Idolatri senza onore, parte 2

novembre 16, 2014 da Cronotopo

Da giorni vagavano per le Verdi Terre in cerca di altri superstiti, di qualcun altro che fosse rimasto fedele agli dei. Benché i sei regni ormai non esistessero più, tranne poche fortificazioni ancora in mano alle nobili case, non tutti i sacerdoti erano stati uccisi o privati dei loro poteri, i culti dei veri dei ancora sopravvivevano in quei territori devastati dalla guerra civile.

Ma fino a quel momento non ne avevano trovato neanche uno. Si erano tenuti lontani dai grandi centri abitati dove si respirava una forte ostilità nei confronti degli dei. Si dovevano decidere a passare in incognito, ma l’idea di togliersi i paramenti del Tuono disgustava entrambi.

Chierico-e-paladino-2-

Così passavano il tempo tendendo imboscate a gruppi isolati, mercanti e contadini a cui chiedevano se erano fedeli agli dei, e se vedevano l’esitazione nei loro occhi li massacravano e li derubavano di tutto. Oppure assalivano convogli militari che andavano a rinforzare le truppe d’invasione di Alletia.

-Arriva qualcuno, dritto davanti a noi, almeno dieci menti.- disse Trin. Aveva fiutato con i suoi poteri mentali i viandanti ben prima che fossero visibili ad occhio nudo. Leno ripassò ancora i suoi incantesimi: se qualcosa andava storto poteva contare su parecchie sorprese prima di soccombere.

La landa desolata offriva ben pochi ripari: i segni della guerra civile erano ancora evidenti, alberi carbonizzati, campi che erano ormai distese di erba secca e rada, una lugubre sensazione di abbandono pervadeva quelle zone di confine dove i senza dio avevano concentrato le loro forze prima di scagliarsi contro la loro patria.

Decisero di acquattarsi presso alcuni cespugli di rovi non troppo lontani dalla strada; se si trattava di soldati dell’esercito avverso agli dei gli avrebbero teso un’imboscata; andavano avanti così da quando avevano lasciato Alletia. Combattere i nemici, sconfiggerli o morire nel tentativo, questo era il loro unico imperativo.

Restarono in attesa del passaggio della carovana, che ormai era in vista. Dapprima videro confusamente un carro avanzare, circondato da alcune guardie armate. Via via che si avvicinava poterono percepire i dettagli della scena.

In testa uno gnomo con vesti blu e nere avanzava in groppa ad un grosso lupo delle steppe del nord, affiancato da due orchi insolitamente slanciati che procedevano a piedi. Le fasce rosse portate al braccio sinistro non lasciavano dubbi sul fatto che si trattasse di nemici degli dei.

Dietro di loro una truppa di orchi a cavallo, armati fino ai denti, scortava una prigione semovente, una gigantesca gabbia di ferro munita di ruote, trascinata da due orsi neri, evidentemente addomesticati. Gli orchi erano gli unici abbastanza duri e incuranti del pericolo per riuscire in una simile impresa.

-Lo gnomo dev’essere il capo. Si tratta sicuramente di un mago, percepisco la sua aura.- disse Leno comunicando col suo compagno grazie alla telepatia di quest’ultimo.

-Aspettiamo ad attaccare.- rispose Trin -Cerchiamo di capire chi sono i prigionieri.-

-Hai ragione, potrebbero essere devoti agli dei di queste terre! Dobbiamo liberarli!-

-Dobbiamo farci un’idea più precisa. Non voglio rischiare la vita per dei contadini o dei mercenari. Non sarebbe onorevole.-

-D’accordo, allora: se si tratta di appartenenti alla nobiltà o alla casta sacerdotale interverremo. Sono sicuro che gli dei ci premieranno per il nostro coraggio e per il nostro senso dell’onore.- misero entrambi mano agli scudi e alle lunghe spade.

Il chierico iniziò a salmodiare i nomi del panteon del Tuono, pregandoli di concedergli la loro forza.

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