Figlio di un dio maggiore: indietro nel tempo, parte 2

aprile 3, 2015 da Cronotopo

Il prete sbiancò. -Stai mentendo, piccola sgualdrina. Tu saresti…? Impossibile!-

-Ah, si?- fece Gate con il sorriso che si allargava grazioso -Y’AI’NG’NGAH YOG SOTHOTH…- la sua voce era improvvisamente diventata un grido folle. Alessandro sobbalzò dalla paura. Paura. Non l’aveva mai provata in vita sua. Sentiva una presenza, qualcosa di malevolo e profondo che poteva spuntare da qualsiasi angolo; lui, Esso, era sempre stato lì, ovunque, in qualunque momento. Una minaccia costante. E non se ne era mai accorto. Iniziò a tremare come se fosse molto freddo.

-No!- urlò il prete, terrorizzato. La sua spocchia si era prosciugata come una pozzanghera al sole. I suoi occhi spalancati tradivano una mente sconvolta dalla paura. Aveva improvvisamente capito che la ragazza faceva sul serio. -D’accordo, ci ritiriamo!- disse chiudendo il netbook.

-Ci ritiriamo.- disse ancora, stavolta rivolto ai celesti. Questi non dissero nulla. Si limitarono ad annuire senza cambiare espressione.

-E vedi di non farti venire strane idee su noi due.- aggiunse Gate -Lui ti vede! Sempre!-

Il prete degludì, poi tracciò un semicerchio in aria impugnando il computer, sparendo subito in una nube di linee scintillanti. Un attimo dopo fu imitato dalla pattuglia di angeli, che sparirono lasciando dietro di sé qualche piuma bianca.

La presenza inquietante sparì dalla mente di Alessandro. Si voltò di scatto verso la ragazza: -Ma tu chi cazzo sei?- chiese sconvolto da quello che era appena successo.

-L’hai sentito no? Sono la figlia del maggiore.-

-E chi sarebbe?-

-Dai, non hai mai sentito parlare di Thoth, il Signore dei Cancelli?-

-Mai sentito.-

-Ah, che ignorante. Dai un occhiata su wikipedia quando torni a casa.-

Si guardarono in silenzio per una manciata di secondi.

-Comunque grazie.- disse infine Alessandro. -Non so se ce l’avrei fatta, senza di te.-

-Non ce l’avresti fatta di sicuro, è già successo, solo che ho cambiato le cose.-

-Che stai dicendo?-

-Uno dei miei poteri. Posso riavvolgere il tempo come se fosse una traccia.-

-Stai scherzando?- il ragazzo era a bocca aperta. Riavvolgere il tempo? Che cazzo di potere! Lui era forte, ora controllava pure la potenza del fulmine, ma quella lì… era un pezzo grosso, davvero grosso. Ripensò a quello che gli aveva detto all’inizio, quando era apparsa. -Davvero sei per conto tuo? Il tuo paparino non è schierato con nessuno qui sulla Terra?-

-Lui, si, certo. Ma io li detesto, i cultisti.-

Un fremito attraversò la schiena di Alessandro. Cultisti. I peggiori di tutti. I nemici dell’umanità. Non voleva nemmeno sentir parlare di loro, gli davano i brividi. La sola vista dei loro simboli sui muri della città era sufficiente a farti sprofondare nella paranoia più nera.

-Senti, dopo andiamo a bere qualcosa, o a mangiare, quello che vuoi. Ora però devi decidere cosa fare.- disse lei.

-In che senso?- poi comprese. Si ricordò come era partita tutta quella storia dello scontro con gli angeli. C’era il corpo di Anya, decapitato, che lo aspettava da qualche parte in un’altra piazza.

Il suo cervello fece un cortocircuito: -Ehi, se hai rimandato indietro il tempo, puoi farlo di nuovo, giusto? Potresti salvare Anya!-

Gate storse la bocca: -Potrei provarci… ma è già passato un sacco di tempo, e poi è un casino. Un effetto di questa portata attira sempre l’attenzione. Sono riuscita a farlo su di te perché ero presente quando è successo, ed ho agito localmente. Per farlo alla tua amica dovrei riavvogere l’intera realtà! Hai idea delle sensazioni che si provano quando si sentono effetti mistici del genere?-

-Ehm… veramente no. Comunque non importa, era solo un’idea…- però detestava non poter fare nulla per la sua Anya. Il ricordo di lei stava già sfocando, ma restava una sensazione di benessere che gli aveva fatto provare, la sensazione di essere al posto giusto. Voleva riprovarla.

