Figlio di un dio maggiore: fuga nello spazio

gennaio 9, 2015 da Cronotopo

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Universo degli Esposti, pianeta Terra, anno 2035 d.C., datazione basata sulla rivoluzione del pianeta attorno alla sua stella e sulla nascita di Gesù detto il Cristo, primo dei santi.

AlessandroSi incamminarono tenendosi per mano. Il ragazzino era contento, stare con quella tipa gli dava una bella sensazione. Tutti quelli che assistevano alle manifestazioni dei suoi poteri, soprattutto le donne, finivano per temerlo, ma non lei, lo sentiva.

Peccato per la differenza di età; doveva avere quasi dieci anni più di lui, e questo alla lunga poteva diventare un problema. Alla lunga, ma per un po’ poteva anche funzionare, forse non sarebbe stata solo la scopata di una sera e via come con la maggior parte delle tipe che imbroccava.

Camminavano in silenzio, guardandosi intorno: c’erano manifesti iniziatici in mezzo a quelli dei concerti e degli eventi. Promettevano di tutto: salvezza, immortalità, potere, pace. Occhi che sormontavano piramidi, la forma delle sette, ovunque fossero, sempre uguali.

Alessandro si fece suggestionare dalla grafica aggressiva di quelle immagini. Ad un tratto ebbe come l’impressione che non li avrebbero mai lasciati vivere in pace, lui e la sua famiglia, il suo piccolo mondo fatto di operai e capicantiere, geometri, architetti, e poi locali e feste, sbronze e serate a base di coca.

Loro erano sempre lì, a tramare nell’ombra, potevano essere ad ogni angolo, loro e le loro creature, i loro mostri, demoni, angeli, tutti uguali, tutti pronti a sopraffarli per le ragioni più inutili e stupide. Si stava forse facendo contagiare dalla paranoia degli Esclusi? Forse si, dai. La serata di fine primavera era fresca e insolitamente piacevole per Milano.

Fece un bel respiro e guardò Anya. Lei lo guardò a sua volta e sorrise. Era proprio carina, anche con quegli occhi strani che avevano strani riflessi. Lui non era indifeso, non lo sarebbe mai stato grazie alla sua eredità, poteva proteggere le persone a lui care. Era un pensiero rincuorante, che gli impediva di preoccuparsi troppo di quel mondo così assurdo.

-Potrei… potrei proteggerti.- disse lui come se parlasse solo con se stesso.

-Che vuoi dire?- ma in realtà lo sapeva; avvertiva quel senso di minaccia costante che l’incontro con gli Esclusi aveva risvegliato, il senso di vivere in un mondo come quello.

-Questo mondo è folle, ci sono delle storie che farebbero cagare sotto i più duri. Una ragazza come te ha bisogno di qualcuno che la protegga.-

-Guarda che me la so cavare benissimo da sola!- disse lei un po’ seccata, ma non molto. Addolcì subito l’espressione. -Da quando siamo sbarcati sono sempre stata sola, i troniani non amano incontrarsi… e poi non voglio che ti assuma una responsabilità del genere. Che vuoi farmi, da guardia del corpo? Sei così giovane, avrai appena diciott’anni…-

Lui arrossì involontariamente. Lei capì perché. -…o forse nemmeno.- per la prima volta sembrò realizzare quanto giovane poteva essere il tipo che l’aveva imbroccata. Però era vero, si sentiva sola, in un mondo straniero, sapendo che la patria non esisteva più, senza più passato e con un incerto futuro.

Mentre cercava di valutare più attentamente il ragazzino che si era appena battuto per lei, Anya ripensò alla sensazione di sicurezza che provava quando abitava nei bastioni d’acciaio di Tron, nella cittadella sede dei Tronati, una delle famiglie più importanti dell’Arcontato planetario, tanto che avevano nel cognome la radice di Tron, il nome del mondo che aveva colonizzato gran parte della Gran Sfera, la sua galassia di origine, per la quale i terrestri avevano come unico nome una sfilza di lettere e di numeri.

Ora era lontana distanze incalcolabili, si trovava addirittura in un ammasso diverso rispetto a quello della sua galassia di origine, e quei tempi le sembravano cronologicamente altrettanto distanti, come se fossero trascorsi milioni di anni da allora, quando trascorreva le giornate fra le lezioni di metafisica e di arte della computazione e i suoi primi amori.

Poi tutto era bruscamente finito come nel più spaventoso degli incubi. Il tradimento dei Signori, passati dalla parte del Cielo, gli angeli e i santi che assaltavano le basi spaziali e le fortificazioni a terra, invadendo la città e sterminando la maggior parte della popolazione, facendo prigioniera il resto.

L’Arconte Berico, primo dei Tronati, morì insieme a tutta la sua famiglia. Solo suo figlio primogenito, il principe Tronio, sopravvisse, penetrando con un caccia modulare in una base dei Signori, sottraendo alcuni prototipi: una armatura modulare di ultima generazione, composta interamente di nanomacchine senzienti, i generatori di armi, gli specchi quantici in grado di assemblare qualsiasi congegno bellico dal nulla, e il loro alimentatore, esso stesso un prototipo, forse il più clamoroso di tutti: l’unità ipercubica di teletrasporto tattico, un piccolo congegno in grado di teleportarti ovunque nel raggio di una decina di metri appena lo pensi. Inoltre aveva al suo interno qualche misteriosa fonte di energia praticamente inesauribile.

Il principe salvò i superstiti della caduta di Tron fuggendo a bordo di una astronave transgalattica equipaggiata di diversi sistemi di volo metaluminoso, in grado cioé di viaggiare a velocità maggiore di quella della luce; condusse tutti loro nello spazio profondo fra le galassie, cercando un nodo intergalattico che permettesse loro di usare il teletrasporto siderale.

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