile ai rumori di un cantiere. Alessandro rimase per un attimo con il moncherino in mano, poi lo lanciò contro il biondo, avventandosi subito dopo su di lui.

Schivò un affondo ed entrò in corpo a corpo afferrandogli le braccia. Crecò di disarmarlo, ma la presa di quel tizio era d’acciaio. Però riusciva a tenergli testa mentre quello cercava di liberarsi. Lo prese a testate, una, due, tre… tutte nel naso, e quello sembrava giusto un po’ intontito, il naso intero e senza una goccia di sangue.

Continuarono a lottare avvinghiati per un bel po’, mentre l’altro tizio restava in disparte, senza riuscire a mirare un colpo che non raggiungesse anche il suo compagno. Purtroppo il ragazzo, anche se era forte, non aveva esperienza in combattimenti di quel livello. Provò a spezzargli un braccio, ma alla fine il suo avversario riuscì a liberarsi sferrandogli un pugno al volto che lo respinse indietro.

Se non fosse stato per i suoi riflessi si sarebbe schiantato al suolo, invece atterrò sulle mani ed eseguì una capriola all’indietro finendo in piedi. Tornò alla carica, cercando di stare il più vicino possibile per eliminare il vantaggio delle loro lunghe spade. Si fece sotto con il biondo, il quale parava i colpi con una mano mentre cercava di recuperare lo spazio per un colpo con la spada stretta nell’altra.

Approfttando di ciò, Alessandro, stando attento a mantenere le distanze anche da quell’altro, si fece ancora più sotto e sferrò una serie di pugni in faccia con tale forza che nell’impatto produssero potenti scoppi, seguiti dallo scricchiolio delle ossa rotte. Il biondo arretrò confuso, e il ragazzo poté osservare il viso distrutto ricomporsi come se fosse di gommapiuma, mentre le escoriazioni si rimarginavano a vista d’occhio.

E va bene, rigenerazione. Chi non ce l’aveva, di questi tempi? Non voleva certo dire che fossero proprio… con la coda dell’occhio percepì un altro fendente del moro in arrivo, schivò indietro e il suo sguardo cadde su una motocicletta da strada di marca giapponese parcheggiata proprio a un braccio da lui. La afferrò per il manubrio e la schiantò come un’enorme clava sulla testa dell’uomo, o quel che era.

Ebbe l’unico risultato di confondere il suo avversario, ma era sufficiente. Saltò alto sopra la sua testa e gli assestò un calcio in pieno viso con il tacco della scarpa da ginnastica. Il moro cadde a terra, e il ragazzo gli atterrò sopra il petto con entrambi i piedi. L’impatto crettò l’asfalto nel raggio di tre metri.

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