GIù nella miniera, parte 7

ottobre 27, 2014 da Cronotopo

Quando l’uomo fu entrato, Simon tirò fuori un microspia direzionale che aveva montato con le sue mani nei tempi morti della produzione degli stivali. Era il momento di provarla.
Si appoggiò noncurante alla parete di un altra di quelle abitazioni prefabbricate infilandosi gli auricolari wireless e facendo finta di guardare qualcosa sull’iPhone. In realtà stava seguendo la scena all’interno del container di fronte. Il congegno proiettava un segnale sulla finestra, rimandando indietro suoni e immagini come se fosse affacciato proprio lì.
Suo zio Juan salutò il padrone di casa con un inchino. Che strano, pensò Simon. Ma ancora più strano, anzi, da brivido, fu quello che disse.
-Mio signore…- esordì il minatore.
-L’hai trovato?- chiese Fernando con la sua voce pastosa; aveva un tono diverso; di solito era affabile, tendente allo scherzo e alle allusioni sessuali. Ora era duro e freddo, la voce tradiva un’impazienza febbrile. Era un uomo di mezza età con i capelli grigi, vestiva con camicia e jeans, si era tolto il lungo cappotto scuro e il cappello ma calzava ancora gli stivaletti di cuoio.

-Ho cercato ovunque, ho buttato all’aria tutta la sua camera ma…-
-Deve portarlo con sé, allora.-
-Ma siete sicuro che ce l’abbia lui?-
-Ha creato dei congegni strabilianti in questi ultimi giorni, non lo sai?-
-Mah, è sempre stato bravo con la tecnologia…-
-Stavolta è diverso, nessuno può creare le sfere graviche senza l’aiuto dei raggi lambda. Il ragazzo deve aver trovato per forza ciò che cerchiamo da anni in queste montagne.-
-Ma io non gli ho mai visto addosso nulla di insolito.-
-Deve trattarsi di un dispositivo molto piccolo e altamente tecnologico, forse l’hai confuso con gli attrezzi che si porta sempre appresso. O semplicemente lo tiene sempre in tasca.-
-Può darsi…-
-Non rimane altra scelta: devi interrogare il ragazzo, prima che sia troppo tardi. Quando ti avrà consegnato la Scintilla, dovrai ucciderlo, proprio come hai già fatto con suo padre…- nel dire questo a Martinez venne un sorriso compiaciuto sulla faccia, come se godesse nel dare ordini così terribili.

Ma Simon quasi non se ne era accorto. Stava tremando e per poco non gli cadeva di mano il congegno perdendo il collegamento. Stavano parlando di lui, e della morte di suo padre: in quel momento tutti i suoi peggiori sospetti avevano trovato una schiacciante conferma. Lo avevano ucciso perché aveva rotto le scatole alla gente sbagliata, il medico doveva essere un iniziato, e l’assassino era proprio lo zio che lo aveva cresciuto.
Spense la microspia direzionale e se la ficcò in tasca, avviandosi rapidamente verso la discarica. Gli serviva altra roba. La sua testa era un vortice di idee su come costruire armi ed esplosivi. Poi ci ripensò e accese di nuovo la microspia. Gli servivano più informazioni.
-…come volete voi, signore.- stava dicendo quella merda di suo zio.
-Sai cosa fare. Sei congedato.-
-Prevalga l’Ignoto!-
-Prevalga.- e l’uomo, il servo, si diresse verso la porta del container.

Ora sì che sapeva una cosa interessante. Il medico del villaggio era un cultista. Probabilmente del ramo Inca. Poi gli tornò in mente l’inizio della conversazione mentre schizzava verso la discarica. Suo zio aveva il turno, non sarebbe rientrato prima di otto ore. Veniva continuamente distratto dal punto.
Il perché volevano ucciderlo, lo aveva rimosso appena aveva sentito parlare di suo padre, ma ora era riaffiorato: l’oggetto che cercavano da anni… poteva essere la Barrena? Eppure non aveva l’aspetto di un congegno, al contrario, sembrava minerale grezzo. Ma in quel mondo tutti sapevano che la verità non è mai ciò che appare. La Barrena custodiva un segreto iniziatico, uno di quelli per cui si muore.
-Bene!- pensò Simon mentre rovistava nei rifiuti in cerca di pezzi utili a costruire ordigni esplosivi -Anche volendo non potrei più restare in questo posto di merda! Stanotte regolerò tutti i conti e partirò per il nord.-

