Giù nella miniera, epilogo

ottobre 27, 2014 da Cronotopo

Mezz’ora dopo tornò in paese e cercò il medico nell’infermeria, una stanzetta sul retro della farmacia, uno dei container più grossi del paese. Bussò sulla porta a vetri. Sembrava non ci fossero pazienti al momento; da dentro l’allegra voce di Martinez gli disse di entrare.
Simon entrò chiudendosi la porta alle spalle.
-Buonasera dottore.-
-Ah, Simon! Come va? Che ti serve?- aveva il tono affabile di sempre e quell’espressione simpatica che lo faceva sembrare un’altra persona rispetto a quella che aveva dato a suo zio Juan l’ordine di ucciderlo.
-Volevo chiederle una cosa.-
-Ma sicuro, dimmi pure, ragazzo. C’è qualcosa che ti preoccupa? Mi sembri in ottima forma…-
-Si, c’è qualcosa che mi preoccupa, mi preoccupa molto…- aveva lo sguardo basso, lo sollevò guardando dritto in faccia il medico -Vede… ho sentito per caso la sua conversazione con mio zio, quello che vi siete detti oggi pomeriggio. So tutto del vostro piano, che siete pronti ad uccidermi pur di ottenere la Scintilla.-
Il volto di Martinez cambiò lentamente, i lineamenti si indurirono e il sorriso da affabile divenne truce. Difficile dire cosa fosse cambiato esattamente, eppure appariva del tutto diverso.
-Ah, è così, eh? Hai sentito tutto?-
-Dall’inizio alla fine.-
-Suppongo quindi che tu abbia capito in che situazione ti trovi e con chi stai parlando. Immagino che tu sia qui per farmi una proposta.-
-Esatto. Lei è un iniziato, sta cercando qualcosa che io per caso ho trovato. Non ho nessuna intenzione di fare la fine di mio padre. Io le consegnerò spontaneamente l’oggetto, questa Scintilla di cui parlate.-
-E in cambio cosa vorresti, sentiamo?-
-Solo un po’ di soldi per andarmene da qui, mi basta qualche centinaio di euro, e che mi cancelliate dalla memoria tutta questa storia. Inoltre vorrei restare in possesso del mio equipaggiamento, altrimenti mi ci vorranno più soldi per andarmene.-
-Il cancellamento della memoria è una delle nostre procedure standard, lo sanno tutti. Comunque non ci sono problemi, consegnami la Scintilla e le tue richieste saranno esaudite.-
-Prima i soldi. Quando mi avrete cancellato la memoria non potrò più ricordare che ve li ho chiesti, e non potrò verificare se me li avete dati.-
-Preferisci contante o sul conto corrente?-
-Meglio contante, non si sa mai.-
-Hai ragione.- ghignò il medico. Pronunciò alcune parole arcane e si infilò la mano in tasca. Ne estrasse un mazzo di banconote da mille euro. Ne sfilò cinque, poi guardò il ragazzo compiaciuto. -Voglio premiarti per la tua onestà. In questo periodo di esposizione delle sette, tutti credono che siamo non solo spietati, ma anche pronti alla frode e al tradimento. Invece ti lascerò andare senz’altro, e anche quando non ricorderai nulla di questo incontro, conserverai la sensazione che sia meglio assecondare gli iniziati per non incappare nella loro ira ma anzi trarne vantaggio.-
-Meglio così. Sono sicuro che questa sensazione mi terrà in salvo anche in futuro.-
Alla fine ricevette diecimila euro dal cultista, dieci banconote rosso fuoco che arrotolò e infilò in una delle tasche dei pantaloni da lavoro che indossava.
-Ed ora, se non ti dispiace- disse il medico -consegnami la Scintilla.-
Il ragazzo mise una mano nella tasca destra della giacca e ne estrasse l’oggetto, che posò delicatamente sul tavolo. L’iniziato osservò affascinato il pulsare di luce verde che emanava, promessa del suo infinito potere. Poi con un rapido gesto l’afferrò e lo portò davanti al viso. -Che spettacolo meraviglioso.-
-Mi scusi, dottore… ora che ha avuto la Scintilla posso farle un’altra richiesta?-
-Certo, certo…- quasi non lo ascoltava, rapito com’era dalla luminescenza intermittente della sfera metallica che stringeva fra le dita.
-Vorrei sapere, prima che mi cancelli la memoria, anche per un solo momento, cos’è veramente la Scintilla. Perché è così importante per voi?-
Il cultista spostò la sua attenzione verso il ragazzo, guardandolo fisso negli occhi. Poi tornò a fissare l’oggetto che tanto aveva bramato. Scoppiò a ridere. -E va bene!- disse trionfante. -Ti rivelerò il segreto della Scintilla, prima di… concludere il nostro accordo.- e un lampo attraversò i suoi occhi. In quel momento Simon ebbe la certezza che quell’uomo non aveva alcuna intenzione di farlo uscire vivo di lì. Cominciò a sudare mentre ascoltava la spiegazione dell’iniziato.

-La Scintilla è un artefatto appartenuto ai più antichi nemici dei nostri benefattori. Si tratta di una fonte di energia, come un potente generatore; produce energia primordiale, espressa dalla fisica occulta in termini di raggi lambda. Rappresentano, negli universi naturali, l’originaria impressione del divino intelletto sull’Iloarca. L’uso dei raggi è alla base di molta tecnologia odierna, come quella del controllo gravitazionale o del teletrasporto. Ma i modi di ottenere tali raggi sono ancora rozzi. La Scintilla, d’altra parte, è una fonte inesauribile, che anzi aumenta col passare del tempo. E sfruttare i raggi lambda per la produzione di energia è solo uno dei molti modi di utilizzarli…- fu interrotto da un’esplosione poco lontano da lì. Non importava. Aveva già sentito abbastanza. Simon si coprì la testa con le mani corazzate dai guanti cinetici mentre attivava gli stivali e si proiettava verso l’alto alla massima accelerazione possibile al sistema di volo.

Nel mentre Fernando Martinez lo guardò con lo stupore negli occhi. -Ma cosa…- non potè finire la frase. La sfera che teneva in mano deflagrò lasciando di lui soltanto il sangue e la carne spruzzata su tutti i muri. Il ragazzo cavalcò l’onda antigravitazionale dell’ordigno per spingersi contro il soffitto che si lacerò all’impatto con il metallo dei guanti, lasciando che si proiettasse fuori dalla farmacia mentre questa esplodeva in mille pezzi, sparato a cento chilometri all’ora o giù di lì.
Si fermò a qualche decina di metri dal suolo, restando a mezz’aria. Osservò dall’altro le macerie che restavano al posto della sua vecchia casa. Il cultista era morto schiantato. Doveva controllare che anche il buon vecchio zietto avesse fatto la stessa fine. Planò fino ad atterrare davanti a ciò che restava del container che lo aveva ospitato per anni.

Avanzò fra le lamiere contorte e la plastica lacerata fino a raggiungere una poltiglia informe e sanguinolenta. Quello doveva essere zio Juan. Bene, aveva finito. Tutto intorno il paese si stava animando, la gente si stava radunando intorno ai due luoghi delle esplosioni. Prima che potessero vederlo, decollò nella luce violacea del tramonto e si diresse a nord.
Mentre sfrecciava sorvolando l’immensa pianura che si stendeva a perdita d’occhio si lasciò andare in un urlo selvaggio di gioia. Il piano aveva funzionato alla perfezione. Era libero, per la prima volta in vita sua. Si lasciò cullare da quella sensazione inedita mentre studiava la prima tappa del suo viaggio.

 

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