Figlio di un dio maggiore: Gate, parte 2

marzo 15, 2015 da Cronotopo

Il nero Occhio che tutto scruta si rivolse al Polipo: -Che ne pensi, grande Chtulhu? Il vecchio Signore dei Cancelli ha giocato un brutto tiro ai culti!-

Il Polipo emise un gorgoglio dai tentacoli che coprivano gran parte della faccia: -Che vuoi che capiscano quelli? Sono almeno duemila anni che devono risvegliare la mia manifestazione fisica che giace negli abissi dei mari terrestri, e ancora non ci sono riusciti. Inizio a pensare che questa via moderna dei culti occidentali sia stata una follia, forse dovremmo lasciare perdere gli inglesi e puntare sui siberiani…-

-Cthulhu, nostro sommo sacerdote, stai annoiando la ragazza con questioni di politica che a lei non interessano affatto, non è vero? Dicci piuttosto, perché non obbedisci agli sciamani?-

-Quelli sono pazzi, vogliono distruggere il mondo!-

-No, mia cara, vogliono semplicemente tornare a quando governavano incontrastati sulla Terra. C’è solo una cosa che distrugge veramente, ed è la Divina Scaturigine!-

Imprecazioni e bestemmie si levarono alte da tutta la corte, incitate dal gran sacerdote Chtulhu: -Azoth, che governi senza mente il più vasto dei regni, salvaci dall’infame scintilla che vuole divorare il ventre che l’ha generato!- esclamò producendo, più che dei gorgoglii, dei veri e propri strombazzamenti che si fusero al beat martellante.

-Vedi, quella che tu chiami distruzione, è solo cambiamento, un passaggio di stato del medesimo ciclo.- continuò l’Occhio dopo le litanie.

-Si, so tutto del Samsara e di tutto il resto, ho studiato con gli sciamani, ricordi?-

-E allora? Perché non capisci?-

-Perché è il mio mondo che volete “cambiare”! Mi piace il mio mondo, non voglio che cambi. Cioé, voglio che cambi, ma non come volete voi accidenti!-

-Il tuo mondo non vale nulla, è solo una briciola insignificante di materia, nient’altro.- rombò secco il Polipo. -E poi tuo padre sta dalla nostra parte, è d’accordo con i nostri piani, lo sai benissimo…-

-Non me ne frega proprio niente di quello che pensa mio padre! Credi che mi importi? Credi che solo perché sono sua figlia voglia stare dalla sua parte? Tanto a lui non gli importa nulla, non è una creatura, è solo uno stupido…-

-Io ci andrei piano con le parole.- suggerì il Capro intervenendo nella conversazione, e aggiunse: -Lui ti sente.-

-E allora? Che mi infili in un buco nero nei mondi a venti dimensioni se ne ha il coraggio! Scapperò, nemmeno lui può fermarmi!-

Totep emise un lungo sibilo di disappunto: mutò forma e assunse sembianze umane, un uomo in tunica nera coi capelli lunghi e lisci che coprivano un occhio, mentre l’altro era completamente spalancato. Sul petto aveva il sigillo del Servente, il suo grado all’interno della Corte.

Fluttuò fino a lei e la guardò serio con l’unico occhio che aveva. -Tu appartieni a questo luogo, Gate, non capisci? Guardati intorno, non ti senti a casa? Non vuoi unirti alle nostre danze per una volta?-

-Questa non è la mia casa, e nemmeno di mio padre, perché la sua casa è ovunque e in qualunque momento, proprio come lui. Perciò non venirmi a dire cazzate. La mia casa è la Terra, e voi la lascerete stare!-

-Non credo proprio, sai?- sorrise malevolo Totep guardandola di sbieco. Fece un gesto con la mano tanto per farle capire che stava usando i suoi poteri. Improvvisamente apparve davanti a lei un ragazzo, un adolescente di sedici anni, un tipico terrestre, a giudicare dai vestiti. Era olivastro e aveva i capelli ricci.

Il disgraziato fissò terrorizzato Gate e poi esplose dalla paura. Il sangue le schizzò in faccia. Lei lo conosceva, quel tizio, era Fernando, il ragazzo brasiliano con cui voleva…

-Questo era l’umano con cui volevi accoppiarti?- disse l’Occhio artigliando l’aria dove un attimo prima c’era il corpo del ragazzo -Patetico!- e le sue grinfie ghermirono l’anima di Fernando, ancora lì che aleggiava in cerca di una via di fuga che non trovò. L’evanescente sagoma umana con la faccia di Fernando emise un urlo di dolore, seguito da un secondo e da un terzo.

Totep se lo passò fra le mani e poi lo lanciò dietro le spalle come se fosse stata una cartaccia; l’anima volò rapida verso il Polipo, che la afferrò con uno dei suoi tentacoli e cominciò a sgranocchiarla. Le urla si fecero sempre più forti.

-Stà zitto!- ruggì Cthulhu -Ora ti sgranocchio e poi vedrai come sarai quando ti defecherò, trasformato in merda di anima, o in un anima di merda, non saprei… comunque ti userò per concimare i campi del mio reame…-

Mentre le grida del povero mortale si affievolivano fino a sparire, l’Occhio, che si era goduto tutta la scena, tornò a rivolgersi a Gate. -Ora, mia amata nipote- e nel dirlo il sarcasmo era così forte che alla ragazza si accapponò la pelle -vedi di levarti di torno prima di esaurire la nostra pazienza. Se vuoi festeggiare con noi, bene. Ti offriremo droghe e musica a volontà! Altrimenti, torna quando avrai cambiato idea sulla nostra famiglia e non farti più vedere nel frattempo, ci siamo intesi?-

La ragazza annuì, ma aveva uno sguardo di sfida negli occhi; incrociò le braccia e disse: -E va bene, zietto. Ma vi farò passare la voglia di interessarvi alla Terra, ve lo prometto.-

E detto questo, senza congedarsi ne essere congedata, senza la benché minima formalità, scomparve dalla Corte di Azoth, poiché nessuno, neppure Totep, il Servente Capo, il più alto dei dignitari che regnavano sull’Ignoto, aveva il potere di trattenere quella ragazza in un luogo preciso.

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