-Dai, non essere triste…- disse la ragazza -…se decidi di parlare con l’Autorità potrebbero aiutarti. Sai, hanno dei programmi di resurrezione per le morti violente in seguito agli scontri fra iniziati, metaumani e storie come questa…-

-E tu come diavolo fai a saperlo?-

-Io so molte cose: vedo molte cose, quando esploro lo spazio con lo sguardo interiore…-

-Sentirti parlare mi da le vertigini, lo sai? Comunque hai ragione, devo decidere che fare con questa storia.-

Poteva anche andarsene e fare finta di nulla, ma forse c’erano testimoni, forse sarebbero risaliti a lui usando i poteri, e allora sarebbe stato solo peggio: doveva dire quello che era successo all’Autorità e sperare di beccare un membro non affiliato alla Chiesa. Per fortuna l’affiliazione alla croce era pubblica, di conseguenza sapeva più o meno chi erano i supereroi cattolici, e poteva guardarsi da loro. E poi c’era quel programma di resurrezione, sempre che fosse vero. Valeva la pena provare.

Lo disse a Gate. -D’accordo.- disse lei -Questa è la tua vita, devi decidere tu. Ora me ne vado, quando avrai fatto tornerò, e faremo quattro chiacchere, che ne dici?-

-Ma… come farai a sapere quando avrò fatto? Come facevi a sapere dov’ero e che ero in pericolo?-

-Io posso vedere ovunque, se voglio, è la base dei miei poteri spaziali.-

-Com’è possibile? Tu sai tutto quello che succede nel mondo?-

-No, non tutto. Se allargassi le mie percezioni in questo modo impazzirei. Devo sapere dove guardare, o cosa cercare, posso ricavare informazioni a partire da altre informazioni. Comunque ti terrò d’occhio, e diventeremo amici.-

-A cosa devo tutta questa fortuna?-

-Mi sei simpatico: sei potente, ma detesti le sette, proprio come me.- per poco Alessandro non arrossì a quel complimento. Si sentiva una nullità davanti a quella tizia. -Hai anche tu un genitore non umano, e vorresti fare qualcosa di più della tua vita, ne sono sicura, solo che non sai dove sbattere la testa. Sento che abbiamo un sacco di cose in comune. Sicuramente ti senti solo.-

Aveva colto nel segno. -E quindi?- chiese lui, lievemente più incuriosito.

-Quindi pensavo che insieme potevamo sentirici meno soli…- disse lei distogliendo lo sguardo. Lui pensò di aver capito cosa voleva dire, invece lo sorprese ulteriormente dicendo: -Potremmo formare un gruppo, cercare altri come noi, ragazzi della nostra età con… beh, insomma, con i poteri. Insieme saremo meno soli e alla deriva, non credi? Non dovremo mai obbedire a quello che ci dicono gli adulti, potremo fare di testa nostra, che ne pensi?-

Ci pensò, ma aveva un gran casino in testa. Ne erano successe troppe in poche ore perché il suo cervello riuscisse a metterle insieme. -Senti, non lo so. Quello che dici mi sembra figo, ma ora ho un sacco di casini. Devo parlare con l’Autorità. Mio padre mi ha mandato un dono, significa che vuole qualcosa da me. Non è così che funziona? Do diesis…-

-Do ut des.- lo corresse lei.

-Si, insomma, quello lì. La mia vita cambierà di brutto, sono sicuro. Non so…- Gate sembrava un po’ delusa, teneva il broncio con le braccia incrociate e aveva gli occhi umidi. -Comunque, dai… intanto ci vediamo, va bene?- continuò lui. Lei sorrise un pochino. -Sicuramente mi sento davvero… onorato della tua amicizia. Sembri a posto.-

-Davvero?- disse lei facendo lo sguardo da cucciolina. Era proprio carina, specie con quel suo grande sorriso.

Però Alessandro sentiva ancora il vuoto che gli aveva lasciato la morte di Anya. Doveva fare qualcosa anche per lei, trovare i suoi simili, darle le onoranze funebri rispettate dal suo popolo, forse poteva trovare quel principe e offrirgli il suo aiuto.

-Certo!- disse -Sei forte, i tuoi poteri… wuoah… sono uno sballo! Quando ci ribecchiamo mi racconti per bene tutto quello di cui sei capace, che ne dici?-

-Sicuro! Perfetto!- disse Gate tutta giuliva -Dai, adesso vai, così poi ci prendiamo un frullato insieme!-

-Magari una birra!-

-Birra? Io non ho mai bevuto… alcolici.-

-Beh, c’è sempre la prima volta, no?- le strizzò l’occhio.

Lei arrossì impercettibilmente, ma cercò di fare finta di nulla. -Allora, ciao!- disse.

Lui si avvicinò per darle due bacetti sulle guance come si usava fare in Italia, ma lei arretrò di un passo.

-Tranquilla!- disse lui con le mani avanti. -Volevo solo salutarti! Da noi si fa così.-

Lei, un po’ incerta, si lasciò baciare sulle parti più remote delle guance.

-Ora posso andare?- chiese lei sorniona.

-Si. Ciao, figlia di Totò.-

-Si chiama Thoth.- disse impermalosita. Si rilassò: -Ciao a te, figlio di Zeus.- E detto questo la ragazza scomparve improvvisamente, come se non fosse mai stata là.

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