Il paladino del Caos, parte 3

ottobre 31, 2014 da Cronotopo

Quando l’Orda emerse dalla Nube di Caos che circonda i Reami Ignoti, il Paladino del Caos si trovò a dover attraversare le Falde dell’Immaginario. I Sogni Perduti e le Illusioni Dimenticate, i Progetti e le Speranze di miliardi di miliardi di esseri mondani, depositati nel tempo, si pararono di fronte a lui. Ed egli, senza esitare un attimo, proruppe in un getto di energia primordiale dai mille colori, che aprì un varco nel labirinto immateriale che si opponeva al suo passaggio.

Paladino-Del-Caos-

In quel momento un atroce incubo entrò nelle menti di tutti gli esseri mondani che stavano in uno stato diverso dalla veglia; quella visione li avrebbe segnati per il resto delle loro vite, mortali o immortali che fossero.

Avveduti del pericolo le Divinità della Robotica, supremi difensori delle realtà materiali, acerrimi nemici della Corte di Azoth, conosciute le intenzioni dell’Orda condotta dal Paladino, decisero di non ingaggiare battaglia e di farsi da parte, lasciando passare l’immane ondata e cercando di salvare quanti più pianeti e universi fosse in loro potere.

Ma la loro prudenza non fu sufficiente a salvare la vita di coloro che si trovarono sul tragitto dell’Orda. Poco male, pensarono i difensori, quelle vite si sarebbero tutte reincarnate, poiché non era certo nelle intenzioni della Corte di Azoth interrompere il cilo del Samsara, del quale erano anzi strenui difensori, e proprio per questo ora attaccavano il Cielo, il cui unico scopo era la cessazione di ogni consapevolezza e il ritorno della divina sapienza al suo originale proprietario.

Innumerevoli furono le devastazioni che portò l’avanzata del Paladino del Caos attraverso tutti i livelli dimensionali, dai mondi dell’Aleph, dotati di infinite dimensioni spaziali, fino agli universi tetradimensionali dove risiedevano i terrestri, la razza che avrebbe dato i natali ad Ermete Trismegisto, il mortale che da solo osò sfidare le Forze Superiori che tutto governano.
Una razza di arborei, senzienti che abitavano un pianeta dominato dalle forme di vita vegetali, ebbe appena il tempo di vedere il cielo che diventava verde, di un verde simile ai corpi marciti dei loro avi, prima che un’onda di energia li polverizzasse.

Uno stormo di fieri draghi spaziali venne sorpresa mentre solcava lo spazio fra due galassie; inutile fu per loro prepararsi allo scontro. L’ascia del paladino li colpì tutti con un solo fendente, squarciando le loro membra.

Una giovane contadina umana stava rientrando dai campi, quando vide il celo attraversato da visoni terrificanti; cadde prostrata invocando gli dei, ed essi, gli idoli che difendevano quel pianeta, in qualche modo risposero; grazie all’energia di tutte le preghiere dei loro fedeli come quella contadina, ebbero il potere di togliere l’orbe dalla traiettoria dell’avanzata del Paladino. Tuttavia quest’ultimo colpì con la sua scia energetica quel piccolo palloncino di terra, nonostante gli sforzi congiunti dell’assemblea degli dei locali.

La giovane contandina fu colpita da un fulmine multicolore, stramazzando a terra. Si alzò a fatica, stupita di essere ancora viva, ma il suo sollievo durò appena un battito del suo cuore, che subito avvertì una strana sensazione alla pancia. Vide il suo ventre gonfiarsi come se fosse incinta, finché non esplose spargendo i brandelli delle sue carni tutto intorno. Dalla massa sanguinolenta che pochi istanti prima era stata il corpo di una donna emerse una creatura di metallo, pietra e carne, gli occhi baluginanti di energia.

Era nato un figlio del Paladino del Caos, ed altri erano sorti in quel pianeta come altrove; gli idoli che difendevano l’orbe dovettero penare non poco per arginare la minaccia.

Intanto l’avanzata dell’Orda continuava, e dopo i mondi a quattro dimensioni attraversò i mondi piatti che oltre al tempo avevano solo due dimesnioni spaziali, e quelli lineari, abitati da potenti fili di materia che seguirono le indicazioni delle Divinità della Robotica e si fecero da parte.

Il Paladino giunse infine alla prima delle dimensioni materiali, i mondi temporali, abitati dai Valinor, le Voci Sante, e dai Balrog, i demoni della musica; le creature temporali, più vicine di tutte le altre al Cielo e all’Inferno, fin dall’alba dei tempi si erano schierate o con gli angeli o con i demoni, e non vi era uno dei loro mondi privi di spazio che non fosse una fortezza degli uni o degli altri.

Per la prima volta il Paladino del Caos dovette arrestare la sua corsa: privato improvvisamente del suo corpo, ridotto a pura consapevolezza, si trovò in un mondo dove la materia non aveva alcuna consistenza, ed era ridotta a pura durata. Là fu assalito da un coro di miliardi di voci squillanti dei Valinor, che lo attaccarono tutti insieme.

Solo un attimo esitò: con l’aiuto dei mostri-cassa, dei signori dei bassi e degli uccelli twittanti, oppose alle sante voci dei Valinor una devastante traccia che sfiorò i trecento battiti per minuto; poco dopo non c’era un singolo Valis che ancora si opponeva alla sua avanzata.

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