Figlio di un dio maggiore: Gate, parte 3

marzo 15, 2015 da Cronotopo

Nel momento in cui Alessandro stava per morire per mano degli angeli, un fulmine si abbatté su di loro andandosi a schiantare esattamente sulla mano protesa del ragazzo. Il boato assordante provocò un’onda d’urto che devastò ogni vetro, ogni cornicione, ogni infisso che si affacciava sulla piazzetta, mandandolì in pezzi. L’energia sprigionata fuse l’asfalto e creò un cratere incandescente intorno a lui.

I due angeli vennero sbalzati via dall’esplosione; i sistemi elettronici dell’intero isolato dovevano essere saltati. Si chiese se il suo iLink fosse ancora intatto. Poi si rese conto di stringere nella mano alzata, la destra, una spada dalla linea affusolata; il lampo non lo aveva accecato, né folgorato. Anzi, si sentiva benissimo.

Si alzò nell’oscurità nella quale era sprofondata la piazza, il corpo pervaso di scariche elettriche; le sue ferite erano scomparse, la carica elettrica lo aveva in qualche modo rigenerato. Teneva alta la spada nella mano, puntandola verso il cielo. la lama aveva una forma vagamente romboidale, i due fili asimmetrici, l’impugnatura ruvida in pelle seguiva la linea della lama, la guardia era circolare ed aveva una merlatura aguzza, il pomello era un triangolo con la punta smussata.

Una voce potente come un tuono e autorevole parlò nella sua testa: .-Alessandro! Questa è Sagitta, la spada delle saette: prendila, è tua per diritto di nascita. Usala per sconfiggere i servi del Tiranno!- quella voce… che aveva sentito in televisione e alla radio, quella odiosa voce supponente che lui aveva evitato di sentire in tutti i modi per anni, era la voce di suo padre. -Al cuore, figlio mio!- continuò la voce come se stesse rispondendo ad una muta domanda -Devi mirare al cuore, se vuoi sconfiggere l’angelo del signore!-

Con lo sguardo rivolto alle nubi ora attraversate da fulmini, rombanti di tuoni, rispose in silenzio alla voce: -Grazie, padre!- Aveva sempre pensato che a Zeus non gliene fregasse nulla di lui, troppo impegnato ad imbroccare o a gestire i suoi olimpici affari, non era mai stato a trovare lui e sua madre, né aveva mai telefonato, o mandato un segno, o magari un assegno. E si che i soldi di certo non gli mancavano.

D’altra parte lui non lo aveva mai omaggiato in alcun modo, anzi, faceva di tutto per evitare di vederlo, di sentirne la presenza reale nel mondo. Perché il padre degli dei doveva badare a lui, con tutti i suoi impegni?

Invece ora, nel momento di bisogno più disperato, lo aveva pregato e Zeus aveva risposto inviando un dono divino direttamente nelle sue mani. Si sentiva così orgoglioso per l’attenzione appena ricevuta dal padre, una nuova forza, cento volte superiore a quella che aveva sperimentato fino ad allora, esplose dentro di lui come la nascita di un nuovo universo: non lo sapeva, ma il suo microcosmo, l’essenza che lega lo spirito alla mente e al corpo individuale, stava allargandosi, bruciando oltre i confini del mondo materiale.

Fu in quel momento che afferrò l’essenza del fulmine, la scarica elettrica che connetteva terra e cielo, l’elettricità scorreva in entrambi i sensi, dall’alto e dal basso. Poteva controllare il flusso e dirigerlo dove voleva. Poteva cavalcarlo. Si, poteva farlo davvero!

Sorrise spavaldo. Si guardò intorno: veicoli in fiamme e scintille illuminavano debolmente le macerie che coprivano la piazza. Si sentiva galvanizzato, e mai un termine fu più adatto a descrivere una emozione umana. Poteva sentire l’elettricità che scorreva attraverso il suo corpo e ne traeva un immenso piacere; poteva sentire il suo potere crescere di attimo in attimo. Poteva farcela!

Gli angeli si erano ripresi, le vesti stracciate e incenerite, i loro sguardi folli di rabbia emanavano lapilli di energia bianca: la collera del Cielo non era mai una bella cosa, era risaputo. Spiccarono il volo, iniziando a muoversi in cerchio e a bersagliarlo con le sfere di plasma; contemporaneamente avvertì una sensazione diversa, qualcosa che riguardava lui e la realtà circostante.

Stavano cercando di fare qualcos’altro, qualcosa di invisibile, poteva essere magia, o qualcosa di più pericoloso ancora, di cui lui sapeva poco o niente: la mistica, il potere che rendeva gli iniziati degni di questo nome.

Al di sotto della trama essenziale della realtà si muoveva il flusso dello spirito divino che dava forma alle cose. Controllando il flusso si potevano cambiare le cose. Ma lui non ne sapeva praticamente nulla. Percepiva tutto questo im maniera oscura, anche se intensa.

