Il nono presupposto definisce la finalità dell’opera e il suo significato: potremmo definirlo come fine puramente estetico di Satrasia e conseguente distacco politico nel produrre o fruire dell’opera: Satrasia è un’opera di fantasia dove gli elementi del mondo che conosciamo vengono trasfigurati in un disegno il cui unico scopo è quello di intrattenere il lettore. Da qui può sorgere ogni tipo di valutazione estetica, è bello, è brutto, è scritto bene o male, è interessante, avvincente e così via. Sarà il lettore a decidere.

Viene rifiutata qualsiasi concezione dell’arte come qualcosa di “alto” rispetto al mero intrattenimento dei prodotti culturali odierni, come i telefilm o i videogiochi. Seguendo il presupposto della medialità, tutte le espressioni della creatività umana si trovano su un continuo, e il posto che un certo prodotto occupa in questa graduatoria, se si tratta di grande arte o di mero intrattenimento, viene deciso dalla comunità di fruitori.

Detto questo, e tenendo presente il presupposto della blasfemia, bisogna approcciare Satrasia con totale distacco politico e morale: è questo l’unico fine edificante dell’opera, essere in grado di guardare con distacco a ciò che più ci importa nella vita, rendersi conto che ogni visione del mondo, anche quella che porta agli atti più spregevoli, ha le sue ragioni e il suo senso per chi la sostiene.

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divisoreIndice dei postulati:
1. Totalità dei generi del fantastico
2. Medialità delle fonti di ispirazione
3. Plagio
4. Coerenza e compattezza
5. Realismo dell’irrealtà
6. Popolarità e radicalità
7. Relativismo morale
8. Blasfemia e scorrettezza politica
9. Fine puramente estetico
10. Inversione prospettica
11. Bosciolante

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