Il paladino del caos, parte 2

ottobre 31, 2014 da Cronotopo

Mentre i dignitari discutevano fra loro di tattiche per l’assalto alla celeste tirannide, preso dall’ispirazione avanzò fra loro Dolma, il grande Flagello, signore dei cataclismi. Il suo corpo di materia incandescente pareva l’eruzione di un vulcano. -Ci vuole un condottiero per questa battaglia, un paladino che sappia tenere alto il vessillo dell’Ignoto al quale noi tutti apparteniamo!- esordì. Affondò un lungo braccio nel corpo stesso di Azoth, estraendone una massa pulsante di materia caotica pronta ad assumere qualunque forma. Nelle sue mani divenne un cuore di roccia ed energia allo stato primordiale, che emetteva riflessi rossi e blu. -Dal corpo di nostra madre prendo questa oscura materia e gli conferisco il dono di mutarsi in energia come più preferisce. Che ognuno di noi gli faccia un dono affinché diventi il nostro vessillo!-

-Se è così, io gli donerò la forma della vita, affinché possa combattere al meglio i nostri nemici.- fu Invid a parlare, il grande Parassita, signore della devastazione, che intrecciò i suoi fili luminescenti di molti colori ove il codice genetico di ogni essere vivente era scritto e riscritto con il cuore di magma, dotandolo di aspetto animale. La massa di roccia ed energia mise braccia, gambe e testa, nient’altro che protuberanze informi che emergevano dall’informe corpo centrale.

Pixar, la Grande Falena, signora della bellezza che uccide, si avvicinò a sua volta; a un mortale dei mondi sarebbe apparsa come una bellissima donna dotata di ali di farfalla: -Ed io gli donerò consapevolezza e carisma, affinché possa guidare al meglio le nostre orde!- disse schioccando le dita. E nella testa dell’essere destinato a diventare il paladino della Corte spuntarono due occhi fiammeggianti di malevola energia e crudele coscienza.

Vermin, il Grande Verme che tutto divora, senza proferire parola lo racchiuse entro un esoscheletro metallico, che andò a fondersi con la roccia, la carne e l’energia del paladino. Tutti poterono ammirare le sembianze della creatura, l’elmo che era un volto, le parti metalliche che si mescolavano senza soluzione di continuità con le membra organiche e minerali, l’energia strabordante che solcava di venature lumiose l’intero corpo.

Il sommo pontefice, Chtulu dai mille tentacoli, parlò con voce gorgogliante: -Ed io ti dono il potere di viaggiare per i mondi e gli oltremondi, affinché niente possa arginare la tua avanzata!-

Per ultimo venne il Servente Capo, il Nero Occhio che tutto scruta, il quale pose il suo sguardo perforante sul paladino: -Ed io ti darò il potere, magico, mentalistico e mistico, ti conferisco il sapere della forza simbolica universale, della concentrazione mentale e della divina scintilla che alberga in ognuno di noi, così che tu possa essere il primo dei nostri guerrieri! E ti farò dono di un nome e di un titolo: da oggi sarai Migorg, Paladino del Caos. Possa Azoth rischiarare il tuo cammino con le più piacevoli delle sensazioni.-

Elmo-della-Follia-

Ebbro di potere, il Paladino si inginocchiò al cospetto della Corte, e per la prima volta parlò: -Vi ringrazio, miei signori!- e la sua voce era come l’esplosione di un vulcano, come lo stridore delle fucine, come le urla agonizzanti dei mortali di cui avrebbe fatto strage -E vi chiedo solo una cosa: di partire al più presto, che il Regno dei Cieli cada oggi stesso, e la tirannide divina non duri un attimo di più.-

Soddisfatti del loro operato, i massimi dignitari della corte annuirono compiaciuti. Gli altri, intanto, avevano innterrotto le loro danze e avevano forgiato un arma per il loro condottiero: una gigantesca ascia bipenne, che Migorg brandì sollevandola in segno di saluto.

Presto le orde furono pronte: creature immonde e spaventose, varie oltre ogni possibile descrizione, si affollarono al cospetto del paladino; al suo fianco stavano i dignitari, dietro a loro l’alta nobiltà dei Reami Ignoti che si estendevano dalla Corte fino alla Nube di Caos ove nascono i mondi.

Migorg si concentrò, raccogliendo tutto il suo smisurato potere, e scattò alla volta del Cielo.

 

 

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