Il diabolico metal dei Therion

ottobre 27, 2014 da Armageddon

Quando un ragazzino infognato per il metal ascolta per la prima volta Theli, forse l’album più catatteristico dei Therion, tant’è vero che contengono To mega Therion, che potrebbe considerarsi un manifesto della loro poetica, può avere due reazioni opposte fra loro: esaltazione o disgusto.

A me capitò la prima delle due: la prima volta che ascoltai quel pezzo venni proiettato in una dimensione di demoni che cantano in coro la gloria dei loro principi fra fiamme colossali e palazzi di ossidiana. L’Inferno di Satrasia è profondamente debitore di questa mia iniziale folgorazione.

Ricordo abbastanza bene quel momento: eravamo in macchina di un amico, e un altro tira fuori una cassetta a nastro magnetico e mi fa: “dai, non conosci i Therion?”. Sapeva che ero un appassionato di metal, che ascoltavo fin dalle medie, e che avevo una predilezione per il blasfemo e il satanico, tipica di un adolescente dall’indole ribelle ma introversa. Ero veramente il profilo classico del metallaro anni novanta.

Inoltre suonavo la tastiera e quindi avevo anche una certa inclinazione verso il sinfonico.

Quando inserì la cassetta iniziò questo preludio dalle atmosfere a metà fra la Ttansilvania e la Terra di Mezzo, per poi esplodere con i cori squillanti e la cavalcata delle chitarre elettriche che mi colpirono come una ondata di suoni colorati, fra il rosso, il giallo e il nero; in quel momento pensai che quello fosse il pezzo metal migliore mai scritto. Se avessi avuto più attitudine per la musica probabilmente a quest’ora suonerei la tastiera in un gruppo di metal sinfonico. Invece ora mi trovo a tradurre le cronache di Satrasia.

Il gruppo, che si riduce praticamente al suo leader, Christofer Johnsson, ha cambiato negli oltre vent’anni di attività del gruppo la sua squadra di musicisti e il suo stile; ma non ha mai abbandonato la sua vena esoterica e occultista, schierata con la via della mano sinistra: infatti la band ha come compositore di testi il misterioso Thomas Karlsson, uno dei fondatori del Dragon Rouge, la setta di cui fa parte lo stesso Johnsson.

Le musiche dei Therion sono sicuramente una delle colonne sonore privilegiate a Satrasia: i Demoni dell’Inferno suonano lo stesso metal sinfonico nelle aule dell’Inferno.

Seguire I Therion mi ha dato infiniti spunti. I testi della band, scritti da un vero esoterista, mago e occultista, sono un vero e proprio pozzo senza fondo. Uno su tutti sono le Qliffoth, che rappresentano la negazione delle Sephiroth; in Satrasia rappresentano le autorità spirituali dell’Inferno, i demoni che aiutano gli altri nell’interpretazione delle Correnti Abissali, dove è possibile cogliere i disegni dell’Oscura Trama.

Lepaca Kliffoth, la canzone contenuta nell’album omonimo, può essere ascoltata come una vera e propria discesa nelle profondità dell’Inferno, e la parte finale della canzone, dove viene ossessivamente ripetuto come un mantra il titolo, è il momento culmninante del viaggio, quando, superate le Malebolge si giunge infine presso la Nera Sponda e si osserva lo sconfinato mare di oscurità dell’Abisso.

Inoltre studiare le concezioni del Dragon Rouge mi hanno aiutato a delineare meglio la politica infernale dei demoni e quella diabolica dei loro alleati mondani, che è di rendere ogni individuo meritevole un dio, un immortale; ciò è possibile a Satrasia attraverso il tuffo nell’Abisso, che rende infernale ogni oggetto e demoniaco ogni essere senziente.

La via della mano sinistra è una via di esaltazione dell’individualità, ed io ho seguito questa falsariga nel concepire il modo in cui l’Abisso interagisce con i demoni e con tutti I senzienti finiti che ascoltano la sua voce: l’Abisso infatti è come una voce interiore che adula chi lo ascolta e lo porta ad un egoismo sfrenato, che peraltro mette gli uni contro gli altri gli stessi demoni, sempre in lotta per il potere.

Per questo è così difficile interpretare l’Oscura Trama e per questo esistono le Qliffoth.

Oltre a tutti questi input per la mia immaginazione, la stessa musica dei Therion è stata una fonte d’ispirazione in sé stessa: spesso quando scrivo ascolto i loro dischi e sono sempre contento di saperli ancora in attività.

Il debito che ho nei confronti dei Therion è davvero molto grande, e la loro musica può essere considerata a pieno titolo fra le fonti originarie di Satrasia.