Mentre rifletteva su come uccidere il cultista gli venne in mente che si trattava di un passo fondamentale della sua fuga. Sapeva di lui, sapeva della Barrena. Se non lo avesse tolto di mezzo avrebbe continuato ad inseguirlo. Paranoia : forse aveva già comunicato i dettagli su di lui ai suoi superiori. Forse no.
Se la Barrena era un oggetto di potere, il cultista forse sperava di entrarne personalmente in possesso e con esso risalire la gerarchia della sua setta. E poi non aveva ancora la certezza che fosse proprio il ragazzo ad essere possesso dell’oggetto. Se avesse millantato successi che poi non sarebbero arrivati presso i suoi superiori poteva rimetterci le penne pure lui. No, aveva sicuramente mantenuto il più stretto riserbo sulle informazioni circa Simon e la trivella, si convinse alla fine.

Aveva montato quasi senza accorgersene una dozzina di granate a impulso, o almeno così credeva, che si basavano sullo stesso principio delle sfere di controllo, solo che emettevano un unico impuso gravitazionale, disintegrandosi all’istante. Seguendo lo stesso principio modificò i due guanti gravitazionali, creando un settaggio alternativo che permetteva di emettere un potente impulso gravitonico istantaneo, in grado di proiettare qualsiasi pezzo di metallo come un proiettile.
Fece alcune prove. Lanciò una granata, che causò una potente deflagrazione del quale fu piuttosto soddisfatto. In seguito provò i guanti in modalità proiettile. Perfetti, scagliavano listelli di metallo con la potenza di un fucile, bucando anche le lastre di acciaio. Si costruì due cinturoni per le granate e una sacca per i dardi metallici.

Mentre lavorava con la fresatrice portatile alcuni pezzetti di acciaio per trasformarli in proiettili altamente perforanti, rifletteva su come approcciare il medico. Poteva prenderlo alle spalle con i dardi, o tendergli un agguato con gli esplosivi da lui congegnati. Poteva far saltare in aria il suo container di merda.
Ma in realtà voleva sapere la vera natura della Barrena, e lui era l’unico che poteva rivelargliela. Ma se quello era un iniziato degno di questo nome non avrebbe mai tradito i segreti della sua setta, a costo di morire.
Perché esistono cose peggiori della morte, e l’Oltre è sicuramente una di queste.

Smise di lavorare ai proiettili ed estrasse la piccola trivella, tenendola con la mano davanti agli occhi. Era la prima volta che la osservava da quando aveva assistito alla conversazione di suo zio con Fernando, non era nemmeno sicuro che parlassero di lui e della sua Barrena.
Possibile che fosse quello l’oggetto che andavano cercando da anni i cultisti della zona? L’iniziato aveva parlato di “un dispositivo molto piccolo e altamente tecnologico”. Non sembrava affatto tecnologico. Sembrava solo un sasso con un po’ di minerale prezioso al suo interno.
E poi cos’era quella storia dei raggi lambda? Era forse radioattivo? Dalle parole di Fernando sembrava trattarsi di una grossa fonte di energia, ma non solo. Il cultista ne aveva parlato come un potente strumento per costruire tecnologia superiore, ma in che modo? Gli tornò in mente l’impressione che aveva avuto la notte in cui l’aveva trovata, la prima volta che l’aveva studiata. L’impressione che fosse una cosa viva. Possibile? Un essere vivente con un collegamento telepatico silenzioso con il suo cervello? C’erano davvero cose simili al mondo?

Troppe domande senza risposta e senza alcun elemento per indagare. Doveva cercare di strappare qualcosa al fottuto medico cultista. Con la forza non l’avrebbe spuntata. Doveva ricorrere all’inganno. Ma come? Poi ebbe un’illuminazione: da lì sviluppò un piano. Lo scartò, ne elaborò un altro. -Si, può funzionare.- pensò soddisfatto.

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