Figlio di un dio maggiore: fuga nello spazio, parte 2

gennaio 9, 2015 da Cronotopo

 

Ci misero dei giorni per trovare il nodo; durante quel tempo Anya poté conoscere meglio il principe e osservare le attrezzature sottratte ai loro nemici. Era cupo, meditava vendetta. Aveva perso la famiglia e la futura sposa in quella guerra, come la maggior parte di loro, del resto. E lei a quel tempo pensava che lo avrebbe aiutato in un modo o nell’altro.

bozzetto-satrasia--gennaio

La sua determinazione era così palese, nonappena avesse ritenuto che erano al sicuro avrebbe cominciato a progettare il ritorno. Il salto che fecero li portò più distante del previsto, spostandoli dal loro gruppo di galassie, che i terrestri chiamavano ammasso della Vergine, trovandosi in quello della via Lattea.

Andando alla ricerca di una civiltà simile alla loro, i troniani ben presto avevano trovato quella dei terrestri, che dal sistema solare si stava espandendo in tutta quella grande galassia, mandando esploratori lungo i due bracci della spirale in cerca di mondi abitabili o sfruttabili a livello di risorse.

Intercettarono le comunicazioni dei terrestri per apprenderne la lingua e i costumi. Si stupirono nello scoprire una civiltà frammentata in miriadi di stati che perlopiù accettavano le influenze delle più disparate forze oltremondane.

Però sembrava che ci fosse una specie di coordinamento internazionale, l’ONU, che ispirava più fiducia delle singole nazioni terrestri. A loro inviarono un SOS in cinese e in inglese, le lingue più parlate da quella civiltà, nel quale si identificavano come esseri umani profughi di una civiltà stellare diversa dalla loro, e richiedevano asilo politico presso i popoli della Terra.

Prima di quanto si aspettassero ricevettero una risposta, piuttosto calorosa. Diceva che una delegazione sarebbe presto giunta a valutare le loro intenzioni. Non si aspettavano però una giovane donna che volava seminuda nello spazio circondata da un alone di energia cosmica.

Eppure eccola lì: Galaxia, lo spirito della Via Lattea, la terrestre protettrice di una intera galassia, con i suoi modi bruschi ma cordiali, i suoi occhi sfolgoranti e i capelli ondeggianti carichi di energia. Si intrattenne per un giorno intero con loro, poi contattò il resto della delegazione.

Una astronave modulare giapponese grande quanto una città entrò nella loro orbita, il giorno successivo. Non attraccarono, vennero invece altri due dei leaders dell’Autorità, il celeberrimo Battlestar, un uomo enorme dalla pelle nera come non ne aveva mai visti, pelato e con una barba imponente (su Tron gli uomini si radevano a zero sia la barba che i capelli, e indossavano cuffie bioplastiche colorate, mentre le donne portavano i capelli corti, a spazzola).

Era accompagnato da un tizio inquietante, che chiamavano Jester. Un uomo dai capelli verdi e la faccia coperta da un cerone bianco che rendevano grottesca ognuna delle sue espressioni, accompagnate sempre da un ghigno di quelle labbra truccate di un rosso acceso. Giunsero teleportandosi all’interno dell’astronave troniana grazie ai poteri di quest’ultimo.

In breve raggiunsero un accordo: avrebbero lasciato l’astronave a disposizione dell’Onu, perché la studiassero, e in cambio avrebbero ottenuto una cittadinanza speciale, detta cittadinanza civile, che garantiva loro i diritti civili ma non quelli politici, almeno finché avessero rispettato le leggi della civiltà che li ospitava.

Tronio non era d’accordo, ma non avevano scelta.

-Se vi dichiarate esuli, e chiedete asilo alla Terra, dovete dare una dimostrazione della vostra buona volontà ai terrestri. Fornire almeno una parte della vostra tecnologia alla nostra civiltà.- diceva Galaxia.

-La gente giù da noi ha paura, dovete dare loro qualcosa che li convinca che non avete intenzioni minacciose, che non siete la prima avanguardia di un’invasione aliena di vaste proporzioni. Le persone hanno imparato ad aspettarsi di tutto. E l’astronave è una prova tangibile, è vistosa, attira l’attenzione…- aggiunse Battlestar con il suo accento roboante, mentre fissava il principe

-…distogliendola da cose meno appariscenti, ma non per questo meno importanti.-
Ed egli in quel momento capì, le aveva raccontato dopo, che il terrestre stava sondando le loro menti nel profondo.

-Perché non dobbiamo convincere voi?- chiese Tronio.

-Perché sappiamo già quali sono le vostre intenzioni.- rispose Battlestar.

Alla fine si accordarono, salutandosi alla maniera dei terrestri occidentali, con una stretta di mano.

Giunti sulla Terra furono accolti da molta curiosità, ma anche da sospetto e paura. Chi erano quegli alieni? Erano davvero umani o era solo un travestimento? Che cosa volevano in realtà? Ben presto capirono che tutti insieme avrebbero dato più nell’occhio e si dispersero, circa tremila individui, gli ultimi troniani liberi dell’universo.

Tronio insisteva che dovevano restare uniti, che dovevano prepararsi per tornare alla loro galassia e combattere i Signori della Robotica, ma nessuno di loro gli diede ascolto, e ognuno andò per i fatti suoi.

fr sxfr dx

divisore

Indice Figlio di un dio maggiore