Qualunque cosa fosse, cercò di opporsi con tutta la sua volontà mentre schivava i colpi o li respingeva con la potente spada: era abbastanza corta, ma riusciva ad assorbire con la sua lama argentea l’energia dei dardi e a rispedirla indietro come se fosse una mazza da baseball che batte la palla. Poteva solo provare a immaginare di cosa fosse fatta quell’arma.

Balzò su un cumulo di macerie e puntò la lama contro un angelo, da lì non avrebbe saputo dire quale dei due; poté sentire l’energia che scorreva dalla terra accumularsi sulla punta e poi esplodere contro il bersaglio: dalla punta proruppe un fulmine che colpì in pieno petto l’essere oltremondano, ed egli esplose in mille lapilli bianchi con lo stupore dipinto in volto. Era quello moro.

I resti del corpo caddero tutto intorno come meteore formando diversi crateri fumanti. La pressione sull’orlo della realtà che aveva avvertito prima diminuì, ma non cessò. Qualcuno stava ancora tentando di alterare l’essenza del mondo.

L’altro angelo non si fece cogliere impreparato, rimase in volo e ricominciò a bombardare il semidio con scariche infuocate di energia; iniziò un violento duello in cui si incrociavano i getti di plasma e i fumini.

Lo scontro stava diventando un problema di tutto il quartiere. Interi palazzi erano ormai crollati, la popolazione era stata messa in fuga, molti dei mezzi parcheggiati erano distrutti. In lontananza si sentivano le sirene della polizia e dei pompieri, ma nessuno si azzardava ad avvicinarsi all’epicentro del conflitto: probabilmente stavano aspettando quelli dell’Autorità.

Alessandro capì che doveva sbrigarsi: di solito l’Autorità, in caso di ingaggio diretto fra metaumani, si teneva da parte fino alla fine dello scontro, cercando semplicemente di limitare i danni e proteggere i civili. Ma quando il livello si alzava troppo poteva anche intervenire qualcuno di peso. Cosa avrebbe fatto al cospetto di una come Galaxia?

Non si diede risposta. Sfruttando ancora la carica elettrica del suolo produsse un altro fulmine che cavalcò come una creatura vivente: poteva muoversi come una saetta, fare bruschi cambi di direzione, confondere l’avversario con una andatura irregolare e a scatti come un serpente.

Ma l’angelo sapeva il fatto suo: quando si trovarono a incrociare le spade, riusciva ad anticipare i colpi e la traiettoria del ragazzo, grazie ai suoi poteri precognitivi. Lo scambio di colpi era serratissimo, gli affondi e i fendenti erano seguiti da parate e schivate. Ogni volta che le lame si incrociavano producevano una detonazione.

Stavano volando sempre più in alto; ad un tratto si trovarono immersi nelle nuvole temporalesche che sovrastavano la città. Alessandro sorrise al suo avversario: era fatta. In un attimo l’aria fu pervasa da una potenete scarica nell’area di diversi metri, paralizzando il celeste.

Il giovane semidio trafisse al cuore l’angelo biondo, mantenendo la lama conficcata finché la creatura non si illuminò come una lampada al neon. -Non finisce qua, figlio di Zeus. Il Cielo è un nemico potente, non dimentica e non perdona. Mai. Ci incontreremo di nuovo!-

-Vaffanculo, stronzo!- fu la risposta del ragazzo, che estrasse la spada dal corpo luminescente e saettò indietro, per poi lasciarsi cadere e atterrare in piedi sull’asfalto devastato aprendo qualche ulteriore crepa. Abbassò la spada e assistette allo spettacolo pirotecnico dell’esplosione di un angelo in mezzo ad una nube.

Avvertì quella strana pressione sul mondo scemare rapidamente. Emise un sospiro e si rilassò. In quel momento il suo corpo venne polverizzato, disperdendosi nell’aria.

-Nooo!- urlò Gate emergendo da un angolo buio. Tracciò la posizione dell’autore di quell’effetto mistico, che aveva disintegrato il ragazzo, poi lo vide, nascosto ad un isolato di distanza. Era un prete con un voluminoso netbook in mano.

Evocò intorno a lui ogni sorta di mostro, prendendoli a caso dalle dimensioni peggiori che aveva visitato, un’orda famelica di creature vorticanti piene di zanne, di punte e di sfiatatoi acidi, con qualche occhietto che spuntava qua e là.

Una volta distratto il sacerdote si concentrò: c’era un’unica cosa che poteva fare per fare tornare il suo amico Alex tutto intero. Per riuscirci doveva fare appello a tutto il suo potere mistico nella sfera delle Dimensioni, di cui lei era signora assoluta.

Per fortuna le sue capacità le permettevano di farlo anche in una sezione limitata dello spazio materiale, altrimenti ogni spirito di quel mondo si sarebbe accorto della sua bravata ancora prima di provarci, e probabilmente le sarebbero piombati addosso in quindicimila. Nemmeno lei poteva farcela.

Concentrò tutto il suo microcosmo nella signoria del tempo, e varcò la Mistica Soglia senza incontrare alcuna resistenza.

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