Idolatri senza onore, parte 3

novembre 16, 2014 da Cronotopo

-Gli orchi dovrebbero essere sterminati!- sentenziò Leno dentro di sé mentre ascoltava le bestemmie e i discorsi osceni di quella truppa. Provvidenzialmente si erano fermati proprio nei pressi del nascondiglio dei due devoti per una sosta.

Gli orchi si stavano rifocillando, abbuffandosi di carne e di vino, ruttando e imprecando contro gli dei. Le loro fauci trituravano anche le ossa dei tranci che addentavano.

-Questo caldo è pestilenziale, sia maledetto Onida!- ruggì uno.
-Vedrai che quando cadrà il suo Oracolo ci lascerà in pace, lui e tutti i suoi figli!- rispose un altro.
-Ah, mi sento sazio! Ci vuole proprio una bella scopata!- grugnì un terzo.
-Chiedilo al capitano!- si volsero verso lo gnomo, che se ne stava in disparte con le sue due guardie, mangiando le sue provviste con più dignità dei suoi commilitoni.

-Compagno capitano- esordì il cavaliere che sembrava il sottufficiale della compagnia, un po’ meno rozzo e volgare degli altri nel modo di vestire e di esprimersi -possiamo godere della compagnia delle nostre prigioniere?-
Solo allora Leno realizzò che gli occupanti della gabbia erano tutti di sesso femminile. Accanto a lui Trin ebbe un fremito: donzelle in pericolo, quella era la sua specialità. Ma se fossero state solo delle popolane?

Il chierico sapeva che il suo compagno non avrebbe comunque esitato, ma lui sapeva anche che non ne sarebbe valsa la pena. Solo il sangue dei signori doveva essere preservato, il resto poteva essere pure versato per rendere più fertili i campi e più solide le fondamenta dei regni. Trattenne con una mano sul braccio il paladino.

-Fate come volete, questa feccia nobile è destinata alle case di piacere dell’armata, non vedo dunque perché aspettare. Ma non voglio che siano uccise o mutilate, né le più giovani sverginate, mi sono spiegato?- aveva intanto risposto lo gnomo. Aveva una voce nasale e distaccata, senza alzare gli occhi dal libro che stava leggendo: stava ripassando le sue stregonerie sul grimorio dopo il pasto.

Gli orchi emisero un simultaneo ruggito di approvazione.
-Sentito, dolcezze? Lo faremo con gentilezza, come piace a voi!- uno degli orchi si avvicinò alla porta della gabbia, inserì una grossa chiave nella toppa ed aprì. Ci furono grida femminili, alcune di donna, altre di bambina, mentre il peloso braccio nero si introduceva per afferrare le prigioniere una per una e scagliarle fuori nella polvere.

Idolatri, TrinTrin mise mano alla spada, ma Leno lo fermò di nuovo.
-Non hai sentito, onorevole? Sono nobili, e vogliono stuprarle! Non ti interessa dunque il loro onore?- sussurrò con la mente il cavaliere del Tuono.
-Le avranno già stuprate a quest’ora, mio nobile cavaliere! Il loro onore è perduto, facciamo che non lo siano anche le nostre vite. Aspettiamo che comincino, e prima che raggiungano il piacere mozzeremo le loro teste e le lasceremo infilzate sulle loro picche in questo stesso luogo.-
-Possiamo spazzarli via, sono solo feccia orchesca!-
-Loro si, ma che mi dici dello gnomo? Non sappiamo quanto sia potente, e si porta dietro quelle due guardie: scommetto che non sono dei comuni guerrieri, guardali.-

Trin fece maggiore attenzione ai due orchi: nessuno dei due aveva armi, cosa più unica che rara per un orco, eppure nei loro volti c’era l’espressione del guerriero, ci avrebbe scommesso la spada. Quelli erano gli sguardi di chi è pronto a uccidere in qualsiasi momento. E allora?

Che fossero davvero seguaci della via della Mano Vuota? Da Emmel, il grande ovest, la Rossa Armata aveva portato combattenti formidabili, membri di una setta che aveva fatto voto di non portare mai armi addosso, ma di reperirle sul campo. Erano insieme guerrieri, spie ed assassini.
Si diceva praticassero una forma di combattimento così temibile da essere in grado di uccidere una creatura con il solo tocco, di lanciare potenti maledizioni senza l’uso della magia, ed altre storie. Potevano essere tutte vere.

-Dovremo massacrare alla svelta la marmaglia per concentrarci su quei due, mi spiego?- concluse il chierico.

Nel mentre le donne erano state portate tutte fuori, cinque in tutto: una lady che si avviava verso il declino degli anni, ma ancora bella, una giovane donna e quelle che sembravano essere le loro figlie, due adolescenti ed una che non doveva aver ancora visto il suo settimo anno di vita.
I due uomini riconobbero il lignaggio delle donne, appartenevano alla nobile casa degli Hollen, i reggenti di Netberg, capitale di quella marca. La più anziana era la moglie del signore di Net, lady Rossane, la donna invece era la sorella minore del marchese, Dana Hollen di Net. Erano vestite degli stracci dei loro costosi vestiti, i bei colori smorzati dalla polvere e dallo sporco.

L’orco prese la più giovane delle fanciulle con aria famelica tenendola per il collo, le spinse la faccia nella terra della strada, le alzò quel poco di gonna che era avanzata e cominciò a penetrarla come una cagna senza troppi complimenti. La bambina cominciò a strillare e a piangere.

La signora di Netberg fu costretta in ginocchio: -Sei la più vecchia, dovresti avere più esperienza in questi lavoretti.- disse l’orco che le stringeva la testa mentre le conficcava il suo enorme membro nero nella bocca. Le premette la nuca con forza, costringendola ad arrivare con le labbra fino ai testicoli.

-No, ti prego, no!- urlò lady Dana ancora in piedi mentre un orco la premeva con tutto il suo corpo contro le grate della cella semovente. Identico trattamento stavano subendo le figlie maggiori, sennonché avevano due orchi a testa ad occuparsi di loro.

Mentre lo stupro di gruppo andava avanti, Leno pregò il Tuono perché gli concedesse di ingaggiare battaglia nel momento più opportuno.

fr sxfr dx

divisore

Indice:
Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4
Parte 5